15 giugno 2012 - Forlì, Cronaca, Cultura, Sanità

La “vertigine Wildt” alla conquista dell’Europa

Si chiude l'esposizione forlivese e già si prefigura un tour tra Francia, Inghilterra e Paesi Bassi

La vertigine Wildt ci ha sorpresi e conquistati e, proprio ora che avevamo fatto l’abitudine a questo vero e proprio “museo nel museo” e a queste aliene presenze di lucidi marmi alla Casa delle Muse di Forlì, sta per lasciarci.

C’è tempo fino a domenica 17 giugno per visitare o tornare ad ammirare quella che, da più parti, é stata percepita come  “la mostra più bella e difficile del San Domenico”. Ma come sempre, del resto, non sono forse le conquiste più difficili quelle che conferiscono maggior orgoglio? Come aveva anticipato il Presidente Dolcini alla vigilia dell’inaugurazione del 27 gennaio scorso, questa sofisticata mostra dedicata a Wildt rappresenta una sfida, ardua, irta di rischi, come quello di non essere capita: cominciare a fare i conti col nostro passato recente, affrontare la modernità, la nostra modernità, conoscere il Novecento, il nostro Novecento, analizzarlo, capirlo, perché c’è ancora tanto da conoscere e da capire di quel periodo, dalle ferite ancora aperte. Questa la grande sfida del Progetto Novecento della Fondazione, iniziato con il percorso espositivo dedicato a Wildt, perché anche attraverso  questo artista Forlì s’inserisce nel mondiale flusso storico del Novecento e ne diventa parte integrante, in un disegno di respiro universale. Ebbene, questa sfida si è dimostrata vincente, dal momento che  “Wildt, l’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt” del San Domenico di Forlì è stata salutata da un unanime successo di critica internazionale, tanto da venire richiesta dal Museo D’Orsay di Parigi , insieme alla traduzione di gran parte del catalogo.

Così, in sede di conferenza stampa di chiusura della mostra, ha annunciato Gianfranco Brunelli, il Coordinatore del Comitato Scientifico, l’alfiere delle Grandi Mostre del San Domenico, anticipando inoltre che sono in essere trattative per esportare  a Londra e  ad Amsterdam, quella che ormai, a buon diritto, è diventata motivo d’orgoglio per i forlivese; l’orgoglio per la mostra di Wildt,assurta a fenomeno artistico d’eccellenza, si accompagna al rammarico per il fatto che sia stata ammirata  da “soltanto” 60.000 visitatori, complici la grande neve del Secolo, la più grande crisi economica di tutti i tempi e le minacce del terremoto.

Nonostante questo, è confortante e fa ben sperare il dato dell’ incremento considerevole dei visitatori giovani (il 39% dei visitatori ha un’età compresa tra i 25 e i 44 anni) e di quelli laureati, così come il fatto che circa il 30% dei visitatori della mostra non fosse mai stato prima a Forlì .

Con “Wildt, l’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt”  ha avuto inizio il Progetto Novecento, ideato e attuato dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì: un percorso di riflessioni e indagini lungo un biennio e che il prossimo anno vedrà la mostra “Novecento. L’arte in Italia tra le due guerre”(dal 2 febbraio al 16 giugno 2013) e un insieme di progetti ed eventi collaterali per rileggere la vicina storia forlivese, il rapporto fra la città razionalista, protagonista del periodo in quanto “città del Duce” , e il novecento italiano, europeo e mondiale, soprattutto per rileggerne tutte le espressioni artistiche.

E’ necessario ripensare la storia di Forlì con spirito di laicità culturale – ha in più di un’occasione  illustrato il Presidente Dolcini e ribadito in sede di conferenza stampa di chiusura della mostra -  storia da cui non si può prescindere, e valorizzare il patrimonio della città, dal momento che un corpus significativo di capolavori di Wildt è custodito nei Musei Civici di Forlì, in seguito alla donazione effettuata nel 1931 per disposizione testamentaria del marchese Raniero Paulucci di Calboli, grande estimatore e committente dell'artista : Fulcieri Paulucci de’ Calboli (1919), Santa Lucia (1926), San Francesco d'Assisi (1926), una versione della Maschera del dolore o Autoritratto (1908-1909), Lux (1920), La fontanella santa (1921), La Protezione dei bambini o Pargoli (1918).

Il novecento ha cambiato il volto di Forlì ed il suo territorio più di quanto non avessero fatto i secoli precedenti: nel novecento, soprattutto nel periodo fra le due guerre mondiali,  Forlì si è trasformata  in città moderna con l’avvio dei nuovi piani regolatori pensati dal Regime: gli interventi sulla struttura urbana antica, le nuove architetture razionaliste di edilizia pubblica (gli Uffici Statali, le Poste, il Tribunale, le scuole, gli asili), il nuovo asse urbano tra la nuova Stazione Ferroviaria e il Piazzale della Vittoria. La storia mondiale ha attraversato e trasformato la città, lasciando segni monumentali che costituiscono un patrimonio identitario culturale, da cui non si può prescindere, e che per questo motivo va correttamente conosciuto e analizzato, con la laicità dell’indagine storica e culturale, senza però scadere nella bigiotteria turistica e senza alcun intento di revisione o rivisitazione nostalgica del ventennio fascista, ma con la ferma convinzione di avere chiuso i conti col Fascismo già a partire dalla nostra Carta Costituzionale.

E su questa stessa linea ragiona ed  opera l’Amministrazione Comunale.

Il Sindaco Roberto Balzani ritiene che sia arrivato il momento che Forlì si scrolli di dosso il suo ingombrante “complesso del Duce” e cominci a valorizzare quello che è un vero e proprio “museo a cielo aperto”.

In sede di conferenza stampa di chiusura della mostra, l’Assessore alla Cultura  Patrick Leech ha confermato che il monumento a Icaro di Piazzale della Vittoria sarà recuperato e restaurato , così come nel 2013 termineranno  i lavori di recupero dell’Ex Gil - firmato dall’architetto Cesare Valli, per cui sono allo studio progetti per una sua nuova destinazione. 

Leech ha ricordato inoltre che il Progetto Atrium (Architettura di Regimi Totalitari del XX secolo nella gestione dello spazio urbano), collocato all’interno del programma South East Europe, comprende 18 partners di 11 diversi paesi del sud est europeo.

Tornando a Wildt, come ha evidenziato il Presidente Dolcini, ci si trova di fronte ad una mostra di storia, filosofia, sentimenti esistenziali di risonanza universale, perché i marmi, i gessi, i bronzetti e i disegni di Wildt sprigionano tutta l’angoscia, l’inquietudine, la sofferenza, il dramma dell’uomo del ‘900, fra guerre, regimi totalitari, epurazioni, perdita di punti di riferimento, ma anche aneliti alla libertà, alla democrazia, alla spiritualità, alla pace.

“Una mostra che, per questo motivo- ha spiegato Dolcini - non può che essere antifascista”

Dolcini ha fatto appello ad una ancora più stretta collaborazione fra la Fondazione, le Amministrazioni, l’università, per fare rete, coinvolgendo anche gli altri attori del nostro territorio,  perché Forlì non sia un fiore nel deserto, ma questa nostra terra ricca d’eccellenze a 360 gradi diventi un polo d’attrazione culturale d’eccellenza, indispensabile per lo sviluppo del territorio stesso.

“D’ora in poi - ha sottolineato con forza il presidente della fondazione Cariromagna - noi tutti siamo obbligati a fare eccellenza, altrimenti ricadremo inesorabilmente nell’oblio”.

Se questo percorso espositivo attua un’operazione di “restituzione”, è sicuramente nei confronti di Adolfo Wildt, nel senso che gli restituisce la statura di “Principe del Novecento”, essendo Wildt ritenuto vero genio dimenticato del ‘900 Italiano ed Europeo

Fernando Mazzocca, uno dei curatori, ha definito questa mostra  “la più completa finora realizzata sull’artista, un’occasione unica e difficilmente ripetibile per poterne ammirare e studiare tutte le opere trasportabili e quelle mai viste prima”, poste a dialogare fra loro nelle sale espositive del San Domenico. Wildt è qui documentato in tutti i suoi aspetti, restituiti grazie agli studi iniziati negli anni ’80 da Paola Mola -  altra curatrice della mostra e divenuta la massima studiosa italiana di Wildt- e in tutti i suoi materiali: marmi, gessi, bronzetti, disegni e fotografie.

Infatti, non ci troviamo di fronte ad una mostra monografica, ma ad una “mostra di relazioni”,  come ha ben spiegato Mazzocca: soltanto attraverso questa fitta rete di relazioni fra Wildt e tutta la storia dell’arte si riesce a coglierne la grandezza .

“Fin da ragazzo studiai con selvaggia intensità i nostri maestri antichi. E’ questo studio, lungo e faticoso, l’unica fonte della mia arte e a questo aggiungo il mio potente bisogno di sincerità”, scriveva Wildt nel 1915. Questa mostra, impreziosita da ben 64  capolavori “di confronto”, è  un percorso straordinario e interdisciplinare che va dai richiami all’arte egizia, alla pittura vascolare attica, dai Kouroi, alle sculture della cerchia di Fidia, dalle sculture elleniste e a quelle romane, dai decori dorati (poi ripresi dallo Jugendstil e da Klimt, di cui sono esposti alcuni disegni) ai fregi bizantini dei trafori di una transenna e di un capitello del periodo costantinopolitano, dalle tavole medievali, a quelle del Rinascimento e dell’Antirinascimento e del Manierismo, dalla scultura gotica alla scultura rinascimentale di Donatello e Michelangelo, dalla scultura barocca di Bernini al NeoClassicismo di Canova, dalle Secessioni all’Espressionismo, dalla lezione di Modigliani al Simbolismo e al Surrealismo, dalla metafisica di De Chirico a Morandi, dai tagli di Fontana a Melotti -  entambi , questi ultimi, allievi di Wildt e da questi influenzati- da Mazzucotelli a Bellotto.

L’arte di Wildt è un divenire sublimato di riferimenti, richiami, significati, dialoghi, intrecci di anime e stati d’animo, attraverso la storia dell’arte tout court, ma fuori dal tempo, in una dimensione sua propria e assoluta, estraneo ad ogni possibile inquadramento .Questo il motivo per cui egli non è stato compreso appieno dai suoi contemporanei, salvo alcune eccezioni.

Tutto questo ha ribadito anche un commosso Professor Antonio Paolucci, riaccolto calorosamente al “suo” San Domenico dopo un grave problema di salute: “Si è dimostrata ancora una volta vincente la ‘formula Forlì San Domenico’, ossia partire da un tema di radicamento locale, dalle opere di un genius loci e sulla base di questo impostare linee di ricerca dalle direttrici nazionali ed internazionali. L’opera d’arte dev’essere concepita e studiata come relativa, ossia nel suo contesto di relazioni a 360 gradi, perché così, di fatto, nasce ed ha ragion d’essere”.

Un totale complessivo di più di 600.000 visitatori per tutte le sette grandi mostre del San Domenico, avvicendatesi un anno dopo l’altro, a partire da quella dedicata al Palmezzano fino a quella di Wildt, non può che essere un risultato d’eccellenza.

Forlì si sta rivelando all’Italia e al mondo.

La mostra “Wildt. L’anima e le forme” resterà aperta fino al 23 giugno 2012, osservando i seguenti orari: da martedì a venerdì 9,30- 19,00 ; sabato e festivi 9,30 – 20,00.   www.mostrawildt.it

 (Chiara Macherozzi)

Scrivi un commento

Abbiamo bisogno del tuo parere. Nel commento verrà mostrato solo il tuo nome, mentre la tua mail non verrà divulgata. Puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo forum. Il contenuto dei commenti esprime il pensiero dell'autore che se ne assume le relative responsabilità non necessariamente rappresenta la linea editoriale del quotidiano online, che rimane autonoma e indipendente. I commenti andranno on line successivamente. L’Editore si riserva di cambiare, modificare o bloccare i commenti. E’ necessario attenersi alla Policy di utilizzo del sito, alle Policy di Disqus infine l’inserimento di commenti è da ritenersi anche quale consenso al trattamento dei dati personali del singolo utente con le modalità riportate nell'informativa.
24WEBTV: La Cronaca in Video Le storie della città in "diretta" sullo schermo.