2 aprile 2012 - Forlì, Cronaca, Sanità

Ginecologia-Ostetricia dell’Ausl di Forlì: nuova vocazione chirurgica e oncologica

Chirurgia mini-invasiva, presto anche robotica, nuovi tipi di intervento in uroginecologia, e potenziamento dell’ambito oncologico. Sotto la direzione del dott. Celestino Claudio Bertellini, a Forlì da un anno, l’U.O. di Ginecologia-Ostetricia dell’Ausl di Forlì sta assumendo una vocazione sempre più chirurgica, come testimonia il netto aumento del volume e della qualità dell’attività. Nel 2011, infatti, sono stati effettuati 1.309 interventi, e garantite 10.500 prestazioni, soprattutto ecografie, cardiotocografie, isteroscopie diagnostiche, e colposcopie, con un aumento del 13% circa sul 2010, mentre le visite hanno toccato quota 7.800 (più 10% circa sul 2010) e i ricoveri sono stati circa 2.600. Da sottolineare anche l’incremento della complessità dei casi trattati, salito statisticamente dal 0,57% del 2010 al 0,59% del 2011.

«Abbiamo modificato l’atteggiamento chirurgico – illustra il Direttore – passando da interventi tradizionali, spesso laparotomici, a interventi mini-invasivi, quali l’isteroscopia e la laparoscopia operative, o per via vaginale. Complessivamente, abbiamo trattato, anche con approccio chirurgico mini-invasivo, 40 neoplasie maligne genitali femminili». Le isteroscopie operative, finalizzate alla rimozione di patologie endouterine quali polipi o miomi, sono così cresciute dalle 140 del 2010 alle 191 del 2011 (+36%), e le laparoscopie addirittura dalle 31 del 2010 alle 121 del 2011 (+290%). Adesso, la prossima frontiera è la chirurgia robotica. «Rientra nei nostri obiettivi e speriamo di arrivarci presto, divenendo il primo centro in Emilia-Romagna a impiegare il robot in questa disciplina – rivela il dott. Bertellini – d’altronde, in Italia, dopo l’urologia, è la ginecologia la branca in cui più si utilizza tale tecnologia».

Nuovi interventi sono stati introdotti anche nell’uro-ginecologia, in particolare nei casi di prolassi, cioè caduta di vagina, utero, organi genitali, e d’incontinenza urinaria. «Spesso, applichiamo protesi sintetiche, simili a sottili reti o nastri, che danno risultati migliori rispetto alle procedure tradizionali – spiega il direttore – purtroppo, tali patologie, soprattutto l’incontinenza urinaria, sono sempre più alla ribalta; in passato le donne, un po’ per vergogna un po’ per ignoranza, tendevano a non affrontare il problema, ritenendolo inevitabile. Oggi, invece, c’è maggior consapevolezza e volontà di risolverlo, e ciò comporta un forte impegno, anche dal punto di vista della formazione del personale sanitario, conditio sine qua non se si vogliono applicare nuove metodiche».

Sempre in ambito chirurgico, grande attenzione è stata rivolta all’oncologia. «Affrontiamo tutte le neoplasie inviate alla nostra osservazione, sia dal punto di vista diagnostico sia terapeutico, impiegando, per la prima volta a Forlì, anche la laparoscopia, e collaboriamo con le altre discipline interessate e con l’Irst di Meldola – conferma il dott. Bertellini –. La multidisciplinarietà è l’arma vincente contro tali patologie». L’impegno in questo campo è confermato dal numero di visitedell’ambulatorio onco-ginecologico -situatoal padiglione Vallisneri,di cui è responsabile il dott.Andrea Amadori - cresciute dalle 258 del 2010 alle 273 del 2011. «Nell’ultimo anno abbiamo effettuato pure 377 colposcopie, ovvero un esame specialistico del basso tratto genitale femminile, successivo al Pap-test, eseguito sul collo dell’utero – spiega il dott. Bertellini – Inoltre, alcuni medici del reparto partecipano due-tre volte al mese all’ambulatorio multidisciplinare istituito all’Irst per discutere le terapie più opportune da effettuare a pazienti oncologiche dell’Ausl di Forlì e di Ausl limitrofe».

Nel corso del 2011, è stata poi intensificata la diagnostica isteroscopica, volta a individuare polipi, miomi, iperplasie e neoplasie, utilizzando una metodica con soluzione fisiologica in grado di migliorare la definizione e consentire così l’impiego di piccoli strumenti operativi. «Nell’isteroscopia diagnostica e operativa ambulatoriale, abbiamo registrato un aumento di attivitàpari al 36%: dalle 311 isteroscopie del 2010 siamo arrivati alle 423 del 2011 – spiega il Direttore – diversi piccoli interventi, come la rimozione di polipi, li abbiamo eseguiti in ambulatorio anziché in sala operatoria, in anestesia generale, come accadeva prima». Contemporaneamente, si è rafforzata la diagnostica ecografica, anche grazie all’apporto di alcuni medici del territorio. «Nel 2011, al Vallisneri – commenta il dott. Bertellini – abbiamo svolto circa 6.000 ecografie ostriche-ginecologiche, riducendo i tempi di attesa». Infine, è proseguita l’attività dell’ambulatorio di 1° livello per la sterilità, in cui operano due biologi. «L’ambulatorio di “Fisiopatologia di riproduzione umana”, coordinato dalla dott.ssa Laura Gubbioli, ha registrato 214 accessi per primi colloqui per sterilità e 86 per visite di controllo degli esami, per un totale rispettivamente di 107 e 43 coppie interessate – rivela il Direttore – il laboratorio, invece, ha effettuato 307 spermiogrammi e 71 cicli d’inseminazione intra-uterine, trattando con tale modalità 40 coppie, per un totale di 7 gravidanze e una riuscita pari al 17% dei casi. Abbiamo infine selezionato, seguito e preparato pazienti trattate in centri di livello superiore».

Per quanto riguarda gli obiettivi da conseguire nel 2012, uno dei principali è rafforzare l’impegno contro l’endometriosi. «Nel 2011, abbiamo iniziato ad affrontare le patologie endometriosiche, provocate dalla presenza di tessuto endometriale mestruale al di fuori dell’utero, applicando moderni trattamenti laparoscopici mini-invasivi – dichiara il dott. Bertellini – si tratta di patologie che determinano, in molti casi, una grave sintomatologia dolorosa, con danni agli organi pelvici e possibile sterilità, e colpiscono soprattutto donne giovani. Per questo, intendiamo creare un ambulatorio dedicato con l’apporto di altri specialisti quali chirurghi, urologi, psicologi, radiologi, gastroenterologi, endoscopisti, anestesisti, per poter contrastare sia dal punto di vista medico sia psicologico una malattia debilitante e foriera di forti disagi nella vita quotidiana, tanto che dovrebbe essere presto riconosciuta come malattia sociale».

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