Sapro: le ragioni di Alessandrini (PD)

Il consigliere regionale difende Belli e Galassi e accusa l’amministrazione forlivese

La vicenda di Sapro, le indagini avviate e portate avanti dalla magistratura hanno spinto il consigliere regionale del PD, Tiziano Alessandrini a prendere posizione sull’imbarazzante questione che si è venuta a creare, specie dopo le dichiarazioni uscite dal Palazzo Comunale. “Sperando che il mio non sia buonismo indotto da invecchiamento, devo ammettere che mi ha dato un sincero dolore leggere sui giornali parole come ‘ha fatto bene il nostro sindaco ad annunciare la costituzione di parte civile del comune di Forlì… perché il danno prodottosi per la distorsione del ruolo e delle finalità di una società che doveva promuovere lo sviluppo economico del territorio è sotto gli occhi di tutti’”, si legge sul sito internet di Alessandrini che affida proprio al web il suo pensiero.

Il consigliere è molto chiaro nelle sue dichiarazioni, una su tutte sulla costituzione stessa di Sapro riguardo alla quale afferma: “la società non è stata mai preposta a promuovere lo sviluppo economico del territorio, bensì solo ad acquisire aree, urbanizzarle e venderle agli imprenditori per costruire nuovi capannoni al miglior prezzo possibile”.

Alessandrini difende Galassi e Belli e anche in questo caso lo fa senza mezzi termini: “Non credo che qualcuno possa pensare che persone come Elvio Galassi, Leonardo Belli e altri che sono transitati nel Consiglio di Amministrazione abbiano tratto vantaggi personali di alcun genere, se non appunto rappresentare l’Ente azionista che li aveva designati. Mi scuso per gli altri che non cito, ma 25 sono veramente tanti”.

Il consigliere regionale ricorda la vicenda che lo ha visto a sua volta, suo malgrado, protagonista al banco degli imputati per l’inchiesta relativa ad una supposta truffa ai danni della CEE, riguardante i corsi di formazione professionale. “Dopo cinque anni di calvario processuale – racconta Alessandrini - sono stato assolto con formula piena dal Tribunale, su richiesta del Pubblico Ministero, per non aver commesso il fatto. Confesso che mi sarebbe dispiaciuto moltissimo dover subire anche l’umiliazione che qualcuno si fosse costituito parte civile contro di me. Ecco il primo punto su cui invece gli amministratori del comune di Forlì pare abbiano già le idee molto chiare. Io in questa fase, più che altro, vedo in loro il cinismo e l’arroganza del potere e mi chiedo se siano così sicuri che sarebbero riusciti a fare meglio”.

L’esponente del PD si dimostra molto critico rispetto alla gestione di Sapro e ritiene che bisognerebbe chiedere conto proprio agli azionisti, colpevoli di aver lasciato fallire la società “con tutte le conseguenze negative che ne sono scaturite”, commenta ancora Alessandrini.

Ciò che ne è conseguito è stato un danno per la città e per l’intera provincia, “frutto della mancanza di volontà di esperire veramente strade alternative, calcolo politico e demagogico per assecondare l’opinione pubblica meno informata e desiderio fine a se stesso di discontinuità con le precedenti amministrazioni”.

Lo stesso Alessandrini ricorda le critiche mosse in passato sui comportamenti di Sapro, quando pubblicamente denunciò i prezzi alti delle aree urbanizzate, aree troppo grandi per le piccole imprese e poca volontà di frazionarle, gli incarichi professionali troppo concentrati su pochi nomi di professionisti, la contrarietà circa l’ampliamento della missione societaria e il trattamento anche di terreni per aree residenziali.

“E’ stato un errore politico? Può darsi, anzi certamente – continua il consigliere -  Non era il caso di snaturare il core business principale della società. Ma un conto è dirlo oggi, con il senno del poi, un conto era dirlo ieri. Non credo che gli attuali amministratori, nelle condizioni di quelli precedenti avrebbero fatto meglio, visto come si procede su altre strutture”.

 

Secondo Alessandrini le società fanno le fortune o vanno in disgrazia, generalmente per responsabilità degli amministratori e degli azionisti. “Anzi – precisa l’esponente del PD -  forse la responsabilità maggiore ricade proprio su questi ultimi perché, se sono capaci, trovano le soluzioni e cambiano in tempo utile gli amministratori. Quello che invece non ho mai visto nella mia lunga esperienza lavorativa, sono azionisti che scaricano tutta la responsabilità sugli amministratori, impedendo loro peraltro di sostituire il management per vendere le aree, dopo averlo sollevato, a mio avviso giustamente, dall’incarico”.

 

Ciò che dispiace più ad Alessandrini è che, fra illeciti che la Magistratura dovrà perseguire e punire severamente, se ne riscontrerà, ed errori che umanamente potranno essere stati commessi sul piano dell’indirizzo giurisprudenziale nella gestione della società ai termini del Codice Civile, il fallimento sia giunto quando Sapro aveva riconquistato una sua credibilità verso il sistema produttivo e le sue rappresentanze economiche. “Ciò, grazie soprattutto ai massimi timonieri che godevano e godono tutt’ora di grande reputazione, capacità imprenditoriale e visione per traghettare la società fuori dalla lunga congiuntura della gravissima crisi conclude il consigliere - che sta falcidiando migliaia di imprese su scala regionale e nazionale soprattutto nel settore immobiliare- anche sulla base di un management finalmente rinnovato e che invece non ha neppure potuto vedere la luce”.

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