19 maggio 2012 - Forlì, Cronaca, Politica, Società

Biodigestori: iniezione per la green economy o semplice speculazione?

Destinazione Forlì dubbiosa sulla regolamentazione e rischio che comporta il proliferare degli impianti

Biodigestori: Opportunità per una sostenibile “Green Economy” o semplice speculazione?

Questo è l’interrogativo mosso da Destinazione Forlì che affronta il tema riflettendo su pro e contro dell’applicazione di questa tecnologia.
Il funzionamento di un biodigestore è “piuttosto semplice”: in un grande contenitore stagno vengono introdotte sostanze organiche di diversa origine, ad esempio vegetali, che tramite una degradazione ad opera di batteri, si trasformanno in metano e compost. Il gas ottenuto viene bruciato in motori per la generazione di corrente elettrica oppure viene immesso direttamente in rete. Questo tipo di impianto risulta essere estremamente redditizio in quanto è sostenuto da contributi definiti a seguito della Legge Finanziaria 2008 e 2009 per impianti alimentati a fonti rinnovabili.

Il limite di potenza 0,999 kW esenta questo tipo di impianti dalla valutazione di impatto ambientale e consente di lucrare la immorale tariffa onnicomprensiva di 0,28 € per ogni kwh prodotto, per un risparmio di 6.713 € al giorno, arrivando a oltre 2,450 Milioni € all’anno”, racconta Raffaella Pirini, leader di Destinazione Forlì.
Da quanto riportato, l’incentivo su questi impianti viene garantita per 15 anni. “Questo avviene anche nei casi in cui, per esempio, si parta bruciando solo scarti vegetali del posto e si finisca, poi, bruciando anche scarti animali o altri scarti provenienti da zone lontane”, precisa Pirini.
Da qui sorge il dubbio della lista civica che si chiede allora se la proliferazione di richieste per dotarsi di questo tipo di impianti sul territorio sia legato ad una rinnovata coscienza ecologica o sia più un occasione per speculare.

“Fa riflettere che la presenza di questi impianti sia stata bandita dalle province di produzione del Parmigiano-Reggiano ‘graziate’  dal peso politico del Consorzio di Reggio Emilia – spiega Raffaela Pirini -  Il piano energetico regionale 2011-2013 prevede la realizzazione di centrali a biomasse per 600-750 MW, ma ovviamente non ci si fermerebbe qui e gli obiettivi al 2020 sono molto più ambiziosi. La prospettiva è che nel 2013 il 30% della superficie agricola sia destinato alle centrali e, escludendo le province del consorzio di produzione del Parmigiano Reggiano, immaginate voi in quale parte della Regione si concentreranno queste centinaia di impianti”.
Non è tutto rosa e fiori nel campo dei biodigestori e l’esempio riportato dal capogruppo in consiglio comunale della lista civica fa sospettare che sia proprio così.

“Basti pensare al biodigestore di Medicina, in provincia di Bologna – continua l’esponente di Destinazione Forlì - che ha iniziato ad essere alimentato a mais per poi finire ad essere alimentato, negli anni successivi, a scarti animali con conseguenze sul territorio e sulla popolazione residente a dir poco inquietanti, come i cattivi odori, acri e spesso intollerabili, che impediscono ad alcuni dei residenti in zona di uscire di casa”.
Sul confine tra Ravenna e Forlì, in località Caserma, è stata autorizzata la costruzione di un impianto che sarà alimentato con 20 mila tonnellate all’anno di pollina, circa il 10% di tutta la produzione romagnola, e la lista lamenta inoltre che il biodigestore sorgerà a 150 metri dal centro abitato. “Questo impianto riverserà i suoi effetti sull’adiacente territorio forlivese e nonostante questo, nessuno degli organi di governo della Provincia e del Comune di Forlì ha partecipato
alle Conferenze di Servizi indette dalla Provincia di Ravenna il 7 giugno 2011 e il 20 dicembre 2011”
, sottolinea Pirini
Anche a Forlì le cose non sono molto diverse: sta infatti per essere autorizzato a Casemurate un impianto del tutto simile, che sorgerà a 2 km di distanza in linea d’aria da quello di Caserma, a 5 da quello di San Pietro in Campiano e Castiglione di Cervia.

Alla base di questa proliferazione secondo i “grillini” forlivese, sarebbe la scarsa regolamentazione che vincola l’installazione di questi impianti.  “Si rischia di creare situazioni di difficile convivenza degli impianti sia con il territorio sia con la popolazione residente, portando a  creare
problemi e danni difficilmente reversibili come la svalutazione immobiliare, il traffico e l’inquinamento
– conclude Raffaella Pirini -  Da ultimo, ma non per importanza, causerebbe un consumo del territorio intollerabile non più vocato alla produzione di cibo. Il comune dovrà sollecitare la Regione a porre dei limiti riguardo il numero, la portata, l'uso per autoconsumo e le modalità di costruzione di questi impianti”.

Scrivi un commento

Abbiamo bisogno del tuo parere. Nel commento verrà mostrato solo il tuo nome, mentre la tua mail non verrà divulgata. Puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo forum. Il contenuto dei commenti esprime il pensiero dell'autore che se ne assume le relative responsabilità non necessariamente rappresenta la linea editoriale del quotidiano online, che rimane autonoma e indipendente. I commenti andranno on line successivamente. L’Editore si riserva di cambiare, modificare o bloccare i commenti. E’ necessario attenersi alla Policy di utilizzo del sito, alle Policy di Disqus infine l’inserimento di commenti è da ritenersi anche quale consenso al trattamento dei dati personali del singolo utente con le modalità riportate nell'informativa.
24WEBTV: La Cronaca in Video Le storie della città in "diretta" sullo schermo.