8 novembre 2013 - Forlì, Sanità, Società

Le nuove figure professionali in ambito sanitario

la Dottoressa Mambelli le presenta a Rai 3

FORLI' -Sviluppare nuove professionalità in ambito sanitario per rispondere a mutati bisogni di salute dei cittadini nonostante un contesto di perdurante crisi economica. Questo il tema, più che mai attuale, affrontato dalla dott.ssa Silvia Mambelli, direttore del Servizio Infermieristico e Tecnico dell’Ausl di Forlì nell’intervista in onda sabato 9 novembre 2013, fra le 10 e le 10.40, nell’ambito dei programmi dell’accesso  trasmessi da Rai3 regionale.

 

L’Azienda usufruisce di questi spazi informativi autogestiti in base a quanto disposto dal Corecom, organismo regionale che assomma le funzioni delegate dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), e i compiti amministrativi per conto del Ministero delle Comunicazioni, in linea col regolamento approvato con delibera 15/02/2006.

 

L’obiettivo dei brevi servizi è coinvolgere il più possibile i cittadini nel processo di comunicazione dei percorsi sanitari, per renderli maggiormente coscienti di essere titolari del diritto a essere informati sull’attività che la pubblica amministrazione pone in essere nell’esercizio delle sue attribuzioni.

 

«Parlare di sviluppo di nuove professioni in questo momento di ristrettezze economiche può sembrare una contraddizione – illustra la dott.ssa Silvia Mambelli – in realtà, negli ultimi anni, col mutare dei bisogni di salute dei cittadini, sempre più spostati sulle patologie cronico-degenerative,  si è lavorato per sviluppare ambiti di autonomia per Infermieri, Ostetriche, Fisioterapisti, e altre qualifiche, con una diversa assunzione di responsabilità rispetto al passato, in ragione del percorso formativo e delle competenze acquisite».

 

Anche l’Ausl di Forlì ha in corso progetti di ottimizzazione e riconversione dei servizi al fine di ottenere efficienze organizzative. «Abbiamo individuato nuove figure che assumono un ruolo strategico in molti percorsi, quali l’infermiere case-manager, l’infermiere esperto in medicazioni o nell’inserimento dei cateteri venosi a lunga permanenza per la terapia endovenosa, e l’infermiere di assistenza domiciliare; contemporaneamente, abbiamo promosso ambulatori gestiti da ostetriche per la presa in carico delle donne che hanno una gravidanza fisiologica». Un’altra importante innovazione si registra a livello di cure primarie, con i posti letto socio-assistenziali a gestione infermieristica presso l’ospedale di Comunità di Forlimpopoli, e l’attivazione dell’ambulatorio infermieristico all’interno dei Nuclei di Cure Primarie.

 

«Siamo partiti  due anni fa con i medici di medicina generale di Bertinoro, proseguendo poi a Forlimpopoli, Meldola, Predappio e, da qualche mese, Modigliana. In tali ambulatori, l’infermiere da una parte risponde, insieme ai medici, ai bisogni di salute degli assistiti cui si può dare una risposta nell’immediato; dall’altra contatta i cittadini affetti da patologie croniche, soprattutto persone anziane con diabete di tipo 2, scompenso cardiaco, ipertensione, BPCO, e controlla periodicamente una serie di parametri al fine di definire, in accordo col medico, il programma di interventi necessari».

 

Tale approccio, noto in letteratura come medicina d’iniziativa, serve ad evitare/ridurre che le patologie arrivino all’attenzione del medico troppo tardi, ovvero quando si riacutizzano presentando una sintomatologia tale da richiedere il ricorso al ricovero ospedaliero. «L’obiettivo è favorire la permanenza al proprio domicilio e rendere sempre meno necessario il ricorso all’ospedale, consentendo ai cittadini di trovare le risposte ai propri problemi di salute non urgenti vicino a casa, in ottemperanza al principio di prossimità delle cure».

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