29 novembre 2012 - Forlì, Cronaca, Economia & Lavoro, Società

Ferretti, presidio pacifico sotto il Comune

Tanti i lavoratori e i dipendenti solidali che hanno atteso il termine del tavolo di confronto

FORLI’ - Una manifestazione pacifica, la tensione è palpabile solo negli intenti. Sono quasi un centinaio i dipendenti della Ferretti che hanno presidiato pacificamente l'androne antistante al municipio in attesa di avere finalmente informazioni sul loro futuro lavorativo e su quello dell'azienda.  Da giorni si parla del trasferimento dei dipendenti del gruppo da Forlì alle Marche dove, secondo le notizie di stampa, il gruppo ha intenzione di investire e ampliare la mole di lavoro, specie in quelle strutture realizzate ma al momento sottoutilizzate. Se ai piani superiori del palazzo comunale istituzioni e rsu sindacati e diligenza si confrontano per trovare la strategia migliore per poter uscire da questa impasse, al piano inferiore, ai margini della piazza i lavoratori e i dipendenti solidali attendono con trepidazione ciò che fino ad oggi è stato loro negato, la verità.

Si parla già da tempo di trasferimenti che potrebbero entrare in vigore già a partire da gennaio e la comunicazione di questa scelta operata dall'amministrazione, a detta degli stessi lavoratori,  è stata avvenuta senza fornire altre spiegazioni, senza lettere, senza avvisi ufficiali, nulla di scritto, solo le parole e nessuna assicurazione sul futuro. Oggi rischiano di essere trasferiti circa 70 dipendenti; la giustificazione è ufficiosa, come l'avviso trasferimento stesso e si fonda su una riorganizzazione interna per ridurre i costi del lavoro, una scelta a dir poco opinabile se si pensa che i viaggi in pullman da organizzare eventualmente per i lavoratori che  da Forlì quotidianamente dovranno raggiungere lo stabilimento di Mondolfo  (ritorno compreso), non riusciranno a garantire quella maggiore efficienza a cui si sta mirando. Qui si apre una nuova partita, quella dell'occupazione marchigiana, che potrebbe entrare in competizione diretta con quella forlivese costretta di fatto a dover sostenere trasferte pressanti e poco proficue sia per i lavoratori che per l'azienda. Il trasferimento totale della Ferretti comporterebbe un crack completo non solo per l'occupazione del territorio, ma anche per tutte le imprese che attorno al gruppo nautico gravitano, prestando servizi qualitativamente elevati e che si trovano a loro volta davanti ad un futuro più fosco che incerto.

Non è difficile immaginare le condizioni di disagio cui dovranno fare fronte le famiglie di quei lavoratori che saranno trasferiti a Mondolfo come non è complesso pensare alle forti ripercussioni cui la stessa azienda dovrà fare fronte se non rispetterà gli accordi di programma stipulati con il Comune di Forlì e la Provincia di Forlì Cesena nel 2005. Dal tavolo informale di confronto dovrebbe uscire la strategia per risolvere una situazione a dir poco imbarazzante ma le speranze che gli stessi dipendenti ripongono in questa prima trattativa sono assai ridotte. La più grande paura con cui i lavoratori devono convivere è quella di una vera e propria emorragia di lavoro e dipendenti con una crescita esponenziale e incontrollata di trasferimenti e commissioni. I dipendenti, quindi, cercano assicurazioni ma in primo luogo maggiore chiarezza nell’informazione, correttezza nella gestione dei rapporti con l'azienda specie in un momento di crisi come quello attuale in cui anche il settore della nautica ha subito una battuta d'arresto significativa. Tocca ora alla politica scendere in campo cercando di trovare la soluzione più opportuna per garantire, non solo il lavoro ai dipendenti della Ferretti, ma anche per assicurare al territorio una concretezza importante e imprescindibile per mantenere un tessuto economico del territorio saldo, evitando così smagliature pericolose che in un momento come questo potrebbero voler significare anche una cocente sconfitta alle prossime elezioni amministrative. Prima di parlare di politica però è bene rimettere al centro i lavoratori, i tanti che questa sera hanno presidiato il Comune, manche quelli che ogni giorno lottano per conservare il proprio lavoro. Di certo la situazione non è facile, anzi è delicatissima anche per le stesse amministrazioni:  da un lato il Comune deve riuscire a garantire l'occupazione e incentivare l'insediamento di aziende, dall'altro non può rendersi schiava delle imprese che operano a Forlì e nel territorio. la Provincia dal canto suo deve rendersi garante di un accordo che risale al 2005 e del termine delle proprie funzioni, frutto della razionalizzazione sancita con la spending review, insomma, la “tempesta perfetta”.

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