20 luglio 2013 - Forlì, Cronaca, Politica, Società

Piovono ancora critiche su Hera

La multiutility "applica tariffe tra le più care d’Italia e ha manager super pagati"

FORLI' - "Se il Gruppo Hera non fosse una società quotata in borsa, sarebbe costretta a presentare i libri contabili in tribunale. Nel bilancio 2012 il debito a lungo termine è passato da zero milioni a 2 miliardi 441 milioni di euro (per l’esattezza: 2.440.994 milioni) una cifra reale, consultabile nei documenti pubblicati sul sito web della stessa Hera, alla voce 'finanziamenti scadenti oltre l’esercizio successivo'". A lanciare questo macigno in commissione comunale, dove è stato presentato il Bilancio economico e di sostenibilità di Hera Spa, è stata, Raffaella Pirini, capogruppo della lista civica DestinAzione Forlì.

Il capitale della multiutilitiy è suddiviso tra una trentina di Comuni della regione Emilia Romagna, col Comune di Bologna socio di maggioranza relativa.

 

Nel suo intervento la capogruppo della lista civica DestinAzione Forlì, Raffaella Pirini, ha posto alcune domande e, fuori sacco, s’è lasciata andare ad alcune considerazioni: "In tutti i bilanci di esercizio delle società partecipate presentati ai consiglieri comunali di Forlì non è stato mai riportato in maniera chiara ed inequivocabile l’ammontare del vero indebitamento. Un’usanza disdicevole che evidentemente ha una finalità politica: nascondere lo stato delle cose, far sembrare meno amara la realtà.

Nella documentazione presentata nel bilancio di sostenibilità viene citata la voce “posizione finanziaria netta – valore aggiunto del 2012“, pari a 2 miliardi 216 milioni di euro. Ma nel sito web del gruppo, invece, viene chiamata con il suo vero nome, ovvero: “indebitamento finanziario netto":

Dalla data della quotazione in borsa di Hera (circa 10 anni fa), il patrimonio netto della società passa da 1 miliardo 450 milioni di euro a 1 miliardo 895 milioni di euro appena".

 

La capogruppo della lista civica DestinAzione Forlì sferra un duro attacco sul terreno delle tariffe sostenendo che quelle di Hera siano tra le più care d’Italia  e dei soldi pubblici spesi per “mantenere” le poltrone dei top manager “che guadagnano cifre da capogiro”.

 

«Secondo dati di stampa: il presidente Tomaso Tommasi di Vignano e l’amministratore delegato Maurizio Chiarini si spartiscono più di un milione di euro di emolumenti. Per questo sono stati messi sotto accusa proprio nel corso di una tumultuosa assemblea di Hera da alcuni sindaci e sono stati salvati dal Comune di Bologna che ha votato a favore del mantenimento dei superstipendi del vertice aziendale".

 

Raffaella Pirini mette il dito nella piaga: «Dal bilancio emerge che il gruppo ha avviato meno investimenti per 35,6 milioni di euro e non garantisce ancora i parametri previsti in normativa della raccolta differenziata (è al 51%, mentre dovrebbe essere al 65%), quindi Hera è “fuorilegge”. La quota reale di differenziata fra l’altro è all’incirca la metà di quella sbandierata! E la raccolta rifiuti ‘porta a porta’ è stata bloccata a causa di impedimenti frapposti dal gestore».

 

Ma perché Hera è inadempiente?

L’esponente di DestinAzione Forlì spiega: "Hera non è in linea con i parametri di legge perché punta sull’incenerimento: scelta scellerata voluta bypartisan dai partiti in Parlamento, una scelta legata alle sovvenzioni come fonti rinnovabili già messa sotto accusa dall’opinione pubblica che chiede invece un’aria meno inquinata e senza diossine. Ad oggi tutti i cittadini scontano la politica di Hera assoggettata alle dinamiche di una classica spa: insegue il facile guadagno, a costo di: massimizzare i ricavi, aumentare le tariffe ed i consumi (più si bruciano rifiuti e più si consuma acqua e più Hera guadagna), e per contro, riduce i costi, gli investimenti e la qualità del servizio".

 

Che fare dunque? "I Comuni dovrebbero sfilarsi definitivamente dalla compagine societaria di Hera e gestire in house i servizi relativi a rifiuti e acqua, che sono beni comuni. E questo è quello che , in parte molti sindaci del comprensorio forlivese stanno cercando di fare, tranne uno. Noi non abbassiamo la guardia!”, conclude Raffaella Pirini, ricordando però come il gruppo Hera sia riuscito a farsi finanziarie l’acquisizione della Acegas-Aps con i soldi pubblici del Fondo della Cassa Depositi e Prestiti proprio per abbattere il debito e indebolire il peso degli enti locali.

 

"Un’operazione da 150 milioni di euro mal vista dai comitati acqua pubblica dell’Emilia Romagna che hanno definito l’ accordo "un’operazione oscura" che porterebbe l’indebitamento di Hera a 2 miliardi e 800 milioni con in più il rischio che il pacchetto azionario detenuto dal Patto di sindacato dei comuni emiliano-romagnoli scenda sotto il 50%".

 

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