Grandi difficoltà alla Fase Engineering di Forlì

Cassa integrazione straordinaria per un anno, 40 i dipendenti con 3 retribuzioni in arretrato

FORLI’ - La Fase Engineering SPA, azienda forlivese attiva nel settore degli impianti fotovoltaici e che occupa a oggi circa 40 dipendenti, tra i quali molti giovani e apprendisti si trova ora in gravi difficoltà. L’azienda, cresciuta rapidamente negli ultimi anni, è entrata in crisi qualche mese fa anche a seguito delle modifiche legislative agli incentivi sulle energie rinnovabili, subendo un drastico calo del fatturato e un crollo degli ordini.

Per far fronte a questa situazione l’azienda, assistita da Unindustria, ha aperto a ottobre 2012 una Cassa Integrazione Ordinaria, con un accordo sottoscritto anche delle Organizzazioni Sindacali, chiedendo quindi ai propri dipendenti un sacrificio al fine di riorganizzare il lavoro

A inizio 2013 l’azienda ha iniziato ad avere grosse difficoltà finanziarie e di liquidità, che hanno rallentato ulteriormente l’attività e causato i primi ritardi nei pagamenti degli stipendi.

Durante il mese di marzo 2013, anche a fronte dell’aggravarsi della crisi, è stato siglato in Provincia un accordo per il ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria della durata di un anno prevedendo a tutela delle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori il pagamento a carico dell’INPS degli importi di cassa.

L’azienda nel frattempo non aveva pagato regolarmente le retribuzioni di gennaio e febbraio 2013, lavorate quasi per intero, e le Organizzazioni Sindacali, su mandato dell’assemblea dei lavoratori, avevano chiesto un incontro specifico su questo tema, ritenendo imprescindibile il pagamento delle mensilità arretrate per la continuità aziendale e richiedendo alla Fase Engineering e alla sua direzione di destinare una parte delle risorse in entrata, tra cui quelle derivanti dai ricavi di alcuni impianti fotovoltaici di proprietà dell’ azienda per far fronte ai crediti legittimamente vantati dai lavoratori.

“L’azienda invece ha dichiarato di non essere in grado di definire un piano di rientro delle due retribuzioni e neanche di riuscire a pagare la retribuzione di marzo 2013, proponendo il pagamento delle stesse a ottobre, novembre e dicembre, lasciando così i lavoratori senza paga almeno fino al 15 maggio”, spiegano i sindacati.

L’assemblea dei lavoratori, riunitasi a seguito dell’incontro, ha definito inaccettabile tale proposta ritenendo ingiusto che l’azienda non destinasse una parte degli introiti al pagamento delle retribuzioni, chiedendo comunque alle maestranze di continuare a lavorare per non fermare l’attività dell’azienda.

“Le Organizzazioni Sindacali del territorio ritengono immorale tale comportamento e irrispettoso nei confronti di quelle persone che con il loro impegno e la loro professionalità hanno dato continuità all’azienda – si legge nella nota diffusa da Fim Fiom e Uilm -  ritenendo la situazione economica e finanziaria pericolosa per la tenuta stessa dell’azienda, richiedono l’intervento di tutte le istituzioni locali per salvaguardare i diritti legittimi dei lavoratori, la salvaguardia dei posti di lavoro e la continuità dell’azienda”.

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