Referendum dei lavoratori in Marcegaglia: si determina il futuro del mercato del lavoro

La Fiom, che non ha firmato l'ipotesi di accordo, incontrerà la cittadinanza per spiegare le sue ragioni

Si tiene oggi il referendum voluto da Fim e Uilm sull’ipotesi di accordo siglata ieri alla Marcegaglia, un evento che rischia di essere “volenti o nolenti” il “cavallo di Troia” per l’applicazione di contratti con salari di ingresso nel mondo dell’industria.

La Fiom dal canto suo si dice rammaricata ma in cuor suo pensa di aver fatto tutto in suo potere per evitare di giungere ad un accordo separato tra le parti.

La sigla sindacale della CGIL lamenta che le istituzioni abbiano influito negativamente in seno alla negoziazione contraddicendo anche quelli che risultano essere dati di fatto.

Se qualche giorno fa si parlava di 200 nuove assunzioni, l’ipotesi di accordo di ieri prevede soli 20 ingressi, 12 dei quali già blindati, perché la preferenza verrà accordata ai precari cui il contratto è già scaduto. Quindi saranno solo 8 le figure professionali del tutto nuove che verranno inserite all’interno della catena produttiva di Marcegaglia.

Un inserimento che, come anticipato, prevede una riduzione di stipendio non da poco. Secondo i calcoli di Michele Bulgarelli, Segretario Generale della FIOM CGIL di Forlì, i dipendenti dovranno rinunciare da qui ai prossimi sei anni a circa 27 mila euro lordi.

Una situazione inaccettabile secondo Fiom che punta il dito contro il referendum dei lavoratori considerato come una farsa.

“In qualsiasi caso vince il banco – spiega Bulgarelli – Per paura di ritorsioni anche sul posto di lavoro noi abbiamo sottolineato l’inutilità del referendum ma non abbiamo promosso un’astensione dal voto”.

Il clima è teso e caldissimo, tanto che nei giorni scorsi la protesta dei lavoratori CGIL, che hanno manifestato apponendo al casco da lavoro un adesivo contro al salario di ingresso, ha raccolto l’opposizione dell’azienda che ha comunicato che a chiunque avesse applicato l’etichetta sarebbe stato tolto il caschetto di protezione e sarebbe stato rimandato a casa.

“Questa mattina in assemblea è stato distribuito il volantino che ricorda a tutti i lavoratori, i capi e la dirigenza il valore dell’articolo 21 della costituzione italiana”, ha replicato Bulgarelli.

 

Ripercorrendo le tappe che hanno portato all’accordo separato, la Fiom lamenta di non essere mai stata presa sul serio: sul tavolo risulterebbero infatti essere 4 le proposte portate avanti dal sindacato, ma senza alcun successo: dall’applicazione di una deroga per i lavoratori con contratto a termine da rivalutare entro il dicembre 2013, insieme ai contratti e gli ingressi in azienda, alla riduzione dei costi dei quadri, sino al collocamento lavorativo dei neoassunti in apprendistato; tutto vano.

Secondo la Marcegaglia erano tutte proposte non ragionevoli e quindi da non prendersi in considerazione.

Domani si terrà nella sala del consiglio comunale di Forlì a partire dalle 9.30 un incontro pubblico cui prenderà parte anche il coordinatore nazionale di Fiom Mirco Rota. “Noi domani faremo pubblicamente la nostra proposta. In questa partita si gioca di come si entrerà nel mondo del lavoro domani”.

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