15 ottobre 2012 - Forlì, Politica, Società

Aeroporto "Benito Mussolini", anche Roberto Balzani prende posizione

Dichiarazione del Sindaco di Forlì sulla proposta avanzata dal direttore di Unindustria

FORLI' - Dopo giorni di querelle anche il Sindaco di Forlì, Roberto Balzani prende posizione sulla proposta avanzata da un altro Balzani, Massimo, direttore di Unindustria. Il dirigente degli Industriali attraverso le pagine de Il Resto del Carlino aveva promosso l'intitolazione dello scalo forlivese a Benito Mussolini. Le reazioni non si sono fatte attendere e numerose sono state le prese di posizione. A quelle giunte nei giorni scorsi si aggiungono oggi quelle ufficiali del primo cittadino di Forlì che affida ad una nota il suo pensiero sulla vicenda.  “Il danno d’immagine che, al netto delle intenzioni provocatorie, è stato generato dalla sola idea sconsiderata di dedicare a Benito Mussolini l’Aeroporto di Forlì, è notevolissimo. Alla città e pure al sottoscritto, visto che una parte della popolazione crede in buona fede che il Balzani in questione sia io. Questa mattina, dal Ruggito del Coniglio ai programmi radiofonici di approfondimento della Rai, per non parlare della stampa nazionale, l’iniziativa era associata ad altri estemporanei e bizzarri recuperi di “cose del Ventennio”, al di fuori di qualsiasi contesto e serietà. Certo, una città che ambisce ad uscire dal cono d’ombra della provincia, esige una classe dirigente all’altezza della sfida: se no, le nostre “eccellenze”, vere o presunte tali, finiscono per essere sepolte dalle risate e dal ridicolo, così tipiche delle “cronache italiane” d’altri tempi. Ora, la mia modesta proposta è quella di concentrarsi, se possibile, sul tanto di serio che quotidianamente i forlivesi fanno, dalla scuola al lavoro, dimostrando col loro silenzioso impegno di essere migliori di gran parte di coloro che li guidano o che vorrebbero guidarli nel prossimo futuro. Non abbiamo bisogno di trovate ad effetto, che fra l’altro ci riportano alle caricature del periodo post-bellico, al complesso del dittatore di cui parlava Giorgio Bocca, alle battute da caserma con tanto di fez e di orbace. Quelle lasciamole al passato. E cerchiamo, la prossima volta che impugniamo qualcosa da lanciare, di prendere in mano almeno un giavellotto, non un boomerang”.

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