Intervista a Paolo Ferrero. «La crisi è la piena vittoria del capitalismo»

9 luglio 2012 |  Forlì | Cultura | Economia & Lavoro | Politica | Società | HomePage Forli |

 

A seguito dell’incontro alla libreria Feltrinelli di piazza Saffi (vedi: http://www.forli24ore.it/news/forli/0023747-pigs-ferrero-riscuote-ampi-consensi-forli), il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Forli24ore.it sul libro “Pigs”.

 

Il sottotitolo del suo libro è “la crisi spiegata a tutti”. Qualcuno ancora non l’ha capita?

Io penso che sulla crisi sia stata messa in giro una quantità enorme di menzogne. Sovente vengono raccontate cose che sono tutto l’opposto della verità. Il giornale economico più letto, che è anche la mia principale fonte d’informazione, il Sole24ore, è, di fatto, il giornale di Confindustria. Il libro che ho scritto vuole rovesciare i luoghi comuni sulla crisi e sulle soluzioni per affrontarla. In questo senso, il mio è un testo divulgativo.

Quali sono questi luoghi comuni?

Per esempio, si dice che per uscire dalla crisi bisogna deregolamentare, tagliare i salari, liberalizzare tutto. Oppure si dice che il problema principale è il debito pubblico o che la Merkel è una sadica. Un’altra cosa che si sente dire spesso è che la Germania finanzi il resto dell’Europa. Tutte cose che si sentono nella vita di tutti i giorni. E che sono tutte false. Io provo, appunto, a rovesciarle, utilizzando argomentazioni non complesse e senza usare termini specialistici.

Ma perché c’è la crisi?

La crisi è il frutto della piena vittoria del capitalismo, che ha realizzato fino in fondo i suoi obiettivi. E questo ha realizzato la sua crisi totale. Questi obiettivi sono: pagare poco la gente o non pagarla affatto e, paradossalmente, avere dei consumatori pieni di soldi per comprare cose del tutto inutili. Questa è l’origine di fondo della crisi: non è la scarsità, ma è la cattiva distribuzione della ricchezza. E su questa debolezza di fondo, il capitale ha reagito inventandosi la speculazione finanziaria, un modo attraverso cui alimentare artificialmente i consumi e la ricchezza, anche laddove i salari erano bassissimi. Il caso emblematico, in questo senso, è quello degli Stati Uniti: nel 2007, è stato incentivato il finanziamento ai disoccupati per acquistare la casa, senza accertarsi se avessero o meno le risorse per continuare a pagare. In breve, la tesi che sostengo nel libro è che la crisi non è frutto né della presunta cattiveria della Merkel, né del debito pubblico o della gente che non lavora. Molto più semplicemente, la crisi è frutto del capitalismo che, lasciato libero di far quello che vuole, produce le cause della propria crisi.

Prima della crisi, per anni si è parlato anche del rischio delocalizzazione…

Anche quella è una delle cause della crisi. Chi sposta la produzione automobilistica in Cina, perché lì gli operai costano un decimo che in Europa, non fa i conti col fatto che gli operai cinesi non possono permettersi di comprare una macchina. Stesso discorso per gli iPhone: prodotti in Cina e poi riportati negli Stati Uniti per essere venduti. Ma se si sposta la produzione, si avrà, presto o tardi, una popolazione americana che non avrà i soldi necessari all’acquisto dell’iPhone.

Quali sono le sue proposte per uscire dalla crisi?

Le mie proposte hanno la caratteristica di essere tutte fattibili domani mattina: patrimoniale, tetto alle pensioni a 5mila euro, così come agli stipendi dei funzionari pubblici e dei parlamentari; ma anche istituire una banca pubblica per aggirare il problema della speculazione. L’idea di fondo è che, anziché demolire i diritti e aumentare la precarietà, cose che ci fanno sprofondare ancor di più nella crisi, per uscire dalla recessione sia necessario redistribuire la ricchezza e il lavoro; ma anche riconvertire l’economia in senso ambientale attraverso un intervento pubblico e distruggere la speculazione finanziaria. Per esempio, mettendo fuori legge i derivati o le tasse sulle transazioni finanziarie.

L’istituzione del welfare state, verso la fine del XIXesimo secolo, è servita a contenere forze sociali distruttive. Ora arriva la spending review: tagli alla sanità e alla scuola. Tutto ciò può riaprire la porta a quelle forze estremiste?

No, perché quelle forze, nel frattempo, si sono fatte più moderate. A me pare, invece, che la demolizione dello stato sociale apra la porta a due cose: la sofferenza sociale, pazzesca e gratuita, e l’aumento di spazi di profitto per il privato. La prima è abbastanza chiara: si potrebbe decidere di fare una tassa sui grandi patrimoni, che peraltro non ne soffrirebbero troppo, e di usare quei soldi per aumentare le pensioni minime. Invece si è scelto di fare tutt’altro: si è presa la strada dei sacrifici che, in fin dei conti, sono recessivi e quindi non servono a nulla. La seconda è altrettanto evidente: se si ha in casa un anziano non autosufficiente e lo Stato non se ne può più occupare, ci si dovrà rivolgere ad una struttura privata. Sul versante della scuola, forse non è un caso che nella spending review si taglino 200 milioni di euro all’università pubblica e si mettano 200 milioni di euro per le scuole private. Questo è un governo che fa il gioco delle banche, dei ricchi e del Vaticano. È un governo che ha dichiarato guerra al popolo italiano.

(Michele Dori)

Commenti

Sono perfettamente d'accordo

Sono perfettamente d'accordo sui concetti e sulle cause della crisi espressi nel libro, peccato che la presentazione sia stata breve e non c'è stato il tempo di approfondire gli argomenti. Ritengo che l'argomento "Cause della crisi ed efficacia delle soluzioni" merita delle riflessioni e un dibattito allargato ad un confronto pubblico. Il libro esprime concetti in forma comprensibile anche ai non addetti ai lavori, come dice Paolo per capire la crisi bisogna conoscerne almeno, anche se a grandi linee, le cause e il libro le spiega. Dovremo essere in grado di capire che ciò che ci spacciano per salvifico o contro la crisi come la spending rewiev, che invece non è altro che una ulteriore manovra finanziaria che taglia risorse agli enti locali, alla sanità e alla scuola e contribuisce alla recessione dell'Italia e a trasferire soldi alle banche cavandoli dalle tasche degli operai. Questo governo ci stà dissanguando per arricchire le banche! Pochi sanno ad esempio che con questo accordo spacciato per una vittoria sulla Merkel, Monti ha usato i dodici miliardi ottenuti con l'allungamento dell'età pensionabile per salvare le banche spagnole. La gente deve sapersi difendere dalle falsità che ci propinano sulle cause di questa crisi e sulle soluzioni. Il libro è una sorta di manuale popolare che può svolgere questa funzione.

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