3 ottobre 2012 - Forlì, Cesena, Economia & Lavoro

"Dalla Cina con furore"

Siccità e infestazioni di vespe asiatiche mettono in ginocchio il comparto agricolo

FORLI' / CESENA - “Vespa cinese e siccità stanno colpendo duramente la castanicoltura regionale che, oltre a costituire una significativa fonte di reddito per i produttori, rappresenta un concreto strumento di valorizzazione delle aree appenniniche svantaggiate. Occorrono provvedimenti adeguati ed immediati, a partire dalle compensazioni per i danni provocati dalla siccità, ma anche per una maggiore valorizzazione della coltura nelle politiche europee e nazionali. Anche per questo ci candidiamo ad ospitare, nel 2013, il quarto incontro europeo del castagno promosso dall’Associazione delle regioni europee frutticole”. Lo ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni  nel corso dell’incontro  ieri a Bologna con i  Consorzi dei Castanicoltori di tutta l’Emilia-Romagna, nel quale è stato fatto il punto sulla grave siccità di questa estate che, aggiungendosi ai danni provocati dalla Vespa cinese, sta mettendo in seria difficoltà il comparto. “Oggi più che mai – ha detto Rabboni - occorre rilanciare, anche in relazione alle proposte di riforma della Politica Agricola Comune, il confronto su questo settore, valorizzando il Tavolo castanicolo nazionale insediato presso il Ministero.  Tra i temi da affrontare con più urgenza, la definizione condivisa con la Commissione europea, di “castagneto produttivo”  per agevolare l’accesso ai fondi comunitari.
I tre mesi senza pioggia dell’estate 2012 hanno lasciato il segno. I rilievi effettuati da ARPA sull’intero territorio montano con l’utilizzo di tecnologie satellitari hanno evidenziato lo stato di gravissima sofferenza delle piante, in particolare nella parte centrale dell’Appennino, con una produzione ridotta ai minimi termini rispetto alle annate normali. “La Regione e le Province stanno completando le rilevazioni dei danni per fornire al Governo gli elementi per la dichiarazione di evento eccezionale -  ha spiegato Rabboni, ricordando tuttavia che per far scattare le previste  provvidenze fiscali, previdenziali e contributive devono verificarsi due condizioni: la titolarità del castagneto da parte di un’azienda agricola e una riduzione della produzione lorda vendibile di tutte le colture dell’area delimitata superiore al 30% rispetto alla media delle annate precedenti.
Anche il piano di lotta contro la Vespa cinese, su cui la Regione è da tempo attivamente impegnata, si sta sviluppando in modo positivo. La corretta gestione dell’area di moltiplicazione di Carpineti, in provincia di Reggio Emilia, scelta per le particolari caratteristiche di isolamento che presenta, ha consentito di aumentare in modo significativo il numero di rilasci controllati nei castagneti, anche grazie al supporto dell’Università di Modena e Reggio che ha curato l’allevamento in laboratorio. A questo si sono aggiunte le iniziative dei Gruppi di Azione Locale che operano nel territorio montano di difesa dei castagneti dai parassiti. Di recente è stata avviata una nuova area di moltiplicazione nel territorio imolese, scelta sulla base dei criteri tecnico-scientifici stabiliti a livello nazionale, che consentirà di intensificare i rilasci dell’antagonista sull’intero territorio regionale. “La prosecuzione di questa attività è di fondamentale importanza – ha sottolineato Rabboni -  per questo è necessario il costante impegno dei produttori per favorire la riproduzione spontanea del parassita della Vespa cinese, evitando interventi chimici che comprometterebbero l’efficacia della lotta biologica.”

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