15 marzo 2013 - Forlì, Cronaca, Politica, Società

Diossine a Forlì

Anche nel 2013, entro fine anno, altri prelievi nel territorio a rischio

FORLI’ - "Proseguiranno anche nel 2013 i lavori del Tavolo tecnico interistituzionale su Diossine e PCB nel territorio forlivese. Nonostante il fatto che a partire dallo studio Enhance Health di Forlì, di dati ricavati da studi precedenti ne avevamo già abbastanza per trarre delle conclusioni". Questo il commento  fornito giovedì pomeriggio in Municipio da Raffaella Pirini, capogruppo della Lista civica Destinazione-Forlì, nel corso dell’ udienza conoscitiva con i principali protagonisti del Tavolo tecnico interistituzionale su diossine, furani e policlorobifenili (Pcb) rilevati nel territorio di Forlì.

Proprio in Mucipio sono stati ricordati i risultati del primo studio realizzato in collaborazione tra Ausl, Comune di Forlì, Provincia di Forlì Cesena, Arpa, Ordine dei Medici di Forlì Cesena che aveva evidenziato nell’ottobre scorso la presenza di diossine, furani e policlorobifenili (Pcb) allevamenti rurali destinati all'autoconsumo e nelle matrici vegetali a partire dal raggio di 5 chilometri dai camini dei due inceneritori di Hera e Mengozzi fino all’area di confine di Forlimpopoli. I campionamenti, una cinquantina, sono stati effettuati su allevamenti e 10 matrici vegetali.
Piu’ del 50% delle rilevazioni ha evidenziato la presenza di contaminazione di diossine/ furani e Pcb-DL. Ben 26 i campioni non conformi su 24 regolari: il 57% del totale.

“Come è noto – ricorda Raffaella Pirini, che ha partecipato all’udienza conoscitiva - le sostanze nocive rilevate sono potenzialmente cancerogene e gli studi scientifici internazionali spiegano che il 95% delle assunzioni di diossina avvengono attraverso gli alimenti. Esistono fondati riscontri di studi nazionali ed internazionali che collegano i tumori correlati, ed altre gravi malattie degenerative e del sistema immunitario, alla compresenza di modalità inadeguate o spropositate di smaltimento rifiuti (come nell’uso degli inceneritori) che è comprovato provochino rilasci pericolosi e dannosi di diossine nell’ambiente e negli alimenti, da cui poi arrivano all’organismo umano. Quindi, siamo rimasti perplessi in riunione dalle persistente e inspiegabile tendenza di coloro che sarebbero incaricati di occuparsi scientificamente ed istituzionalmente del problema (come la dottoressa Bacchi e il dottor Vicari dell' Ausl di Forlì e il dott. Usberti del Servizio Veterinario dell'Ausl di Forlì), a fermarsi su domande più esistenziali che scientifiche. In attesa di chissà quali nuove scoperte, sul confine grigio di quello che secondo coloro che hanno preso la parola (ad esempio il Dott. Campanini) è un generico e ripetuto “mancare di certezze” riguardo le reali cause delle pericolose irregolarità riscontrate in ben più di uno dei 50 campioni presi in esame in alimenti specifici nell’arco del biennio 2010-2012.”

Il problema della pericolosità per la salute e l’ambiente invece esiste già, secondo DestinazioneForlì.

“I professionisti scientificamente preparati dovrebbero porre la giusta attenzione invece su quanto emerge da campioni che per loro natura (con poco materiale adiposo, come i cavedani) per la comunità scientifica internazionale non sono adatti alle indagini sulla diossina. Non siamo d’accordo che si lasci in ombra così ostinatamente l’importanza di prendere in esame tutti i dati che la comunità scientifica offre, al di là dei campionamenti eseguiti dalle istituzioni territoriali, e che l’aumento del 900% di casi di tumore sui tessuti molli, non allarmi, non desti reale preoccupazione , visto che parliamo di bene comune, e di benessere dei forlivesi, quindi di salute”: precisa ancora Raffaella Pirini, che ricorda come: “a Forlì si parli dicontaminazione da diossina, ma ci si dimentica che questo problema , trovandoci nella pianura Padana,una delle zone più inquinate al mondo, oltretutto si somma ad una situazione atmosferica già critica”.

Intanto, il Tavolo di Forlì ha deciso di realizzare anche nel 2013, entro fine anno, altri prelievi nel territorio a rischio: 10 campioni sui terreni , 5 negli allevamenti (50% nei recinti e 50% fuori) e 5 sulle uova. Oltre a 3 analisi sul latte e 4 negli ortaggi , come prevede un apposito piano regionale già concordato con l’amministrazione locale.

“Tutto questo non basta – riprende il discorso iniziale Raffaella Pirini - . Come ha piu’ volte osservato la Commissione Europea , che s’è pronunciata sul problema , attualmente i metodi di analisi delle diossine e dei Pcb diossino-simili sono costosi e piuttosto lenti. Pertanto occorre migliorare tali sistemi per consentire di effettuare analisi di routine su un numero di campioni più elevato di quelli previsti a Forlì e fornire quindi risultati affidabili e in tempi brevi sulla presenza di tali composti nell'ambiente, nei mangimi e nei prodotti alimentari”.

“Inoltre – continua la Capogruppo della Lista civica Destinazione-Forlì - chi ci garantisce che i prodotti contaminati non entrino nella normale filiera di distribuzione e che quindi, non esistano rischi o pericoli contingenti per la comunità? Chi tutela le fasce di popolazione più delicate come bambini e donne in gravidanza? E poiché la contaminazione degli alimenti è direttamente collegata alla contaminazione dei mangimi fino agli animali destinati all'alimentazione umana chi garantisce i controlli per ridurre l'incidenza delle diossine e dei Pcb lungo l'intera catena alimentare ?”.

DestinazioneForlì chiede oggi alle istituzioni pubbliche di procedere all’attuazione di un biomonitoraggio del latte maternoper mappare le zone più inquinate del territorio forlivese nonché coinvolgere gli enti a sollecitare gli organismi statali a ratificare la convenzione di Stoccolmasottoscritta nel 2001 ed entrata in vigore nel 2004 che prevedeva il divieto di produzione e d’immissione nell’ambiente di inquinanti tossici e persistenti come le diossine: l’Italia è l’unico tra i 151 Stati che l’hanno sottoscritta, ad averla condivisa nel 2001 ma a non averla ancora ratificata, ovvero tradotta in legge.

“Per quanto consentito dalla legge, siamo l’unico paese al mondo che considera i rifiuti una fonte rinnovabile per la produzione di energia elettrica... e altre cose ci sarebbero da dire. Ai cittadini forlivesi , intanto, lasciamo il compito di tirare le somme di questa complessa situazione , sicuramente “felici” ogni mattina, di iniziare la giornata aprendo le loro finestre e inspirando a pieni polmoni la famosa “aria pulita” di Forlì che a tuttoggi molti amministratori continuano a sbandierare con semplicità e forse un pizzico di superficialità!”: è la conclusione dissacrante di Raffaella Pirini.

 

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