20 aprile 2012 - Forlì, Agenda, Cronaca, Cultura, Arte, Società

“Trait d’union”, il colore che riabilita i detenuti.

Giuseppe Bertolino ha guidato negli ultimi dodici anni il laboratorio di pittura del carcere di Forlì

Assecondare il desiderio di usare il colore. È questo lo spirito con cui l’artista forlivese Giuseppe Bertolino ha guidato negli ultimi dodici anni il laboratorio di pittura della casa circondariale di Forlì. E da questa esperienza nasce la mostra d’arte contemporanea “Trait d’Union”, che è stata inaugurata questa mattina alle 10.30 all’interno del carcere, alla presenza delle massime autorità cittadine, tra cui il Prefetto Angelo Trovato e l’assessore al welfare del Comune di Forlì Davide Drei. E non solo: era presente anche il provveditore vicario dell’amministrazione penitenziaria Rosanna Buscemi e, ovviamente, la direttrice del carcere Palma Mercurio che ha fatto gli onori di casa.
Chiusi tra quattro mura. Cancelli che sbattono. Rare le visite di parenti e amici. Un’atmosfera grigia e squallida, resa ancor più angosciosa dalla monotonia cromatica degli ambienti. E tanto tempo per riflettere sugli errori commessi. Alla realtà del carcere ci si può arrendere. O si può trovare dentro di sé la forza per reagire. Il colore fluidifica questo cambiamento emotivo, questa crescita personale. «Il colore si serve di una scorciatoia per raggiungere i nostri sensi e suscitare le nostre emozioni» ha commentato Giuseppe Bertolino «è un elemento vivo, attivo, interagisce con l’ambiente con un comportamento sensibile e contribuisce in maniera determinante ad un miglioramento psico-fisico dell’individuo».
Il colore, in questo senso, è terapeutico. Ed è proprio il colore ad essere protagonista della mostra: intere pareti sono state affrescate dai detenuti. E quindi la mostra non è itinerante. «È realizzata dai detenuti e per i detenuti stessi» ha dichiarato Bertolino. E poi, chiosando ironicamente: «L’unico modo di vederla è farsi arrestare».

 

                                                                                (Michele Dori)

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