31 gennaio 2013 - Forlì, Cesena, Sanità, Società

Sanità, "ticket occulto" per i farmaci

FORLI' - “La dispensazione del farmaco da parte delle Asl costa al cittadino un ticket ‘occulto’ che si aggira mediamente tra i 3 e i 4 euro a confezione, per spostamenti e tempo perso”.

Ad affermarlo è una ricerca commissionata da Assofarm e condotta dal Centro studi Antares sui costi visibili e non della distribuzione diretta, presentata il 26 gennaio scorso a Bologna in un affollato Convegno organizzato dal Coordinamento delle Farmacie comunali dell’Emilia - Romagna al quale ha partecipato anche il Ministro della Salute, Renato Balduzzi.

I ricercatori hanno puntato la loro lente su alcune Asl emiliane (in particolare Reggio, Bologna, Forlì e Cesena) e ne hanno analizzato i conti.

“L’analisi – spiega una nota di Assofarm – si è dovuta affidare a stime per induzione perché i dati richiesti non sono stati forniti, ma i risultati non si discutono: la distribuzione diretta dei farmaci costa alla collettività più che la distribuzione dalle farmacie del territorio”.

Innanzitutto c’è la capillarità: le strutture che dispensano per conto delle Asl esaminate sono in un rapporto di uno a venti rispetto alle farmacie (pubbliche e private) disponibili nelle quattro province, quindi chi le deve raggiungere impiega più tempo (in media 19 minuti) e copre più chilometri (14 contro 2); inoltre gli orari di apertura sono meno ampi (rapporto 1 a 40) quindi il paziente è spesso costretto a sottrarre tempo al lavoro o alla famiglia.

“Messo tutto assieme - ha spiegato Annalisa Campana, ricercatrice del Centro Antares - tra spese di trasporto e costo-opportunità, ossia il tempo perso, il cittadino paga un ticket occulto che oscilla tra i 3 e i 4 euro per ogni farmaco ritirato in un’Asl”.

Certo, la distribuzione diretta offre alle ASL la possibilità di godere di sconti sull’acquisto del farmaco, ma a fronte di questo risparmio sono molti i costi che deve sostenere, costi che lo studio Antares ha valutato valere circa 3,74 euro a pezzo tra personale, magazzino e gestione. E si tratta di un dato sottostimato, visto che non considera voci importanti di costo, come gli sprechi o la gestione ed il controllo degli ordini.

“La distribuzione diretta - ha commentato il presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi - è una modalità che dà risparmio solo in apparenza, ma intanto contribuisce a sguarnire e indebolire il sistema farmacia”.

"Il risparmio ottenuto dalle ASL con la D.D. rispetto alla Distribuzione per conto - ha detto nella relazione introduttiva, Ernesto Toschi, Coordinatore regionale ASSOFARM - è dato, da due fattori, entrambi molto criticabili per diversi motivi : primo : il basso costo del personale utilizzato per la distribuzione dei farmaci assunto a contratto o con partita iva. Secondo: la scarsa capillarità dei punti distributivi rispetto alla rete delle farmacie territoriali che comporta oneri aggiuntivi ed un maggior disagio in termini di accessibilità per i cittadini”.

C’è un modo perché la AUSL possa ottenere risparmi e nello stesso tempo offrire un servizio egregio ai cittadini, sfruttando la presenza capillare delle farmacie del territorio, ed è la Distribuzione per Conto (DPC): attraverso questa modalità le farmacie distribuiscono i medicinali acquistati dalla ASL, percependo un rimborso per il servizio.

Una modalità che, dove messa in pratica, come a Ravenna, ha riscosso il favore dei cittadini e nello stesso tempo ha consentito grandi risparmi per la collettività. I cittadini trovano i medicinali nel luogo da sempre deputato alla loro dispensazione: la farmacia. E non si caricano dei costi occulti che, in base a quanto dimostrato nello studio, gravano su di loro.

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