4 aprile 2013 - Forlì, Cronaca, Società

No alle "slot machine" nelle aree di servizio

Biserna “non c’è bisogno di altri strumenti che alimentino i fattori di rischio”

FORLI’ - L’Italia è il primo Paese in Europa e il terzo nel mondo dopo USA e Giappone, nel gioco d’azzardo. ”Dopo aver ricevuto numerose segnalazioni dai pattuglianti delle Forze di Polizia sul territorio, abbiamo infatti scoperto che in diverse aree di servizio stradali e autostradali accanto – o al posto – di scaffali della merce, stanno proliferando postazioni di slot-machine e videopoker”, spiega il presidente di Asaps Giordano Biserni.
Il fenomeno è ancora limitato dalle società concessionarie e Autostrade per l’Italia  ha sempre fatto interventi di “moral suasion” per limitarne l'istallazione, tuttavia come spesso accade in Italia, “fatta la legge, trovato l’inganno”: l’impiego delle slot è strettamente legata per normativa alle attività tabacchi. Dal canto suo Autostrade per l’Italia intende procedere con il pugno di ferro: incentivare la rinuncia degli operatori ristoro all'istallazione delle slot machine, valorizzandola come punteggio valido per l'aggiudicazione delle nuove sub-concessioni.
La domanda che l’ASAPS si pone a questo punto è: se un conducente cadesse vittima del desiderio compulsivo (fortissimo e incontrollabile) tipico del GAP e che se non soddisfatto può provocare sofferenza psicologica e fisica, ansia, insonnia, aggressività e altri sintomi depressivi, quali effetti avrebbe sulla guida? “La risposta è purtroppo semplice e come gli studi clinici dimostrano, si tratterebbe di una sorta di guida in stato di ebbrezza a tutti gli effetti”, racconta ancora Biserni.
”Il “giochetto” costa allo stato “biscazziere” tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro all’anno in spese sanitarie, senza considerare quei tanti incidenti stradali senza un perché: incidenti stradali che, purtroppo, ci si affretta ad archiviare con causa “sconosciuta”.
Per questo diciamo un fermo no alla diffusione di slot machine  nelle aree di servizio, non c’è bisogno di altri strumenti alimentatori di rischio sulle strade” conclude il presidente di Asaps

 

Enrico Samorì

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