L’Aido in piazza Saffi per la giornata nazionale della donazione di organi.

26 maggio 2012 |  Forlì | Cronaca | Sanità | Società | HomePage Forli |

 

Si può fare di più. Non è solo una canzone, ma anche l’appello che lancia Giorgio Maltoni, presidente della sezione forlivese “Claudio Matteucci” dell’Associazione italiana donatori organi (Aido). Per stimolare la cultura della donazione ed informare la popolazione su un tema così delicato, domani si terrà la giornata nazionale per la donazione e i trapianti di organi.

L’Aido terrà un banchetto in piazza Saffi dalle 10 alle 18 e si metterà a disposizione per fornire tutte le informazioni necessarie. È necessario, infatti, migliorare la comunicazione su tale argomento per convincere una fetta consistente della popolazione italiana che ancora si dichiara contraria all’espianto degli organi. Ammonta, infatti, al 30 per cento. Ed è un 30 per cento che pesa sulle liste di persone in attesa di un rene o un cuore per ricominciare a vivere; nel 2011 sono stati 8970 i pazienti in attesa di trapianto: di questi, solo 2940 hanno ottenuto un trapianto.

In Italia, sono lunghi i tempi di attesa per la donazione: in media, quattro anni per un pancreas, tre per un rene o un fegato, due per un cuore e polmoni. «Il problema» ha spiegato il presidente Giorgio Maltoni «è che nel nostro Paese si fa fatica ad accettare il concetto di morte cerebrale. Ci sono dei limiti che stabilisce la legge oltre i quali la vita finisce e si può autorizzare l’espianto, ma molte persone ancora non sono convinte». Nel territorio forlivese, si contano ben dodici prelievi multi-organi nel 2011, di cui tre eseguiti all’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì e nove al Bufalini di Cesena.

«Una cosa che non tutti sanno è che i donatori possono essere anche persone in là con l’età» ha continuato Giorgio Maltoni. «Anzi, io dico sempre che il fegato di un novantenne è più sano del fegato di un ventenne, perché i novantenni di oggi hanno avuto vent’anni quando l’aria era pulita e il sesso era sporco, cioè si praticava poco». «Ora, invece» ha scherzato il presidente Maltoni «l’aria è sporca e il sesso si pratica spesso e quindi aumentano i rischi di contrarre malattie dannose per il fegato come l’epatite».

Battute a parte, è proprio ai giovani che ci si rivolge: «E’ soprattutto alle nuove generazioni che dobbiamo prestare maggiore attenzione» ha dichiarato il vice presidente della Provincia Guglielmo Russo «perché è con loro che può giungere a maturazione una vera cultura del dono».

Giorgio Maltoni ha quindi illustrato le peculiarità della donazione in Italia; la sicurezza, innanzi tutto: gli organi vengono sottoposti a controlli rigorosi che rendono praticamente nulla la possibilità di contrarre malattie dalla donazione; il costo del trapianto, in secondo luogo, che è interamente a carico del servizio sanitario nazionale: si va quindi a sgravare di un peso importante persone e famiglie già duramente colpite da un destino malevolo. In altri paesi, anche molto avanzati, non è sempre così e sono sovente le famiglie dei malati a dover coprire i costi dell’operazione, in parte o anche interamente. E infine, ma non per ultima, la legalità: gli organi impiantati in Italia provengono solo ed esclusivamente da circuiti legali e trasparenti. L’orrendo mercimonio degli organi espiantati a fanciulli o condannati a morte, pratiche frequenti nel terzo mondo e nei paesi cosiddetti “emergenti”, non si può fare in Italia, in cui è in vigore una legislazione severa e puntuale.

Altro appuntamento importante sarà il 1° luglio a Villa Prati: l’Aido organizza una giornata con le famiglie dei donatori di organi, a cui prenderà parte anche il sindaco Roberto Balzani.

 

(Michele Dori)

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