5 giugno 2013 - Forlì, Cronaca, Società

Sanità forlivese, a rischio chiusura diversi reparti

Pasini (UdC) lancia l'allarme

FORLI’ - “L’obbligo di pareggio di bilancio impone alla Asl forlivese un piano di rientro di diversi milioni di euro (pare 11) che avranno come inevitabile conseguenza la riduzione globale delle prestazioni, sia per quanto riguarda il privato convenzionato, sia per il servizio pubblico”. A tornare sull'argomento sanità è Andrea Pasini, consigliere comunale e segretario provinciale UdC, che mostra grande preoccupazione per gli scenari che si stanno delineando in un comparto così delicato e importante qual è quello della salute dei cittadini. “Gli accordi regionali stipulati qualche settimana fa dalle strutture private convenzionate in regione – spiega Pasini – avrebbero dovuto apportare un taglio di circa 800 mila euro con specifico riferimento ai ricoveri/posti letto, pare, invece, che si voglia recuperare un milione e mezzo da prestazioni ambulatoriali, per cui la Direzione Generale apporterà, al privato convenzionale, un taglio che andrà da un milione e duecento mila euro fino ad un milione e ottocento mila euro. Scure che si abbatterà sulle cliniche private forlivesi (Villa Serena e Villa Igea). Va, poi, detto che la direzione di queste strutture aveva già iniziato un piano di di riduzione dei servizi ed ora, di fronte a questi nuovi tagli, pensa alla chiusura di tutta l'attività ambulatoriale, quanto meno a Villa Serena, per ben tre mesi, dal 1 luglio al 30 settembre. Uno scenario terribile sia per i pazienti sia per gli oltre 40 dipendenti  messi in cassa integrazione: una decina di medici, 25 infermieri, 6 oss, 3-4 capiservizio, 1-2 tecnici radiologia, 3-4 addette all’accettazione, 1-2 unità di personale generico In questa stima non sono considerate altre figure a rapporto libero-professionale o di collaborazione tramite società appaltatrici (quali ad esempio medici, fisioterapisti, personale addetto alle pulizie, ecc..) sui cui ci saranno analoghe ricadute. Conseguenza di tutto questo l'attività chirurgica verrà presumibilmente svolta solo a Villa Igea  e solamente quella urgente. Tutto questo – chiosa Pasini – mentre le Asl limitrofe manterranno gli accordi regionali, vale a dire tagli medi da 450 a 550 mila euro unicamente sui ricoveri ospedalieri. La riprova di ciò è che a Villa Igea e a Villa Serena sono stati richiesti, in questi giorni, prestazioni di ecografia dalla vicina Cesena. Perchè, allora, queste limitazioni? La motivazione di tutto ciò sembra sia da addebitarsi al consumo maggiore di “specialista” rispetto alla media regionale da parte dell’AUSL di Forlì”. La situazione non muta in gravità per quanto riguarda il servizio pubblico. “Prendendo visione della bozza del “piano di rimodulazione attività sanitaria degenze del Morgagni Pierantoni”, periodo estivo  anno 2013 – sottolinea Pasini – si evidenzia che molti reparti saranno completamente chiusi o, al limite, con un trasferimento limitatissimo di posti letto in altri reparti, per circa 5 settimane. Parliamo di reparti di primaria importanza tipo chirurgia, chirurgia endocrina, chirurgia toracica, dermatologia, urologia, ottorino laringoiatra, ortopedia, pneumologia, oculistica, senologia. Ora viene spontaneo chiedersi, dove andranno i cittadini forlivesi a curarsi? Dovranno contribuire ad incrementare la mobilità passiva? Che cosa succederà a settembre, visto che c'è il rischio, più che concreto, che alcuni reparti non aprano più? Se le nostre strutture sono attrattive per pazienti, non solo residenti nella nostra USL, ma dall’intera regione o da altre regioni (questi ultimi circa 2000 casi nel 2012) – si domanda Pasini – significa che hanno sviluppato delle eccellenze: la diminuzione generalizzata di risorse e la definizione di tetti al trasferimento di pazienti dalle regioni confinanti mettono in seria discussione la sostenibilità di tali eccellenze, come pure l’indotto da queste generato. Rischiamo di perdere le nostre migliori professionalità che, a causa delle riduzioni, si vedono costrette a trasferire parte della loro attività (e i pazienti - forlivesi e non – che a loro si affidano) presso altre strutture private che, magari, contrariamente alle nostre, negli anni scorsi non raggiungevano il budget. E’ quanto meno anacronistico che la nostra regione ostenti a tutta la nazione la qualità e l’eccellenza della sanità forlivese (a cui anche noi pensiamo di dare un importante contributo sia direttamente che indirettamente) e poi non le garantisca le risorse necessarie al funzionamento portando ad un taglio di professionalità, pulizie, ricoveri, visite… Infine l'Area vasta: rischiamo di presentarci all’appuntamento in una situazione di debolezza assoluta. Di fronte ad uno scenario di questo tipo – conclude Pasini –  occorrerà provvedere ad un 'azzeramento assoluto' delle proposte e ripartire coinvolgendo attivamente tutti i protagonisti per immaginare e realizzare un nuovo sistema sanitario. Occorrerà avere il coraggio di non continuare a tagliare se si vuole che il privato e il pubblico possano ristrutturarsi con continuità e senza l'incubo delle decurtazioni selvagge”.

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