1 dicembre 2013 - Forlì, Economia & Lavoro, Politica, Società

La Fiom lancia una settimana di mobilitazioni per chiedere al governo un nuovo piano industriale

FORLÌ. Dramma sociale: è questa la prospettiva verso cui si muove il tessuto sociale, economico e produttivo italiano in generale e forlivese in particolare. A denunciarlo Michele Bulgarelli, segretario generale Fiom Forlì, presentando la settimana di mobilitazione per chiedere al Governo una nuova politica industriale. La settimana inizierà il 5 dicembre con lo sciopero regionale di otto ore di tutti i metalmeccanici e l'occupazione di piazza Nettuno a Bologna e si concluderà a Roma l'11 e il 12 dicembre, giornata in cui una manifestazione di lavoratori partirà da Piazza del Popolo per raggiungere Palazzo Chigi e portare le tante vertenze e le richieste di una nuova politica industriale, il rifinanziamento degli ammortizzatori e la difesa dei posti di lavoro direttamente al Governo. Vista la crisi del settore degli elettrodomestici che investe anche lo stabilimento forlivese di Electrolux, per i lavoratori di Electrolux lo sciopero del 5 dicembre è spostato al 12 per consentire a tutti di partecipare alla manifestazione a Palazzo Chigi.

La situazione. Al 30 novembre, sono 47 le industrie metalmeccaniche sul territorio forlivese che hanno lavoratori in cassa integrazione. Di queste, 28 sono in cassa integrazione ordinaria, mentre 19 sono in cassa integrazione straordinaria. I lavoratori cassintegrati sono 3379, di cui 1102 per l'ordinaria e 2277 per la straordinaria; solo ad aprile in cassa integrazione straordinaria erano in 2182. La cassa in deroga, invece, interessa cinque aziende, per un totale di 96 lavoratori. Segno che la crisi si aggrava, che il tessuto produttivo perde un pezzo dietro l'altro. E che, soprattutto, le aziende metalmeccaniche che entrano in cassa integrazione, generalmente, non ne escono. Per esse, anzi, la crisi si aggrava e precipitano con facilità nella cassa integrazione straordinaria.

Per quel che riguarda il settore delle imprese artigiane del settore metalmeccanico, la cassa integrazione in deroga riguarda 110 aziende, per un totale di 500 lavoratori interessati.

E c'è anche il grave problema, denunciato dal segretario generale della Fiom-Forlì Michele Bulgarelli, delle retribuzioni in arretrato. “Sono 442 i lavoratori dell'industria che percepiscono il reddito in ritardo e circa un centinaio nell'artigianato. Addirittura, c'è chi non prende lo stipendio da giugno. Questa si configura già di per sé come un'inadempienza contrattuale”.

Piani e proposte. Per arginare quantomeno le situazioni più immediate, la Fiom suggerisce, a livello locale, l'uso dei contratti di solidarietà: così utili e, al contempo, così poco utilizzati sul territorio forlivese, tanto che sono solo due le aziende metalmeccaniche che, al momento, sfruttano questa possibilità. Una seconda proposta riguarda, a livello nazionale, l'attuazione della decontribuzione, uno strumento che fa parte del cosiddetto abbattimento del cuneo fiscale, tanto sbandierato ma poco attuato.

Sono, queste, misure di emergenza. Che tamponerebbero temporaneamente la crisi nel settore industriale. Ma quel che appare chiaro è che l'Italia sta affrontando un periodo di forte de-industrializzazione. A cui il Governo non sembra intenzionato a porre un freno. La settimana di mobilitazioni e la manifestazione a Roma del 12 dicembre si pongono proprio l'obiettivo di chiedere al Governo la pianificazione di una seria e ponderata riconversione.

“Mi viene da sorridere” spiega Bulgarelli “a pensare che la maggior parte degli oggetti di uso quotidiano sono prodotti da operai metalmeccanici: telefonini, computer, tablet, eccetera”. E suggerisce l'idea di riconvertire il panorama industriale italiano inserendolo nella cosiddetta filiera del riciclo.

 

 

(Michele Dori)

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