19 novembre 2012 - Forlì, Cesena, Cronaca, Politica, Società

Forlì Cesena "caput Romagnae"

La politica è unita e pronta a battagliare per il primato su Rimini e Ravenna

FORLI / CESENA - La questione capoluogo è disquisizione prettamente politica e le motivazioni da tenere in considerazione sono molteplici: dalla riallocazione geografica delle strutture statali, alla prossimità dei servizi ai cittadini. Il tema del capoluogo di Provincia Romagna torna sui banchi dei consiglieri di Forlì Cesena che si sono trovati questo pomeriggio a trattare nuovamente della situazione.

Il testo dell’ordine del giorno discusso poche ore fa è stato presentato dai gruppi consiliari di PdL, Lega Nord, Udc, Idv, Gruppo Misto, Pd a cui si è aggiunta Rifondazione Comunista, raggiungendo così l’unanimità. Questo il testo presentato in Consiglio. Fatta eccezione del  consigliere Castrogiovanni dell’Idv, il resto dei presenti ha votato all’unanimità il documento che chiede l’impegno del presidente della Provincia, Massimo Bulbi, nel portare la voce e le  ragioni del territorio e dei gruppi politici al “tavolo del potere”.

Insomma, Forlì Cesena si candida come capo del nuovo ente territoriale “Romagna”. Il consiglio chiede formalmente a Bulbi che “per la costruzione del nuovo organo ‘Provincia di Romagna’ si ragioni come un solo unico territorio in cui le peculiarità locali andranno esaltate per la ricchezza di tutti e le deleghe ricevute andranno esercitate anche nell’interesse degli enti locali. Il consiglio inoltre invita il presidente della Provincia di Forlì Cesena fare in modo che si evitino “tutti i processi di riduzione del personale. E’ necessario uno sforzo e un impegno comune affinché in questo processo di unificazione e di razionalizzazione nessun dipendente provinciale perda il proprio posto di lavoro”, si legge nel documento approvato all’unanimità. Ultima ma non meno importante, la questione della “guida” del nuovo territorio. L’ordine del giorno in tal senso recita: “si chiede di far valere il contenuto dell’articolo 23 del Decreto Legge 5 novembre 2012, n. 188 ‘disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane’, ovvero individuare il capoluogo della Provincia di Romagna in quello di Forlì–Cesena, come conseguenza della maggior popolazione residente, della sua collocazione baricentrica all’interno della nuova Provincia, di quanto contenuto nel D.Lgs 252 del 6 marzo 1992, nonché delle dotazioni di edifici destinati alle pubbliche amministrazioni”.

 

Ora si attendono le repliche, che non tarderanno di certo a venire, da Rimini e Ravenna. Con questo documento “si esprimono tre concetti – illustra il capogruppo del PdL Stefano Gagliardi -  che si ragioni come un territorio unico, che si tuteli al massimo il personale ed infine ciò che non è, né più né meno, un’analisi di due fonti legislative, vale a dire la legge del 1992 istitutiva della Provincia di Forlì-Cesena che non esplicita quale sia il capoluogo e l’ultimo decreto legge sull’accorpamento delle province. Ribadiamo piena legittimità del nostro Consiglio di esprimere le proprie idee, di non farsi imporre indicazioni dall’esterno, tanto meno da Bologna. Mi sembra che a qualcuno, a Ravenna, l’abbia presa come se gli togliessero l’osso dalla bocca. Invece da Rimini attendiamo ancora che ci facciano sapere il bilancio di Aeradria, quando noi siamo stati sempre chiari e trasparenti. L’ordine del giorno, invece, punta a valorizzare tutto il territorio. Operiamo alla luce del sole, non diamo niente per scontato. Il presidente Bulbi deve sapere che tutto il Consiglio Provinciale è dalla sua parte, non si tratta di campanili, ma di difesa di eccellenze per questa provincia che non ha santi in paradiso”.

“Mi auguro che non sia vera la notizia che la Provincia di Ravenna vorrebbe acquisire un nuovo edificio per allargare la sede della Provincia” precisa inoltre continua Gagliardi .

 

Bulbi dal canto suo è favorevole a questo ordine del giorno come egli stesso ha affermato: “Sono favorevole a questo ordine del giorno, condivisibile e da me condiviso. Abbiamo sempre fatto la battaglia sulle funzioni e sulla prossimità dei servizi ai cittadini, che per noi è fondamentale. Una battaglia condivisa da tutto il Consiglio. La battaglia sul capoluogo si deve mettere in questa scia: non è ininfluente il capoluogo e non lo è in particolare alla luce dell’ultimo decreto in cui si dice che gli organi delle Province non possono avere sedi decentrate. E qui parliamo anche della sede degli uffici, non solo degli organi politici. Poi si dice che anche gli uffici periferici dello Stato saranno collocati dove vi è la Prefettura, che verrà collocata nel capoluogo. Insomma, ci deve essere un’assunzione di responsabilità dei sindaci su questa partita, lo dice il decreto legge”.

 

“Se non si vuole assumere questa responsabilità bisogna dirlo – continua il presidente - Ricordo che nella prima versione del decreto di luglio il capoluogo sarebbe dovuto essere il capoluogo della provincia più popolosa, poi per un’azione di lobby parlamentare di qualche provincia la seconda stesura del decreto il capoluogo è stato definito nel precedente capoluogo col maggior numero di abitanti. Ma dove siamo, che non possiamo neanche porre questo ragionamento sul capoluogo altrimenti siamo al ‘mercato delle vacche’?”

 

“Non vedo campanilismo in questo ordine del giorno – ha commentato Maria Grazia Bartolomei dell’UDC -  Questo governo ha mancato nel coniugare gli accorpamenti dei territori che ha voluto fare con il decentramento, non prevedendo un’articolazione delle sedi pubbliche nei territori interessati. Cercare di patrocinare questa causa segue quindi un principio di giustizia e solidarietà”.

 

Tutti si schierano in difesa del documento approvato, rimarcando fattori importanti come la collocazione geografica e la prossimità dei servizi, senza torti e senza remore: insomma, non pare difficile pensare agli enormi disagi di fronte a cui si troverebbe un abitante di Santa Sofia o Mercato Saraceno che dovesse recarsi in Provincia qualora questa fosse collocata a Ravenna o Rimini.  

“Già a settembre in un ordine del giorno avevamo detto che la prossimità dei servizi è imprescindibile”, sottolinea Giorgio Faedi del Gruppo Misto che invita inoltre a non scartare l’idea di incontrare i consiglieri comunali di Forlì e di Cesena per “capire cosa vogliamo per il nostro territorio “Infine – conclude il consigliere - più che gli assessori gratuiti meglio era un dimezzamento della giunta”.

 

La Lega ribadisce la sua posizione sulla Provincia Romagna: “ Da sempre sosteniamo con forza la rappresentanza democratica. Su questa partita stiamo procedendo in un contesto di incostituzionalità, e navigando nel mare dell’illegittimità tutto può capitare. La Carta Costituzionale dice chiaramente che il potere parte dal basso e non dall’alto. L’unico taglio qui è quello della rappresentanza democratica. Da qui ilo nostro senso di impotenza e frustrazione, in quanto veniamo spodestati da un potere costituzionale”.

 

Poeta, capogruppo di Rifondazione ricorda che in “tempi non sospetti”, ne fu presentato uno già un po’ di tempo fa: “Era evidente che il risparmio preteso non era tanto sugli organi politici, ma anche sulla riduzione del personale per questo governo senza peli sullo stomaco – spiega il consigliere -   Quelli che abbiamo al governo oggi sono dei pirati, dei corsari che stanno demolendo lo Stato, il welfare”. Tuttavia il capogruppo di Rifondazione coglie l’occasione per lanciare una stoccata ai colleghi: “Ma dov’eravate quando questi provvedimenti venivano approvati? L’80% di questo consiglio appartiene a partiti che appoggiano questo governo”.

Sulla “gratuità” del lavoro degli assessori, poeta si dice contrario: Non sono d’accordo, non per la gratuità, ma perché questi consulenti agirebbero al di fuori della legittimità”.

 

Il PD, attraverso le parole di Massimiliano Mazzotti si dice pronto a “indossare le armi”: “Questa è l’ultima battaglia che abbiamo davanti e sulla base della quale possiamo trarre qualche vantaggio rispetto allo zero assoluto avuto fino ad ora. Fino ad adesso forse abbiamo provato in modo molto timido a fare proposte che poi sono risultate vane. Se è bastato un ordine del giorno, non ancora approvato ma dato dai nostri interlocutori per approvato, a produrre tanta agitazione, forse abbiamo la possibilità di fare una battaglia che non è per le nostre poltrone, come è evidente, ma per il territorio”.

 

A chiudere lo spettro dei partiti in consiglio provinciale, è l’Italia dei Valori, che motiva parzialmente (l’uscita dall’aula di Castrogiovanni ne è chiaro esempio ndr.), il proprio voto a favore di questo ordine del giorno: “Il nostro capoluogo è più popoloso e risponde  alle  caratteristiche  suddette.  Inoltre  viene richiesto  un  requisito  importante,  che è  la  proprietà degli  immobili  dove svolgere  le  nuove  funzioni e  la  nostra  Provincia  risponde  appieno  anche  a questo  criterio e  per ultimo  ma  non  meno  importante anzi  direi  logisticamente  fondamentale  la  collocazione  che è  baricentrica.  Per cui  con  spirito di  responsabilità nei  confronti dei  cittadini  che  rappresento ho  sottoscritto a  titolo  personale  il  documento che  va  nella  logica  di  contenimento  dei  costi, non  dovendo  accollarsi  alcun  onere in  vista  delle  nuove  funzioni  ed  inoltre risponde all’esigenza primaria di dare  una  risposta  di  prossimità dei  servizi  al cittadino”.

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