20 febbraio 2012 - Forlì, Agenda, Cronaca, Cultura, Eventi

Arte a Predappio, sabato doppia inaugurazione

Sabato 25 febbraio doppio taglio del nastro a Predappio all’insegna dell’arte. Dopo i rinvii della scorsa settimana causati dall’emergenza neve, alle ore 15 di sabato 25 s’inaugura alla Casa natale Mussolini di Predappio la mostra "Marisa Mori, donna ed artista del '900, il talento e il coraggio", con opere realizzate nel periodo che va dalla metà degli anni Venti sino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con una serie di aerosintesi raffiuganti Predappio e varie città romagnole di particolare interesse. La mostra predappiese s’inserisce nell’ambito del Progetto Novecento che, da quest’anno al 2013, vedrà il susseguirsi di diverse iniziative tra loro collegate, partendo dalla mostra dedicata a Wildt nei musei San Domenico.

Dal Novecento ai giorni nostri, la giornata predappiese all’insegna dell’arte prosegue alle ore 17 a La Vëcia Cantêna d’la Prè in piazza Cavour a Predappio Alta, con l’inaugurazione della mostra dal titolo     “In braghe di Tele Rattoppate”,   realizzata dai Grovignani. In mostra opere inedite di recente realizzazione dal trio composto da Grota (Franco Gianelli), Paolo Vignali e Vanni Perpignani, affiancati per l’occasione anche da altri artisti del territorio, tra cui Roberto Celli e Cristian Antaridi. Quadri nuovi e tele dal tempo trascurate, rispolverate e rivitalizzate, rattoppate di sentimenti, ricostruite in nuove storie e rammendate d’emozioni che avranno nuova vita, regalando una nuova visione del mondo.

L’esposizione di Marisa Mori rimarrà aperta al pubblico fino al 6 maggio 2012, nei giorni di sabato, domenica e festivi (dalle ore 10,30 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 17,00 fino al 25 marzo; dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 18,00 fino al termine dell’esposizione). La mostra dei Grovignani rimane allestita nei suggestivi locali de La Vëcia Cantêna fino ad inizio aprile.

 

 

 

 

MARISA MORI (1900 - 1985)

 

 

Marisa Mori (Maria Luisa Lurini) nasce a Firenze il 9 marzo del 1900. Nel 1918 si trasferisce con la famiglia a Torino, dove conosce Leonardo Bistolfi che la esorta a dipingere. Nel 1920 si sposa con Mario Mori, nel ’22 nascerà il figlio Franco. Nel 1925, dopo anni di attività pittorica come autodidatta, si presenta a Felice Casorati, che la accoglie come allieva nello studio di Torino, insieme a Nella Marchesini, Daphne Maughan, Elena Salvaneschi e Giorgina Lattes. Nel 1928 arriverà Paola Levi-Montalcini e per ultima Lalla Romano. Sono per la Mori anni fondamentali: partecipa alle più importanti mostre torinesi, tra cui l'Esposizione delle vedute di Torino nel 1926 e quelle della Promotrice di Belle Arti. Nel 1930 espone alla XVII Biennale di Venezia, negli anni 1931-1932, con Nella Marchesini, diviene assistente di Casorati, lavorando a fianco di artisti come Chessa, Paulucci, Levi, J. Boswell, Cremona.

Improvvisamente abbraccia la poetica futurista, conosciuta attraverso il ceramista Tullio (Mazzotti) d'Albisola e gli artisti torinesi Fillia, Farfa e Tato. Dal 1932 partecipa a tutte le manifestazioni italiane ed estere più importanti del     movimento marinettiano e nel 1934 realizza la sua prima personale, organizzata al Bragaglia Fuori Commercio di Roma. La scanzonata ed eterogenea compagnia futurista la diverte, le dà la carica dopo tanto rigore e autocontrollo, spingendola a produrre moltissimo. Dalla grafica pubblicitaria alle aeroviste, dalla scenografia ai costumi. La seconda metà degli anni ’30 scorre tra mostre, incontri, vita sociale e familiare, fino al 1939, quando vengono imposte anche in Italia le Leggi Razziali.

La sua adesione artistica al futurismo finisce per scontrarsi con le scelte politiche del movimento: opporsi a quelle leggi assurde prevede per lei l’allontanamento da tutti gli entourage graditi al Regime, a cominciare dal Futurismo. Marisa Mori non ha dubbi, e nonostante proteste e perorazioni da parte di Marinetti e compagni non esporrà più con loro. Anzi, per antica amicizia, sfida le leggi e il Regime dando ospitalità per lungo tempo nella sua casa di via Senese a Firenze all’amica Paola Levi-Montalcini, con i fratelli Rita e Gino  . Da questa esperienza la loro amicizia risulta rafforzata e la Mori apprende da Gino Levi-Montalcini, architetto, una nuova tecnica di disegno a ricalco i cui esiti sono tutt’oggi conservati dagli eredi a Firenze.

Durante gli anni della II Guerra Mondiale muore il marito; è un periodo particolarmente difficile per Marisa Mori che diviene insegnante di storia del costume all’Accademia dei Fidenti a Firenze, da lei già frequentata come attrice con ottimi risultati.

Non smette di dipingere e agli inizi degli anni ’50 sente il bisogno di rimettere tutto in discussione, frequentando i corsi di  Arturo Checchi all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Recupera in seguito vecchi soggetti, torna alla natura, al paesaggio   , alla poesia delle piccole cose. Riprende ad esporre anche in rassegne importanti come la VI e la VIII Quadriennale di Roma nel 1951 e nel 1959, ma è sempre meno interessata al confronto con altre istanze creatrici.

Dedica gli ultimi anni della sua vita a ritrarre angoli della sua casa e del suo giardino. Un ritorno alle origini, come se il viaggio si stesse per concludere.

Muore a Firenze il 5 marzo del 1985.

Nelle sue splendide opere ha saputo mantenere l’equilibrio fra tradizione e modernità, tra felice libertà esecutiva e rigore tecnico, muovendosi dal magistero casoratiano attraverso Carrà fino al vorticoso cromismo futurista. Di lei ci rimangono foto, documenti, appunti, schizzi, dichiarazioni, ma soprattutto la lezione di vita di una protagonista del ‘900.

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