“Fatturato, produzione e ordini in calo. Rallenta anche l’export”

Unioncamere Emilia-Romagna: “Ci aspettano ancora mesi difficili".

Nel primo trimestre 2012 si sono accentuati i segnali negativi emersi alla fine dell’anno passato. Fatturato, produzione e ordini sono risultati in deciso calo. Rallentano, ma riescono ancora a crescere, le esportazioni e gli ordini esteri. La tendenza negativa interessa tutti i settori, in particolare l’industria del legno e del mobile e quella della moda. Le piccole imprese, meno orientate al commercio estero, subiscono i contraccolpi più duri. L’industria in senso stretto dell’Emilia-Romagna è entrata in un nuovo ciclo recessivo, anche se per ora meno drammatico rispetto alla pesante caduta del 2009, quando la produzione accusò una flessione del 14,1 per cento rispetto all’anno precedente. Sono le imprese di minore dimensione a pagare il prezzo più elevato alla crisi.

Sono queste alcune indicazioni che emergono dall’indagine congiunturale relativa al primo trimestre 2012 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.

La produzione dell’industria in senso stretto dell’Emilia-Romagna è diminuita del 3,5 per cento rispetto all’analogo periodo del 2011, dopo il -0,4 per cento del trimestre precedente. Le maggiori difficoltà hanno interessato le industrie del legno e del mobile (-8,6 per cento), che risente della crisi dell’edilizia, e della moda (-5,0 per cento), che sconta la riduzione dei consumi. Il sistema metalmeccanico ha mostrato una relativa tenuta, grazie al maggiore grado di apertura all’export. Le industrie meccaniche, elettriche e mezzi di trasporto hanno limitato il calo della produzione a -1,5 per cento. è stato invece del 2,4 per cento per le industrie dei metalli, che comprendono larghi strati della subfornitura meccanica. Anche la produzione dell’industria alimentare (-2,9 per cento) ha risentito della diminuzione dei consumi, nonostante il suo carattere aciclico.

Il fatturato a valori correnti ha subìto una flessione tendenziale prossima al 3 per cento. Tutti negativi gli andamenti settoriali. Più lievi per l’industria alimentare e per quella della meccanica-elettricità e mezzi di trasporto, con diminuzioni rispettivamente pari all’1,4 e 1,5 per cento. Più ampia la caduta per il sistema della moda (-3,5 per cento) e per l’industria del legno e del mobile (-8,5 per cento). Note negative sono giunte anche dall’industria dei metalli (-2,8 per cento) dall’eterogeneo gruppo delle “altre industrie” (-4,5 per cento).

Al calo di produzione e fatturato, non è rimasta estranea la domanda che ha accusato una flessione del 3,6 per cento, consolidando il trend negativo degli ultimi tre mesi del 2011.

Negative anche le prospettive per i settori legno- mobile (-8,7 per cento) e moda (-5,6 per cento). Pesante il quadro per l’industria dei metalli (-3,2 per cento), mentre meccanica-elettricità e dei mezzi di trasporto hanno visto scendere gli ordini del 2,3 per cento. L’industria alimentare ha evidenziato una relativa maggiore tenuta (-1,7 per cento).

Le esportazioni hanno rappresentato l’unica nota positiva con un incremento dell’1,7 per cento, rispetto allo stesso periodo del 2011, nonostante un lieve rallentamento nei confronti del trimestre precedente. Il successo sui mercati esteri è stato forte per la moda (+5,4 per cento) e buono per l’insieme delle altre manifatture. Le industrie della meccanica-elettricità e dei mezzi di trasporto hanno fatto segnare una crescita delle esportazioni dell’1,9 per cento, mentre sono apparsi più deboli i risultati conseguiti dalle industrie dei metalli (+0,3 per cento). Unica eccezione in questo quadro la caduta dell’export dell’industria del legno e del mobile (-7,0 per cento).

Gli ordini esteri crescono dell’1,5 per cento. Bene le industrie alimentari (+3,7 per cento) e meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto i cui ordini sono aumentati più delle rispettive vendite all’estero (+2,7 per cento). L’andamento è stato debole invece per i terzisti dell’industria dei metalli (+0,7 per cento). Segni negativi hanno riguardato le industrie della moda (-1,5 per cento), ma, soprattutto, legno e del mobile (-8,8 per cento).

“Idati congiunturali mettono in luce l’impatto della crisi del debito sovrano in alcuni Paesi dell’eurozona anche nell’economia dell’Emilia-Romagna – dichiara il Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Carlo Alberto Roncarati – e confermano la fase recessiva nella quale è entrata l’industria regionale”.

Questa fotografia di sintesi è il risultato di situazioni molto differenziate: vi sono aziende e settori che continuano ad avere performance positive, come la meccanica strumentale e le macchine utensili, mentre resta particolarmente pesante la situazione dei comparti  più legati alla domanda interna e ai consumi delle famiglie, come l’edilizia e settori collegati.  Anche la situazione del credito resta particolarmente critica. Il credit crunch si è ulteriormente accentuato, nonostante  i tassi abbiano smesso di salire; le banche denunciano difficoltà di raccolta e tendono a diminuire gli attivi.

Il credito in Emilia-Romagna, secondo l’analisi del Servizio Studi di Intesa Sanpaolo, ha continuato a indebolirsi nei primi mesi del 2012, in linea con la tendenza nazionale. Il complesso dei prestiti, dopo essere cresciuto del 4,8% in media nel 2011, nel primo trimestre 2012 è risultato invariato rispetto allo stesso periodo di un anno prima.

Come già osservato nell’ultima parte del 2011, nel primo trimestre 2012 è proseguito il deciso indebolimento dei prestiti alle imprese che a marzo hanno segnato una leggera contrazione (-1,5% a/a in linea col dato medio nazionale di -1,1%), dopo 20 mesi di crescita. I prestiti alle famiglie hanno confermato un rallentamento più moderato e graduale, ma hanno segnato a marzo 2012 un minimo del tasso di crescita, dell’1,9% a/a rispetto al 3,4% di fine 2011 e al 6,3% di dodici mesi prima. I prestiti alle famiglie dell’Emilia-Romagna sono cresciuti leggermente meno della media nazionale (+2,4% a/a nel primo trimestre 2012 rispetto a +3,1% del dato nazionale); quelli alle imprese sono allineati (-0,2% medio trimestrale per l’Emilia Romagna, -0,3% il dato nazionale).

Nei prestiti alle imprese, a marzo in tutte le province la variazione annua ha mostrato un segno negativo, con l’eccezione di Ravenna, che ha riportato una crescita dell’1,1%. A Ferrara e Bologna i prestiti alle imprese sono risultati essenzialmente fermi (-0,1% e -0,2% rispettivamente). Segno negativo si è registrato per Rimini (-3,3%), Piacenza (-2,4%), Forlì Cesena (-2,1%) e, più leggermente, per Reggio Emilia (-1,0%) e Modena (-1,1%). Si è accentuata la debolezza di Parma, che a marzo 2012 ha visto un calo dei prestiti alle imprese del 6% a/a.

A questi numeri, che danno la misura dell’impatto della recessione e della crisi del debito sovrano sul credito all’economia della regione prima dei disastrosi eventi sismici, si aggiunge la continua emersione delle sofferenze. Il tasso di decadimento dei prestiti è stabilmente sopra il 2% dalla fine del 2009 (2,2% a fine 2011 per l’insieme del settore non finanziario dell’Emilia-Romagna).

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