29 luglio 2012 - Forlì, Cesena, Cronaca, Politica, Sanità, Società

Approvata in Regione la direttiva sugli asili nido

 

Per i bambini da zero a tre anni le regole cambiano. Non per i piccini, in verità, ma per le strutture che li dovranno accogliere. La Regione Emilia Romagna ha approvato la direttiva in materia di requisiti strutturali e organizzativi dei nidi.

Tante le novità. La prima riguarda il titolo di studio degli educatori. Fino ad oggi bastava il diploma a indirizzo pedagogico o magistrale. Dal 2015, invece, servirà una laurea specifica. Viene, inoltre, reso obbligatorio il rispetto dei requisiti di sicurezza, igiene, funzionalità dell’ambiente e tutela del benessere dei piccoli. Sembrano concetti scontati, ma evidentemente non lo sono.

Per quanto riguarda i nidi, la direttiva stabilisce il rapporto numerico tra personale e bambini delle diverse classi: 1 educatore ogni 5 bambini per la fascia 3-12 mesi; massimo di 1 educatore ogni 7 bambini tra i 12 e i 36 mesi nel tempo pieno e 1 educatore ogni 8 bimbi nel tempo parziale; infine, 1 educatore ogni 10 bimbi tra i 24 e i 36 mesi. 

Peri servizi domiciliari la Regione ha innanzitutto stabilito che saranno integrati nel sistema regionale dei servizi attraverso la collaborazione con i coordinatori pedagogici e ha semplificato le norme che definiscono i requisiti degli spazi e degli ambienti. Per questi servizi, si stabilisce inoltre che il numero massimo dei bimbi accolti dovrà essere di 7. 

Esistono, poi, i servizi integrativi che affiancano i nidi e sono caratterizzati da una possibilità di frequenza diversificata senza servizio di mensa. Tra questi, ci sono gli spazi per bambini che prevedono l’affido e, per le fasce tra i 12 e i 36 mesi, un rapporto tra educatori e bambini di 1 a 8, per quella tra 18 e 36 di 1 a 9 e tra i 24 e 36 di 1 a 12. Rientrano nei servizi integrativi anche i centri bambini e genitori o adulti accompagnatori. 

Per quello che riguarda le sperimentazioni di servizi per l’infanzia, è necessario che le proposte prevedano un progetto pedagogico, che sarà sottoposto al vaglio del nucleo regionale di valutazione.

Infine, i Comuni possono predisporre albi di personale al quale possano ricorrere le famiglie per organizzare autonomamente iniziative di conciliazione e l’organizzazione di servizi ricreativi con frequenza occasionale di bambini per due ore al giorno.

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