16 maggio 2013 - Forlì, Cronaca, Società

L'Innovazione Responsabile, relazioni e psicologia

Workshop sui legami in una società in continuo mutamento

FORLI’ - Relazioni e legami anche dal punto di vista psicologico. In questa edizione dell’Innovazione Responsabile si riflette anche sulla costruzione di una comunità.

L’appuntamento è quello legato al workshop formativo, esperienza articolata e profonda che offre l’occasione di pensare e ripensarsi all’interno della società che si vive e che si vorrebbe costruire.

“L’errore che facciamo tutti è quello di pensare di essere persone che vivono e crescono da soli: dimostreremo in questo incontro come non si può prescindere dalle relazioni di come è impossibile estraniarsi da esse. Sapere che la relazione è importante, a questo punto, ci deve far riflettere sul modo con cui dobbiamo costruirla, una cosa certamente non facile”, spiega Ivano Frattini, della Associazione Psicologi per il Territorio e presidente dell’associazione EssereCon, due realtà che collaborano in prima linea nella realizzazione di questo progetto nell’ambito dell’evento “L’innovazione Responsabile”.

Dalla teoria alla pratica. Una volta discusso del processo relazionale, i partecipanti saranno suddivisi in gruppi nel quale si farà un momento esperienziale, testando in prima persona come il connotato affettivo riesca ad influenzare ogni ragionamento e l’opinione degli altri.

Terzo e ultimo punto è quello dell’espressione: mani in pasta o meglio nell’argilla riportando in maniera artistica l’esperienza appena vissuta. L’esperienza dunque viene fissata su una tavoletta che andrà a costruire così, con l’apporto di tutti, un’opera più grande dove tutte le relazioni dei partecipanti troveranno “corpo”. Il lavoro comune sarà poi esposto nella sede dell’associazione in corso Diaz 84

Il tutto si terrà a partire dalle 16.00 (Dibattito“Communitas contro immunitas). Alle 17.00 prenderà avvia il lavoro a gruppi esperienziali e di elaborazione sociale mentre alle 18.00 verrà sviluppato il laboratorio artistico espressivo di ceramica

 

Si straparla di società sfilacciata, di relazioni liquide, di difficoltà a socializzare; tutte situazioni riportate spesso con termini impropri. La situazione non è satura e oltretutto non snatura il principio stesso dei legami?

Il gruppo e le relazioni vanno viste in due maniere: il gruppo può essere un contenitore, all’interno del quale potersi eclissare e sentirsi protetti, perdendo così la propria individualità. Dall’altra parte troviamo la società nella quale l’individuo dovrebbe invece lottare per affermare il proprio essere e per trovare il proprio spazio.

Nell’era tecnologica che stiamo attraversando, dimentichiamo come ci si relaziona con la società locale che dovremmo in realtà vivere. Tutto oggi è piuttosto relativo e questo si ripercuote anche sulle relazioni. Noi, dovremmo invece riguardare le cose da un punto di vista differente: le relazioni sono importanti e noi dovremmo assumere questo aspetto come verità. L’evoluzione e la filosofia sono andate contro le verità assolute, smontandole. Noi viviamo un momento storico ed epocale in cui dobbiamo trovare nuove verità. L’uomo fino al secolo scorso, anche se si relazionava male, aveva comunque una cornice di riferimento dalla quale non poteva scappare.

 

Lo scontro generazionale era un elemento necessario per lo sviluppo delle propria identità. Oggi, in questo modello dinamico e relativo, si è perso anche questo riferimento….

Lo scontro generazionale effettivamente aveva un ruolo importante, cioè una persona aveva uno spazio di manovra entro il quale ribellarsi, emergere e fare la conoscenza di sé. Non c’è più una matrice o un contenuto e quindi non ci si scontra più; di conseguenza si fatica ancora di più a trovare se stessi. Si badi bene che questo ragionamento vale per i giovani ma anche per gli adulti.

Oggi c’è talmente bisogno di trovare punti di riferimento, di legami e di relazioni che si rischia di prendere “tutto per buono” di accondiscendere ad opinioni e modi di pensare anche se in realtà essi non ci appartengono.

 

Come tornare in dietro?

Ricominciare dal vicinato, a capire come anche un vicino di pianerottolo che può sembrarci antipatico diventa importante, una persona da cui non possiamo prescindere. Dialoghiamo, riparliamo, cerchiamo di riscoprire le cose in comune che abbiamo gli uni con gli altri.

Dobbiamo fare questo non soltanto per stringere e mantenere i legami, ma anche per combattere l’isolamento, cosa ben diversa dalla solitudine. La solitudine può essere preziosa e costruttiva, l’isolamento non lo è, anzi è qui che si creano situazioni di angoscia e di sofferenza.

 

Questa generazione è più fragile di quelle che ci hanno preceduto?

Non possiamo dire che siano più o meno fragili, il problema di questa generazione non avendo più parametri di riferimento, di sfida, si concentra sul presente. Non si riesce a vedere cosa ci aspetta e quindi si fatica anche a sognare e desiderare se non qualcosa che possa investire la propria vita nella contingenza. Oggi, come ho detto poc’anzi, ci troviamo ad una svolta epocale in cui la società deve trovare nuovi valori con i quali misurarsi. L’immagine è quella del trapezista che lascia l’attrezzo per aggrapparsi a quello nuovo spiccando un salto: ecco, noi siamo sospesi nel vuoto protesi al cambiamento.

 

Enrico Samorì

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