"Il cinema tra le due guerre"

Incontro all’Auditorium Cariromagna con Enrico Gaudenzi , Barbara Grassi e Francesco Saverio Marzaduri

FORLI’ -  Il 10 maggio alle ore 21, presso l'Auditorium in via Flavio Biondo 16, a Forlì, si terrà un incontro, organizzato dal CRAL Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con l’Associazione Sedicicorto, dal titolo “Intellettuali e Cinema tra le due Guerre”. L’iniziativa rientra nel progetto “Cine ‘900”, manifestazione collaterale alla mostra “Novecento”, attualmente in corso ai Musei San Domenico.
La discussione, che sarà animata da Enrico Gaudenzi, Barbara Grassi e Francesco Saverio Marzaduri, verterà sul complesso rapporto tra il Cinema Italiano dal 1919 al 1939 e gli esponenti della cultura di quegli anni.
Sin delle sue origini il cinema, in particolare quello italiano, attinse a piene mani da altre forme di spettacolo. Non solamente per quel che riguarda i suoi attori, provenienti dal teatro impegnato o leggero, dall’opera lirica, dal varietà, dal circo ecc, o come fonte d’ispirazione per i soggetti, come testimoniano le pellicole che hanno per protagonista figure d’artista o d’intellettuale, ma per il suo fine ultimo adattare opere letterarie o teatrali per lo schermo e addirittura far sceneggiare film a scrittori di fama.
L’atteggiamento degli autori nei confronti del cinematografo fu vario e spesso ambiguo, occorrerà perciò analizzare caso per caso le ragioni di tale ostilità. A prima vista tale reazione sembra essere motivata dalla volontà di difendere la propria Arte.
Per molto tempo, i letterati si mantennero in bilico fra la più convinta “Cinematofobia”, come l’autore drammatico Lopez, un atteggiamento più morbido di attenzione come Gozzano e una cauta partecipazione per ragioni economiche come D’Annunzio; il tutto sempre però all’insegna di una sottovalutazione snobistica a causa dei legami che il cinema intratteneva ad esempio col romanzo d’appendice, definito “bassa cultura”.  Il cinema da questo punto vista è sempre stano “onnivoro” non ha mai disdegnato o marginalizzato forme così dette minori o popolari di spettacolo, d’arte o letteratura. Ha sempre spaziato da opere italiane a straniere, passate o presenti, da Balzac a George Sand, da Edgar Allan Poe a Pirandello passando per Carolina Invernizzio e Mastriani.
L’essenziale era potersi fregiare di un nome o di materiale illustre per creare una sceneggiatura, in definitiva, si ricorreva ai classici o ai presunti tali, in mancanza d’idee originali proprie.
Così, negli anni ‘20, per combattere la crisi le case di produzione si servirono nuovamente di opere letterarie, sfruttando anche quelle di piccoli e piccolissimi scrittori.
Il risultato fu un ulteriore allontanamento da parte del pubblico, nei riguardi della nostra cinematografia, ormai frastornato com’era da problemi più urgenti e seri.
Da quel momento in poi, i film sarebbero serviti per giudicare non tanto i gusti del pubblico, quanto la mentalità di una classe dirigente e con l’avvento del sonoro cominciò l’opera di propaganda diretta e soprattutto indiretta da parte del regime fascista.
Verrà inoltre analizzata la produzione cinematografica degli anni ‘30, ed il suo rapporto con le successive generazioni d’intellettuali come Umberto Barbaro, Carlo Lodovico Ragghianti, Emilio Cecchi e soprattutto Luigi Chiarini, che operarono una ristrutturazione della cinematografia italiana attraverso la creazione di nuove istituzioni produttive e didattiche.

La serata sarà arricchita da contributi cinematografici.

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