15 gennaio 2013 - Forlì, Cronaca, Politica, Società

Si apre la campagna elettorale, anche la lista Ingroia detta le priorità

Lavoro, economia, reintroduzione dell'articolo 18

FORLI' - Il Coordinamento Forlivese della Lista Ingroia ha deciso di affrontare i dieci punti in cui si articola il programma dell’ex PM iniziando proprio dal tema del lavoro, certamente tra i più importanti per una cittadinanza ridotta ormai allo stremo delle forze “da quasi un ventennio di totale incapacità politica seguito da tredici mesi di vero e proprio accanimento contro le fasce più deboli e più esposte della società”, osservano dalla lista.

E’ notizia di questi giorni che oltre il 10% delle aziende italiane è in stato di fallimento e più di un terzo presenta bilanci in perdita; tradotto in pratica, questo vuol dire ancora disoccupazione, ancora disagi, ancora povertà.

“E’ quindi necessario condurre una dura battaglia contro il precariato sempre più dilagante tra le fasce deboli della popolazione (giovani, donne, ultracinquantenni) attraverso la creazione di condizioni fiscali e contributive che agevolino la creazione di posti di lavoro, stabili e in grado di ridare ai lavoratori la loro dignità sociale e sindacale mediante la reintroduzione dell’art. 18, la valorizzazione del contratto collettivo nazionale e una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro, oltre che prevedere un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati”, si legge nella nota inviata dal coordinamento forlivese, che poi pone l’accento su temi come la ricerca e lo sviluppo:  “In più,  pensiamo che per combattere efficacemente la disoccupazione occorrano investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Perciò, definire un piano di riassegnazione dei fondi necessari alle attività di ricerca e sviluppo  – siano esse di tipo industriale che accademico – significa preparare il futuro per le prossime generazioni,  oltreché  generare una ricaduta importante in termini di posti di lavoro e di contenimento del drammatico fenomeno della fuga di cervelli all’estero”.

“Non dimentichiamo – si chiude la nota -  che i paesi che in questo momento sono considerati “locomotiva” economica e sociale, sono proprio quelli che nei peggiori tempi di crisi, hanno avuto la capacità e la lungimiranza di continuare a destinare ingenti risorse alla scuola, all’università ed alla ricerca. Rivoluzione Civile vuole uscire dal tunnel dell’oscurantismo culturale degno del più buio medioevo, nel quale ci hanno condotto i governi del passato ventennio, e concretizzare la prospettiva di una società capace di guardare finalmente avanti nella costruzione del proprio futuro”.

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