21 agosto 2012 - Forlì, Cronaca, Politica, Società

Provincione, Zanoni (Lega Nord) denuncia: «La riforma in atto è antidemocratica»

Poeta (Rifondazione): «Governo ingiusto: taglia le province, ma lascia i consorzi al loro posto»

 

«Le nuove province vanno contro ogni regola di democrazia». Questo, in sintesi, l’intervento del capogruppo del Carroccio in consiglio provinciale Gian Luca Zanoni, ospite del dibattito che si è tenuto domenica sera alla festa della Lega Nord di Castrocaro Terme e che aveva ad oggetto proprio il tema della Provincia unica e della Regione Romagna.

«Da come si stanno delineando le cose, i nuovi presidenti di provincia non saranno più eletti, ma nominati dall’assemblea dei sindaci e dei consiglieri comunali. Sarà un ente provinciale privo di responsabilità politica» ha dichiarato Zanoni, che non ha mancato di assestare una stoccata anche ai costituzionalisti. «Ogni giorno se ne sveglia uno con un motivo diverso, ma in questo caso nessuno si è fatto sentire». E continua anche l’affondo al governo Monti, che la Lega Nord vede come il fumo negli occhi: «E’ una riforma voluta da Mario Monti, un altro che non è stato eletto ma nominato».

Presenti al dibattito anche il vice-presidente della Provincia Guglielmo Russo, i capigruppo in consiglio provinciale Piergiorgio Poeta (Rifondazione Comunista) e Luciano Minghini (Partito Democratico), nonché il consigliere Valerio Roccalbegni in rappresentanza del Popolo delle Libertà e in sostituzione del capogruppo Stefano Gagliardi.

I cinque uomini politici hanno messo subito sul piatto i problemi che affliggono la Romagna: il campanilismo, in primis, seguito dall’eccesso di burocrazia e dal rischio dell’isolamento economico. Ma se c’è una relativa convergenza sulla cognizione dei problemi, sono invece diverse le soluzioni proposte. Per il Partito Democratico, la soluzione «non può venire da strane alchimie politiche e istituzionali» ha dichiarato Luciano Minghini «senza contare che la Regione avrebbe tanti costi in più e un aggravio di burocrazia». Di parere diametralmente opposto il consigliere Roccalbegni, per il quale sarebbe la Regione a costituire un risparmio. «Oltre al fatto» ha aggiunto l’esponente del Popolo delle Libertà «che la Regione sarebbe uno stimolo per il rilancio del nostro sistema produttivo, a differenza di quello che è avvenuto con regioni come Umbria e Molise, che si sono trasformate in enti meramente assistenziali».

Per il vice-presidente Russo, invece, il problema è assai più grande: «La gravità della crisi economica e la globalizzazione dell’economia ci spingono verso una nuova idea di Stato, centrata sull’unità di intenti, sulle convergenze forti sui grandi temi, come il sistema sanitario e aeroportuale. In Europa si sta cercando di unire i territori, come in Germania, ad esempio». «Ma voi pensate davvero» ha domandato Russo a Zanoni e ai leghisti presenti «che frazionando ulteriormente il territorio avremo un vantaggio per la Romagna? E non ci dimentichiamo che la Romagna è l’area delle “cento città”» ha detto Guglielmo Russo, tornando così sul problema del campanilismo. Il problema, per Russo, è un altro: le province non sono affatto enti inutili. «Perlomeno quelle che funzionano bene come la nostra» ha detto il vice-presidente. Proprio per questo, Russo si è detto stupito che per cancellare le province si siano utilizzati solo due criteri, peraltro solo quantitativi e non qualitativi, come l’estensione geografica e il numero di abitanti.

E Zanoni torna sulla questione: «Giusto. Ma se il governo centrale ritiene inutili le province, perché non le ha tagliate tutte e buonanotte?». Zanoni rileva, inoltre, che la Provincia unica sarebbe difficile da gestire, nel territorio dei mille campanili come quello romagnolo: «Lo stiamo vedendo in questi mesi con il problema dell’aeroporto di Forlì: l’asse Rimini-Bologna ha, di fatto, condannato lo scalo forlivese».

Piergiorgio Poeta ha espresso, invece, forti perplessità sul governo Monti: «Le province enti inutili e costosi? Non è così: semplicemente, era comodo sacrificarle sull’altare del taglio dei costi della politica. In un momento in cui la politica era impopolare. Ma qui si va a levare un livello di democrazia ai cittadini. Con un risparmio minimo: gran parte dei servizi che svolgono le province sarà riassorbita da regioni e comuni». E punta il dito contro i consorzi: «Quelli sì che sono enti inutili che dovrebbero essere cancellati» tuona Poeta «Nessuno sa precisamente quanti siano né quanto costino. Ma costano!». E Poeta rivendica anche l’incostituzionalità del taglio delle province: «Sono enti previsti dalla Costituzione, non si cancellano per decreto. Diverso il discorso per i consorzi». Il capogruppo di Rifondazione Comunista colpisce il bersaglio nel centro: «Le province costano 136 milioni di euro l’anno. Gli enti inutili, di cui i consorzi fanno parte, sette miliardi. Bel risparmio davvero» afferma ironico. E sferza anche il governo Monti: «Nove mesi fa abbiamo chiamato un tecnico per abbassare il debito pubblico, far scendere drasticamente lo spread e alzare il prodotto interno lordo. Paghiamo Monti 25mila euro al mese. E cosa abbiamo ottenuto? Il Pil scenderà di oltre il 2 per cento quest’anno; lo spread è sceso di poche decine di punti; il debito pubblico è cresciuto di oltre il 3 per cento». Un’analisi, quest’ultima, che gli ha fatto incassare il plauso del leghista Gian Luca Zanoni che lo ha laureato, ironicamente, leghista ad honorem. Con la stessa ironia, Poeta ha rifiutato il titolo, preferendovi, invece, l’appellativo di “rifondarolo”.

 

Per tutte le foto della serata: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.449434051745659.98197.293356290686770&type=1

 

(Michele Dori)

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