Dometic in sciopero, il racconto dei lavoratori

Da questa mattina i dipendenti hanno incrociato le braccia e avviato un presidio in azienda

FORLI’ – “Siamo riusciti ad ottenere dieci minuti del tempo di management di Dometic che, come accaduto nell’occasione precedente, ci ha fatto i complimenti per l’ottima produzione. Peccato che poi abbiano sentenziato la nostra condanna”. Con queste poche parole, Simone Zanelli, Rsu della Uil sintetizza quanto sta accadendo oggi alla Dometic Italy dopo l’incontro avvenuto questa mattina tra lavoratori e dirigenza aziendale. La trattativa, come abbiamo già riportato, non è nemmeno iniziata e la decisione con cui il management si è presentato all’appuntamento non lascia spazio a troppe interpretazioni:  si parla di chiusura della produzione e spostamento completo in Cina.

 

Dometic ha una sede a Forlì dove si trova il settore produttivo ed il magazzino più altri due punti, uno a Bologna e l’altro a Torino. La sede di Bologna e Torino verranno inglobate a Forlì, dopo che sarà smantellata la produzione.

Tutti i lavoratori e impiegati adibiti alla vendita e acquisti dei prodotti rimarranno probabilmente senza lavoro.

L’azienda svedese impiega un numero di lavoratori che si aggira intorno alle 70 unità, di cui la sola produzione tra impiegati e operai dà lavoro a 30, 35 persone. Secondo Zanelli la chiusura della produzione “innescherà un principio per cui tra un anno o due non rimarrà una sede vera e propria in Italia e quindi non si parlerà più di Dometic Italy”.

 

La situazione è aggravata dalla miriade di problemi che si collegano alla perdita del lavoro per questi dipendenti. Qualcuno di loro e qui ce lo ha raccontato Giuliano, che come tanti altri, si trova ora in grossissime difficoltà: un mutuo, e due figli all’università sono un peso che diventa insostenibile senza la certezza di un’occupazione.

Il futuro dei dipendenti è incerto: la produzione continuerà nel suo lavoro fino a quando riusciranno ad operare con le forniture già presenti in magazzino e che secondo i calcoli potrebbe esaurirsi verso fine luglio.

 

Se così fosse, qualcuno a settembre qualcuno dovrà “abbandonare la nave”. Lo sciopero è in atto e l’azienda è presidiata; i furgoni che arrivano ai cancelli vengono mandati via, non prima però di aver spiegato agli autisti che i lavoratori hanno incrociato le braccia.

Qualcuno con molta ironia vede un futuro tutt’altro che roseo e scherzando prefigura già un esodo in massa nell’azienda della concorrenza, a Lugo. Battute a parte il clima tra i lavoratori è piuttosto disteso e tutti nutrono la speranza, nel limbo in cui sono stati lasciati dalla dirigenza, che qualcosa possa ancora cambiare.

 

Enrico Samorì

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