Gusto, creatività, qualità, flessibilità, innovazione a rischio per colpa della pressione fiscale

Questo è l'allarme lanciato dal vicesegretario di Confartigianato di Forlì, Marco Valenti

La scelta di Ikea di produrre in Italia premia l’economia delle “quattro A” abbigliamento-moda, arredamento, alimentari, apparecchiature industriali, vale a dire i settori trainanti del “made in Italy”. 

Il gruppo svedese riconosce i punti di forza della capacità manifatturiera dell’artigianato e delle piccole imprese espressa nei distretti produttivi italiani: gusto, creatività, qualità, flessibilità, innovazione che resistono al di là delle mode consentendo di mantenere elevato il peso delle esportazioni.

Per il vicesegretario di Confartigianato Forlì, Marco Valenti si potrebbe far molto per rendere la l’ economia maggiormente competitiva. “Tra gli ostacoli presenti” spiega “ha un peso determinante l’alto costo del lavoro che su 4.383.544 imprese pesa per 376 miliardi l’anno, una cifra pari al 14,2% del fatturato e al 59,7% del valore aggiunto prodotto dalle aziende. Ma sono le imprese più piccole a pagare il conto più salato: per quelle con meno di 50 addetti il costo del lavoro ammonta a 173,2 miliardi di euro ed è pari al 51,6% del valore aggiunto.”

Tra il 2003 e il 2009 l'incidenza del costo del lavoro sul valore aggiunto creato dalle imprese fino a 50 addetti è aumentato del 10,7%, passando dal 40,8% al 51,6%. Nello stesso arco di tempo, per le imprese medio-grandi l’incremento è stato inferiore (+6,6%).

Continua Valenti “a gonfiare il costo del lavoro è la pressione fiscale. La tassazione sul lavoro di un dipendente single senza figli con retribuzione media è del 46,9%, vale a dire il 12 per cento in più rispetto alla media dei Paesi Ocse che si attesta al 34,9%. Una percentuale che pone l’Italia al quinto posto tra i 34 Paesi avanzati dell’Ocse con il cuneo fiscale più oneroso. La differenza rispetto alla media non cambia di molto se si prende in considerazione la tassazione sul salario di una coppia con due redditi e due figli: la percentuale del cuneo fiscale è del 42,1%, cioè il 12,3% in più rispetto agli altri paesi, fermi al 29,8%.”

A fronte dell’alta tassazione del lavoro, la quota di PIL destinata alla protezione dei lavoratori dalla disoccupazione è la più bassa di Europa. “La quota di spesa pubblica impiegata per contrastare il fenomeno della disoccupazione è solo lo 0,8% del PIL, meno della metà dell’1,8% del PIL destinato, in media, dai Paesi dell'Unione Europea.” Chiarisce il vicesegretario “Confartigianato ha messo a confronto il costo del lavoro delle nostre imprese e di quelle dei Paesi emergenti. Il costo del lavoro di un’impresa manifatturiera in Italia, pari a 33.019 euro per dipendente, è più che doppio rispetto ai 17.056 euro di un’impresa del Brasile e ai 16.806 euro della Turchia, è il triplo rispetto agli 11.883 euro di un’impresa polacca, quasi sei volte in confronto ai 6.075 euro di un’impresa rumena e poco meno di 9 volte in confronto ai 4.130 euro di un’impresa della Cina.”

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