4 ottobre 2012 - Forlì, Economia & Lavoro

Innovare e guardare con ottimismo il futuro

La case history di Cortesi Elettronica

FORLI' - Unindustria con estremo orgoglio ha portato agli onori della cronaca l’esperienza di un’azienda di successo che affronta gli attuali problemi di mercato, come tutti in questi anni, cercando però di superarli in modo fattivo e propositivo, mantenendo la propria proposta in Italia.

L’azienda “Elettronica Cortesi” si occupa da diverso tempo di sicurezza.

“La sicurezza era prevalentemente affidata a protezioni – spiega Carlo Cortesi - passive: pesanti inferriate, casseforti e caveau nelle banche e oreficerie. Qualche raro impianto nelle principali sedi bancarie e musei.

L'unica telecamera osservata era in una banca locale ....ed ora riposa nella mia piccola

collezione privata come pezzo raro. Gli impianti erano di tipo elettrico e non

elettronico, molto delicati e che richiedevano continua manutenzione e, buon ultimo,

con costo impensabile per i comuni mortali”.

Da questa analisi l’Elettronica Cortesi, che ha iniziato la sua attività circa 45 anni fa e che da allora conta oltre 10.000 impianti realizzati,  ha costruito fotocellule, contatti elettromeccanici, trappole a strappo, inerziali a pendolo balistico chiavi elettromeccaniche e schede di gestione auto.

Negli anni 60 la Philips ha immesso nel mercato una piccola centralina contenente un sistema ad ultrasuoni che sfrutta la rivelazione di movimento mediante l'effetto Doppler. “Semplice da montare e semplice da usare – continua Carlo Cortesi - Tanto semplice che, dopo averne montate alcune ci siamo accorti, facendo delle prove, che potevano essere messe fuori uso facilmente. Ricontattati quei clienti, spiegata la situazione, ci siamo offerti di ritirare il tutto rimborsando. Da quel gesto è nato il nostro lavoro perché tutti ci hanno chiesto di cercare qualcosa di più valido, conservando provvisoriamente l'esistente”.

Dopo il privato le prime committenze commerciali, a Forlì, ad esempio si annovera il grande deposito di pellicce ( La Letargo ).

Col trascorrere degli anni la ditta, da impresa uninominale diventa, nel 1974 SNC poi,

nel 1988 SRL.

“Forniamo, partendo dalla valutazione di rischio del committente, progetto, installazione,

collaudo, garanzia, manutenzione, assistenza con servizio 24 ore, e relative

certificazioni”, spiega la propria attività Carlo Cortesi, che la crisi la sta superando ora, dopo un periodo piuttosto difficile che ha visto, a partire dal mese di luglio deboli segni di ripresa. “Purtroppo i grandi committenti sono ancora alle prese con il blocco dei finanziamenti, specialmente i Comuni e affini che sicuramente pagheranno i lavori già fatti ma, se e quando, ancora non si sa – precisa Cortesi - Purtroppo, per come ci siamo organizzati, per stare in regola con tutte le pratiche burocratiche che ci vengono imposte dai committenti, specie bancari, dobbiamo produrre una mole incredibile di carta impiegando tanto tempo e tanti dipendenti addetti, Questo è un problema che non vede ancora soluzione e a cui stiamo lavorando per tornare competitivi con quelli che questo problema non se lo pongono”.

La Ditta ha avviato, verso la fine del 2011, perdurando la crisi, una positiva rivoluzione della struttura aziendale e oggi è incaricata di proteggere Musei come, ad esempio, il Palazzo Ducale di Urbino con circa 1200 sensori furto, incendio e tecnologici, più circa 140 telecamere.

“Bisogna puntare sull’innovazione  - spiega Massimo Balzani, direttore di Unindustria - che in sé comporta “ricerca”, che viene fatta sia internamente all’impresa, sia col costante interscambio con quegli interlocutori che dispongono di una ulteriore conoscenza di tipo tecnico. In particolare, ad esempio col sistema universitario, o con altri fornitori tradizionali con cui operare in sintonia e in “rete”.

Anche oggi queste premesse consentono di orientarsi al mercato italiano, sebbene tutti propongano di trovare soluzione alternative fuori dall’Italia, ma occorre prima conoscere bene le proprie potenzialità (tradizione e garanzia di fiducia per la clientela), il prodotto (certificato, di qualità, personalizzabile e di alto livello) e soprattutto, dedicarsi alla propria organizzazione: non possono quindi essere più sostenuti costi improduttivi”.

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