13 settembre 2013 - Forlì, Società

L’eco delle praterie recuperate nel Parco

Risonanza nazionale per un importante progetto sulla salvaguardia e l’incremento delle aree aperte

FORLI' - Sherwood, principale rivista tecnico-scientifica del settore forestale in ambito nazionale, gli ha dedicato un dettagliato articolo di ben cinque pagine nel numero dello scorso luglio-agosto: si tratta di un importante progetto proposto dalla Provincia di Forlì - Cesena in compartecipazione con il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, volto alla realizzazione di interventi per la conservazione di habitat di prateria e alla realizzazione e manutenzione di microhabitat per la conservazione degli Anfibi, e inserito nell’ambito del Piano d’azione ambientale 2008-10 della Regione Emilia – Romagna nel capitolo "Conservazione della biodiversità".

 

Il territorio del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, la cui estensione complessiva è pari a circa 36.600 ettari, si presenta a netta prevalenza di copertura forestale. Il progressivo declino delle attività agro-pastorali nei decenni successivi all’ultimo conflitto mondiale ha consentito una diffusa ricolonizzazione di notevoli superfici da parte di specie arboree e arbustive; le praterie attualmente esistenti nel territorio dell’area protetta furono il risultato del taglio del bosco preesistente e si sono conservate nei secoli in ragione del loro utilizzo come pascoli, rappresentando un importante elemento di diversificazione ambientale, paesaggistica e biologica, e garantendo l’esistenza delle cosiddette “fasce ecotonali”, cioè di limite degli ecosistemi.

 

Il progetto, redatto dallo “Studio Verde” di Forlì in collaborazione con gli uffici tecnici dei due enti, ha interessato una superficie complessiva di poco meno di 300 ettari, di proprietà pubblica tra Parco e demanio regionale, ed in concessione ad aziende agricole per lo svolgimento dell’attività zootecnica; isiti interessati ricadono inoltre entro i limiti di due importanti aree SIC - ZPS, “Foresta di Campigna, Foresta la Lama, Monte Falco” e “Monte Gemelli, Monte Guffone”, e della zona SIC “Acquacheta”.

 

Nello specifico, dopo accurate analisi e studi, si è provveduto al recupero di superfici a prateria attraverso sfalci e decespugliamenti, contestuali interventi di miglioramento e realizzazione di punti acqua sia per la fauna minore che per le attività di pascolo, oltre alla manutenzione di recinzioni e tratturi, cercando di applicare una metodologia replicabile in altri siti. Particolare attenzione è stata rivolta ad aspetti di forte interesse naturalistico, quali la preservazione del ginepro, la fioritura delle orchidee o la nidificazione di alcune specie caratteristiche delle fasce ecotonali in questione, componenti fondamentali della Rete Natura 2000.

 

Grande soddisfazione per gli ottimi risultati del progetto è stata espressa dal Presidente del Parco Luca Santini, che ha sottolineato “il forte impegno dell’ente nel voler preservare e valorizzare quelle attività umane, come certa zootecnia, che si rivelano non soltanto compatibili con l’ambiente, ma in un certo modo aiutano la stessa conservazione della biodiversità attraverso processi di diversificazione altrimenti inimmaginabili. E il risalto avuto a livello nazionale su questa importante rivista di settore ne è un’ulteriore testimonianza”.

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