Diritto di volare: “il caso KPMG/PRIT 2020”

Dal piano per lo sviluppo degli aeroporti al progetto integrato dei trasporti per il 2020

Sullo studio effettuato dalla KPMG i parlamentari locali dell’Ulivo si espressero favorevolmente impegnandosi, secondo quanto riportato da Elvio Galassi, a promuovere l’attuazione della ricerca commissionata dalla Regione Emilia Romagna.

Come già raccontato più volte lo studio indicava le “vocazioni” aeroportuali della regione ridistribuendo competenze e specifiche: a Parma voli industriali, a Bologna commerciale, a Rimini charter e qualche low cost e a Forlì il cuore dei collegamenti low cost.

Rimini fu la prima realtà a fare un passo indietro, seguita a ruota da Bologna, rompendo così il meccanismo di sviluppo del potenziale degli scali.

“La Sab pur non essendo più in maggioranza rimaneva in maggioranza con 4 consiglieri d’amministrazione su sette”, precisa Galassi.

Gagliardi non è da meno e piano alla mano dichiara che lo avrebbe compreso anche un bambino. Il capogruppo del PdL inoltre, sostiene, come sosteneva già negli anni ’90 che per rendere efficace la gestione dell’aeroporto era necessario prevedere l’ingresso di soggetti privati.

“Le carenze politiche sono evidentissime – attacca Gagliardi – è mancato un lavoro tra i partiti di maggioranza ed opposizione che andasse oltre le ideologie. Rimini ad esempio su certe questioni ha fatto quadrato e maggioranza e opposizione hanno lavorato insieme su scelte condivise”; cosa che a Forlì e Cesena non è possibile fare come si evince molto bene dalle parole del capogruppo del PdL: “In Provincia, ai cesenati non interessa l’aeroporto di Forlì”.

Da uno studio ad un piano, spunta il PRIT, il Piano Regionale Integrato dei Trasporti

Si legge nel documento:

“Il Ridolfi (Forlì) e il Fellini (Rimini) hanno il proprio bacino di riferimento nell’area romagnola e servono quindi un territorio articolato in cui predomina la fortissima vocazione turistica, che lo rende in questo settore uno dei più importanti a livello europeo: l’estrema vicinanza dei due scali ha portato, in seguito alla L.R. 4/2011 “Misure straordinarie a sostegno del sistema aeroportuale regionale”, alla creazione della Società Aeroporti Romagna, che ha gli obiettivi di effettuare un’efficace politica commerciale verso i vettori aerei, ampliare le opportunità di trasporto per le diverse tipologie di utenti, valorizzare le vocazioni dei diversi territori, agevolare e incentivare gli investimenti privati all'interno delle società aeroportuali, al fine di rendere competitiva la politica industriale degli scali”.

Ovviamente Bologna fa la parte del leone con una struttura moderna e pienamente inserita a livello regionale in un sistema di collegamenti passeggeri/merci che può solo mirare a migliorare e potenziarsi. Tuttavia si rileva proprio nel piano regionale quanto segue: “A fronte delle potenzialità illustrate, la capacità attuale dell’aeroporto, in relazione agli sviluppi del traffico previsti, presenta però delle forti criticità, per il ridotto numero di movimenti/ora della pista, a causa della configurazione delle bretelle di collegamento tra pista e rullaggio che non consentono di liberare rapidamente la pista di volo ed a rendere fluido il traffico sulle aree di manovra; il ridotto numero di piazzole di sosta; la ridotta dimensione del terminal, con impossibilità di ampliamento nella giacitura attuale. Ne risulta che già attualmente, nelle ore di picco, si verificano congestionamenti del terminal e del piazzale ed un utilizzo della pista quasi al massimo della capacità.

Alla limitazione della capacità del sistema si aggiungono le criticità ambientali che rendono difficoltoso lo sviluppo dello scalo e vincolano l’espansione del sedime, inserito in un contesto urbanizzato, in prossimità di una base dell’aeronautica militare, in un territorio vulnerabile dal punto di vista idrogeologico. Si aggiunge infine la criticità rappresentata dall’unico accesso dalla tangenziale, che nello scenario di traffico previsto potrebbe risultare insufficiente”.

Ma Forlì come se la cava? Come esce dalla relazione del PRIT?

Leggiamo: “Dal punto di vista della dotazione infrastrutturale o delle capacità di espansione l’aeroporto di Forlì non presenta criticità di rilievo. Critico invece rappresenta il livello di concorrenza con i vicini aeroporti di Bologna e di Rimini. Nel piano di gestione totale di lunga durata dell’aeroporto, in corso di istruttoria presso i competenti uffici dell’Enac, sono state valutate le future esigenze dello scalo e sono stato individuati interventi che hanno come obiettivo, da

un lato di aumentare la capacità del sistema aeroportuale, in termini di aeromobili, passeggeri e merci e, dall’altro di eliminare le criticità presenti negli attuali sistemi delle infrastrutture di volo, dell’aerostazione, della viabilità di accesso e dei parcheggi auto nonché degli impianti tecnologici e delle reti”.

Per questo il futuro stabilito dalla Regione per lo scalo di Forlì è, o meglio, era chiaro: “L’aeroporto di Forlì si configura come un aeroporto complementare, che può assumere il ruolo di polo per la formazione aeronautica e per attività di supporto (manutenzione e rimessaggio aeromobili)”.

Curioso che proprio nel PRIT l’analisi dello scalo riminese, alla voce “Stato attuale dell’aeroporto e progetti in corso” e in quella “Criticità e indicazioni già formulate per sviluppi futuri”,  non riporti nulla. Rilevato questo lasciamo ad altri ogni interpretazione.

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