19 gennaio 2013 - Forlì, Cronaca, Politica

Il ballottaggio di Rondoni e il potere del PD

Le riflessioni di Vanda Burnacci

 

FORLI' - Riceviamo e pubblichiamo, in forma integrale la lettera di Vanda Burnacci, consigliere comunale del PdL.

 

“Per il Comune di Forlì, il fatto politico più rilevante degli ultimi anni continua ad essere, a mio parere, il ballottaggio delle elezioni amministrative 2009. Alessandro Rondoni, presentato dal PDL e  con il sostegno dell'UDC e della Lega Nord, ha costretto il candidato del PD Balzani al ballottaggio. Anche alla luce della sua attività di 4 anni di opposizione, Rondoni rimane per la città di Forlì una importante e significativa risorsa. Tuttavia, soltanto i cittadini di Forlì saranno i protagonisti di una svolta vera verso un'amministrazione migliore, con il loro voto per l'alternanza; essi però devono tenere gli occhi ben aperti e vedere chiaramente le trame di potere che si costruiscono sulle loro teste (e non certo sui buoni programmi) e che permettono che i Sindaci siano sempre del PCI, PDS, DS, poi PD. Le trame di potere non sono, precisamente, quelle affaristiche di cui ha talvolta parlato l'attuale Sindaco Balzani: certo ci sono anche quelle ma, prima di tutto, contano le trame delle alleanze politiche. Il PCI, per governare il Comune di Forlì e la Provincia, fino agli anni '80, ebbe un'alleanza forte con il PSI. Quando capì che tale alleanza non sarebbe bastata numericamente, tempestivamente, tramite De Carolis allargò l'alleanza al PRI, proprio Forlì fu il primo laboratorio di un'alleanza a tre che al PRI tolse molto sul piano dell'autonomia politica e poco diede: neanche il PRI la spuntò con la richiesta del ruolo di Sindaco nella persona di Ildo Cappelli, potenziale degno successore dei Sindaci Missiroli e Gaudenzi. Il PRI ebbe, in cambio, assessorati e qualche azienda partecipata. Poi la linea maestra del potere locale, garantito attraverso le alleanze, continuò: siccome non bastavano più neanche i voti del PRI, si allargò prima l'alleanza all'ex DC e poi gli stessi cattolici si inglobarono nello stesso PCI: ci furono così le esperienze del Sindaco Rusticali e VicesindacI Tavoletti e Branca. Con il Sindaco Masini, la fisarmonica delle alleanze si allargò ai Verdi.

In ogni caso, resta storico l'evento di inglobamento nel PD di parte dei repubblicani, (da Balzani a Sansavini) e degli ex democristiani: nel PD entrava il “grosso” dei cattolici, da Pinza, a Mazzi, a Dolcini. Dai giochi delle alleanze si sono però tenuti fuori l'U.D.C. di Casini e il solitario Baccarini. Oggi, c'è da giurare, comunque, che il PD ha già avviato un corteggiamento tempestivo e assiduo per allargare le alleanze all'U.D.C. Ma se la strategia delle alleanze è stata sempre, ed è tuttora, la prima strada maestra, conta molto una seconda strada parallela, che è quella delle “poltrone”, cioè delle cariche elettive ed economiche.

Quando la DC era ancora all'opposizione, c'era sempre stata una sorta di spartizione: gli ex comunisti detenevano sempre la carica di Sindaco di Forlì, ai loro alleati (PSI e PRI, ex DC) erano destinati la Presidenza della Provincia e altri incarichi minori. Una caratteristica importante era però che sempre uomini della DC, per un forte legame con il mondo economico, pur all'opposizione, mantenevano la Presidenza della Camera di Commercio e della Fondazione. La sola eccezione del potere economico era la Presidenza della Cassa dei Risparmi, tradizionalmente repubblicana: Spadolini sosteneva che in Italia l'unica Presidenza repubblicana era a Forlì tra tante Casse di Risparmio tutte in mani democristiane.

 

 

 

 

 Ma da quando i cattolici “potenti” sono entrati nel PD, il potere sia degli Enti Locali ed Aziende partecipate, sia quello degli Enti economici, è tutto intero nelle mani del P.D. E' così cresciuto il mito del potentato di Pinza, come di un'ombra quasi malefica del potere, di un regista capace, ma spregiudicato e terribile. La fama di Pinza come deus è, per la verità, alimentata da un potere reale di interdizione che lui ha: il PD deve tutto il suo potere reale nei Comuni all'apporto dei cattolici “confluiti”(che negli Enti Locali hanno ottenuto poco). Se essi si sfilassero con una loro autonomia, per il PD sarebbero grossi guai. Quindi la presenza dei cattolici nel PD val bene che si conceda loro spazio e potere, anche perché così giunge, pur nelle garbate forme dovute, il consenso di molte parrocchie. La cerchia potente degli ex DC nel PD è ristretta: Pinza, Mazzi, Dolcini. Persone di gran pregio come Branca, Quadrelli e altri sono fuori dal cerchio magico dei “cattolici in evidenza”. Il potere, oltre che delle due strade maestre delle alleanze e delle “poltrone”, si alimenta poi di atri “fiumi” che concorrono molto ad alimentare il PD. E' la miriade soprattutto delle Associazioni di categoria, dalla Lega delle Cooperative (Consorzio, CONAD e Coop. varie) alla C.N.A., alla Conferesercenti (pur con maggiore indipendenza). Pur rivestite di una scorza di autonomia, in verità tali Associazioni hanno un grande peso a sinistra, danno e ottengono in cambio. Infine, c'è la raffinatissima, sapiente, garbatissima catena di flussi e rapporti, diretti verso  più o meno famosi studi professionali e provenienti da Enti e da Associazioni economiche di sinistra. Tale importante massa di potere, come gli incarichi comunali, è spesso gestita con trama sottile e raffinata, senza alcuna denunciabile illegalità. Parlare quindi di una cappa affaristica da denunciare alla Magistratura è un errore: la materia è più intelligente ed evanescente, volatile.

La poliedrica trama del potere di cui ho parlato costituisce la ragione per cui Pinza non ha interesse a gareggiare per la Presidenza di una Fondazione, per cui i candidati meritevoli sono tanti: egli può ottenere molto di più. Le strade del grande potere di cui ho parlato sono motivo per tutti di grande riflessione. “Il re è nudo” ormai e scatterà massiccio l'antidoto democratico: la forza degli elettori. La volontà di cambiamento dei Forlivesi è grande. Nella base elettorale della gente c'è lo scrigno prezioso di chi vuole fare di Forlì una città vera, bella e con una nuova e buona amministrazione, come i Forlivesi meritano”.

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