17 novembre 2012 - Forlì, Politica

“Il Fenomeno Renzi”

Montanari (PD) “Non so se ce la farà ma Renzi è l’unico che sta tentando di pensare un’altra storia”

FORLI’ – Il consigliere comunale del PD Massimo Montanari, espone una sua riflessione, a distanza di una settimana dalle elezioni primarie del centrosinistra, riguardo alla figura di Matteo Renzi. Montanari, sostiene che il sindaco di Firenze sia “l’uomo nuovo”, o almeno quello, con idee e progetti, più indicato per puntare alla rotta del cambiamento, la persona più adatta a rappresentare e a portare al governo la volontà di tanti italiani stanchi della attuale situazione economica e politica. Il rottamatore, insomma, non è una figura di cui aver paura ma un uomo in grado di portare avanti un’esperienza originale ed inedita. Pubblichiamo, a questo punto (e in forma integrale), le riflessioni del consigliere.

 

 

“Per quanto molti (impauriti) cerchino di esorcizzarlo, minimizzarlo, ridicolizzarlo in vario modo, il fenomeno Renzi è espressione di un bisogno di rinnovamento, cambiamento, novità che ha radici profonde, politiche e culturali, nella nostra società. Non è una questione di anagrafe, bensì di impronta culturale.

Nel 1996 il centro sinistra italiano, con l’Ulivo, diede vita ad una esperienza originale ed inedita in Europa, quella dell’incontro fra le grandi famiglie progressiste provenienti dalla sinistra dal mondo laico e dal cattolicesimo democratico. Quello fu il primo grande momento in cui un certo mondo si metteva in discussione cercando di rispondere alle nuove sfide della società.

Purtroppo, negli anni, quel processo ha segnato il passo, la troppo facile polemica contro il berlusconismo ha fatto passare in secondo piano la scarsa propensione al ricambio dei gruppi dirigenti e soprattutto l’incapacità di declinare, con nuove analisi e nuovi linguaggi, una moderna proposta progressista.

E ancora oggi il centro sinistra italiano appare attardato nel vecchio schema stile prima repubblica: noi raccogliamo il consenso a sinistra; tu Casini ti occupi del centro moderato e poi, fatto il pieno dei voti (?) ci mettiamo d’accordo per spartirci i ministeri.

In questo schema il PD regredisce, purtroppo, allo stato di vecchio partito socialdemocratico anziché proporsi di dar vita ad una vera sintesi fra i valori classici della sinistra ed una idea moderna di progresso che premi il merito, garantisca i diritti personali in un quadro di nuova etica pubblica e sostenibilità ambientale.

Questa regressione, questa full immersion nel passato, impedisce oggi al gruppo dirigente di rendersi conto dell’abisso di sfiducia, disprezzo, rancore degli italiani verso i partiti. Tutti.

Occorre quindi un atto di coraggio, una proposta di radicale di discontinuità che faccia recuperare credibilità alla politica e, per favore, sposti il campo dalla vecchia diatriba fra radicali e riformisti ad una risposta contemporanea ed originale ai problemi di oggi.

Pochi giorni fa il filosofo Biagio De Giovanni ha scritto: “questo gruppo dirigente ha interpretato qualunque svolta come chiave per la propria continuità ed è incapace di pensare in maniera diversa la storia d’Italia. Pensano sempre la stessa storia”.

Non so se ce la farà ma, allo stato, Matteo Renzi è l’unico che sta tentando di pensare un’altra storia”.

  

Massimo Montanari Forlì

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