Circo senza animali? Si può fare ed è anche più economico

FORLÌ. Un momento di confronto e dialogo. È questo ciò che è mancato, per la consigliera di Destinazione Forlì Raffaella Pirini, nella difficile situazione che si è venuta a creare, nei giorni scorsi, tra artisti del circo con animali al seguito presente in zona Punta di Ferro e gli animalisti. Una lite che si ripete praticamente ogni anno e che ha visto, in questa occasione, anche alcuni feriti. La consigliera ha spiegato, ieri mattina, la sua posizione durante un incontro con la stampa e alcuni cittadini a cui era presente anche un esponente di rilievo del mondo circense, il direttore artistico del circo Nando Orfei Lenny Alvarez.

Dialogo. È attraverso un dialogo costruttivo che si riuscirebbe a spiegare, secondo Raffaella Pirini, ai circensi che ancora usano gli animali la sostanziale inutilità di questo tipo di circo. “Gli animali costano” ha detto Lenny Alvarez, per il quale “le bestie richiedono costi di mantenimento, sanitari, di addestramento. Ma anche di trasporto e di spazio, che deve essere adeguato alle dimensioni del singolo animale. E non sempre i circhi rispettano questi limiti”. Il circo che impiega animali, quindi, ha necessità di avere spazi più ampi in cui esibirsi e in cui fermare i carri. E ci sono anche problemi di altro tipo. Recenti normative italiane incentivano i circhi a “dismettere” gli animali. Un termine, dismettere, di per sé orrendo, forse più adatto ad un parco macchine, ma che rende l'idea di una nuova esigenza: che fare degli animali “dismessi”? Per Raffaella Pirini, soluzioni facili non ce ne sono, e anche per questo è necessario costruire un momento di incontro con gli animalisti. La via più diretta sarebbe quella di destinarli ad un ricovero per animali o ad giardino zoologico, soluzione, questa, che certo incontrerebbe, e già incontra, l'opposizione degli animalisti più radicali. Rimettere le bestie in libertà, in natura, sarebbe una soluzione possibile solo per quegli animali nati in natura, ma come fare con quelli nati in cattività?

Problema culturale. Se una nota positiva si può trovare, per Raffaella Pirini, è proprio il cambiamento culturale in atto: i circhi senza animali sono sempre più e sempre meno le persone che si dichiarano favorevoli all'impiego delle bestie, specie se rare, nei circhi. “Una volta” ha detto Alessio Grillini, esponente di Impegno Civile Faenza “i circhi servivano a far conoscere gli animali in giro per il mondo. Oggi abbiamo altre fonti, per fortuna”. Proseguire sulla strada del cambiamento culturale è, quindi prioritario. A cavallo tra Ottocento e Novecento, del resto, esisteva un circo itinerante che raccoglieva e portava in giro per l'Europa uomini e donne con deformità, una pratica che oggi sembrerebbe agghiacciante. Poi qualcosa cambiò: una filosofia sociale diversa e forse un atteggiamento di minor cinismo nei confronti delle persone fisicamente diverse. Un cambiamento che oggi si ripropone, nei confronti degli animali, con identico vigore.

 

(Michele Dori)

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