22 ottobre 2012 - Forlì, Cesena, Cronaca, Politica, Società

La fusione porterà ad aumenti delle tariffe di Hera

Gagliardi e Roccalbegni (PdL) chiedono spiegazioni alla Provincia

FORLI' / CESENA - Le possibili nuove acquisizione di Hera sono al centro di un’interrogazione del capogruppo del PdL Stefano Gagliardi e del consigliere PdLValerio Roccalbegni. Premettono i due consiglieri: “Siamo venuti a conoscenza della volontà della Cassa Depositi e Prestiti di investire 100 milioni nell’aumento di capitale di Hera, soldi che serviranno all’acquisizione di Acegas-Aps, che distribuisce gas, acqua e luce e gestisce i rifiuti di Padova e Trieste”. Queste le domande contenute nell’interrogazione:

“Qual è il vantaggio per gli enti soci, visto che ciò porterebbe l'indebitamento a 2 miliardi e 800 milioni di euro, con il rischio ulteriore che il pacchetto in mano alla parte pubblica scenda sotto il 50%? Si prevede forse un ulteriore aumento delle tariffe?   Non è forse il caso, invece, di rivedere gli emolumenti del Presidente e Amministratore delegato che assommano a circa un 1 milione di euro, ovvero più di quello che costa l'intero Consiglio provinciale di Forlì, Giunta compresa? E’ corretto che i soldi pubblici, invece di essere sbloccati per garantire il saldo alle aziende che attendono il pagamento delle loro fatture e che per questi ritardi rischiano il fallimento, vengano utilizzati invece per operazioni di questo genere, che sembrano appagare più l'appetito di qualche partito (forse il PD?) che l’interesse della collettività? Che peso avrà la volontà dei comuni soci, già oggi pressoché inascoltati, a fronte dell’entrata di un socio così importante nella gestione della società?”

Risponde l’assessore alle Società partecipate Maurizio Castagnoli: “La Provincia non è socia di Hera. Fatta questa premessa, per quanto ci riguarda su questo tema il nostro giudizio è di questo tipo: più si allontana il servizio dai cittadini, più si allontana il controllo dai cittadini, peggio va il servizio. Facciamo lo stesso identico ragionamento che applichiamo alla riforma delle Province. Non sono personalmente contro Hera, per certi investimenti è necessaria una grossa dimensione, ma è anche vero che troppi nodi sono rimasti irrisolti, in particolare lo scontro tra la logica dei guadagni in borsa e certe garanzie per i cittadini. Anche la concentrazione dell’Ato a Bologna non porta, a mio giudizio, migliore controllo da parte dei cittadini. Infine, vi è il tema delle retribuzioni dei dirigenti, troppo alte, che già di per sé sono poco giustificabili, ma non lo sono per niente in un momento di crisi come questo”.

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