24 settembre 2012 - Forlì, Cronaca, Cultura, Società

Il fantasma di Riario inchioda il pubblico al MAF

Presentazione ricca di suspance di Zelli e Ragazzini

Si è svolta venerdì 21 settembre alla galleria Maf di Forlì la presentazione del libro “Il fantasma di Riario.”
Scritto dal forlivese Ivo Ragazzini, il volume riprende alcune vicende “torbide” del rinascimento italiano e in particolare di quello forlivese.
Nel dibattito, condotto da Gabriele Zelli, è stato sollevato il legittimo dubbio che non si tratti dello spirito di Girolamo Riario.

L’autore ha ribadito che, in base alle testimonianze di coloro che l'avvistarono, lo sentirono parlare di vendetta sugli Orsi, lo sentirono dire che doveva difendere la sua signora in pericolo e al fatto che fu visto “danzare” fuori dalla finestra dalla quale cadde nella piazza sottostante, non possa trattarsi di altri che di Girolamo Riario. Ivo Ragazzini ha quindi spiegato al pubblico in sala chi era Girolamo Riario e i trascorsi che lo condussero ad una tragica fine.
L'autore ha spiegato, inoltre, come la famosa stanza delle ninfe nella quale fu assassinato Riario, non sia più la stessa: “Quella stanza fu rifatta 70 anni dopo dal pittore Menzocchi, ma la vera stanza delle ninfe si trovava su un ramo laterale del palazzo e fu fatta distruggere da Caterina Sforza proprio perché ritenuta ‘segnata’.

Anche il luogo dove cadde Riario nel sottostante campo dell'abate , fu considerato “segnato” e ancora 170 anni dopo quei fatti, il cronista forlivese Paolo Bonoli lo descriveva ancora come tale, senza tuttavia indicare sotto quale finestra si trovava.
L'autore ha concluso il suo intervento spiegando pure come Caterina Sforza fu accusata per secoli ingiustamente di aver mostrato le proprie vergogne dagli spalti della rocca di Forlì come risposta a chi le chiedeva di arrendersi, mentre secondo Ragazzini non fece altro che replicare con un gesto simbolico della mano, allora di moda, per contestare la richiesta.
“Tra l'altro quel gesto lo scrisse pure Dante nella divina commedia, per non parlare dell'accademia della crusca che descrive tutti i particolari di come si faceva quel gesto” ha concluso l'autore.

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