17 febbraio 2012 - Forlì, Cronaca, Politica

Intervista a tutto campo con Corrado Metri / parte 2^

ELEZIONI.

Quest’anno a Castrocaro si vota. La Lega Nord minaccia di presentarsi da sola, sia alle amministrative del 2012 che alle politiche del 2013. Potrebbe succedere anche qui?

Potrebbe anche succedere. Ma le disposizioni del nostro movimento, in genere, a meno di decisioni diverse del consiglio federale, si applicano ai comuni superiori ai 15mila abitanti. Nei piccoli comuni, in genere, si fanno liste civiche. Non c’è più una identificazione ben precisa del partito, del movimento. Può anche darsi che il consiglio federale dica “adesso ci siamo stancati del PdL, dovunque si voti andremo da soli”. Però non è mai successo.

E lei come la vedrebbe?

Il nostro movimento viene dal territorio, viene dal popolo. È nato dal basso ed è sul territorio che deve lavorare. Abbiamo avuto la dimostrazione che partecipando ad un governo col nostro obiettivo, cioè il federalismo, le cose non sono andate bene. C’è stata una prima esperienza che è andata male per colpa dei centristi. C’è stata una seconda esperienza che ha portato a casa poco e per contemperare le esigenze di tutti abbiamo dovuto pagare lo scotto di dover votare a favore di cose che non condividevamo. Adesso c’è questo ritorno al territorio che io sostengo e auspico. Dobbiamo fregarcene di Roma.

Però così i tempi del federalismo si allungano…

Si allungano per forza. Nel momento in cui sembrava si riuscisse a concludere qualcosa, Fini è uscito dal PdL. Abbiamo fatto questo federalismo fiscale, ma bisogna vedere se viene portato fino in fondo. Verrà tagliato, tranciato, stravolto. Vedi la questione dell’Imposta municipale unificata (Imu), che doveva sostituire l’ici delle seconde case e delle attività, più altre cose di vario genere. L’Imu, ha rimesso l’Imposta comuna sugli immobili sulle prime case, tagliando poi i trasferimenti da Roma verso i comuni; il governo ha stabilito che la metà dell’Imu delle seconde case e delle attività vada a Roma. Quindi è il contrario del federalismo, in sostanza. I comuni si prenderanno tutta l’impopolarità della tassa per dare la metà a Roma. In effetti, quasi tutto va a Roma, perché anche la prima casa era surrogata dai trasferimenti dallo Stato. Mentre ora lo Stato non trasferisce più niente e il comune riscuote dai cittadini.

In più, mi pare di aver capito che hanno stabilito le aliquote di riferimento a 3,6 per la prima casa e 7,6 per la seconda casa e attività con la possibilità per il comune di variare in più o in meno due punti per la prima casa e tre punti per la seconda. Quindi la seconda casa potrebbe arrivare a 10,6. Però, mi sembra di aver capito addirittura che se tu la diminuisci, la diminuisci della tua quota. Cioè lo Stato vuole sempre la metà del 7,6. Questo è proprio il colmo! Lo Stato si prende quindi il 3,8, tu la diminuisci dei tre punti che ti danno e lo Stato si prende sempre il 3,8, quindi al comune rimangono 0,8.

Francesca Metri non si ricandiderà?

Non lo so. Questo bisognerebbe chiederlo a lei.

Tracciamo un bilancio di questi cinque anni. L’amministrazione è promossa o bocciata?

Fermo restando che questi sono stati gli anni della crisi e fermo restando il problema del patto di stabilità, io credo che la nostra amministrazione abbia fatto delle cose buone, interessanti, alcune fatte bene, altre non perfettamente. Non ha fatto grandi stupidaggini, non ha fatto cattedrali nel deserto, non ha fatto parcheggi da 500mila euro come questo qua del cimitero, per dirne una. Sono stati anche potenziati i servizi per gli anziani. È stato difficoltoso, stancante, ma ci ha riempito di soddisfazione.

 

TERME

Questa è la giunta che verrà ricordata per aver iniziato la transizione nella gestione delle terme da pubblica a sostanzialmente privata. Innanzitutto, a che punto siamo della trattativa?

La trattativa è ferma. La società di gestione ci ha detto: “io così non ce la faccio ad andare avanti, ho bisogno di fare degli investimenti”. Investimenti non da parte della società di gestione, ma da parte di Terme S.p.a. e non di Salsubium. Il Comune non ha nessuna disponibilità economica, anzi, da qui in poi sarà anche più dura di prima, quindi… C’è stata una posizione anche un po’ dura da parte dei gestori, ma altrettanto dura la reazione nostra. Ma che scherziamo? Non siamo qua a farci prendere in giro. In quell’occasione abbiamo costituito un comitato, una sorta di commissione in cui era presente non solo la politica, ma era presente tutta l’economia locale. In sostanza, abbiamo avanzato delle richieste che potessero in qualche modo mitigare questa cessione di maggioranza. Anche perché, una soluzione diversa ci sarebbe, ma nessuno sa quali potrebbero essere le conseguenze. La soluzione alternativa potrebbe essere: “a noi non interessa, voi continuate a fare così, poi dopo vedremo che cosa succede”.

Noi abbiamo avanzato queste richieste e, in gran parte, sono state accolte. Però abbiamo stabilito che questo argomento sarebbe stato rimandato alla prossima amministrazione, sempre con la presenza del comitato e non sarebbe diventato argomento elettorale, cioè non sarebbe stato utilizzato da nessuno per prendere posizioni. Anche perché abbiamo deciso che quello che decide il comitato, poi viene rispettato da tutti. Tanto è vero che sia la maggioranza che la minoranza si sono assunte la responsabilità di sottoporsi al volere del comitato.

Non c’è rischio che l’imprenditore Ettore Sansavini possa decidere di innalzare il livello del turismo castrocarese, cosa che andrebbe a sfavore dei tanti piccoli alberghetti?

I progetti di Salsubium non sempre coincidono con gli interessi locali di albergatori e lavoratori.

È capitato anche un diverbio con Sansavini, nel corso di un incontro tra la rappresentanza castrocarese, maggioranza e minoranza, e Salsubium. Lui diceva: “siete voi che comandate, siete voi che dovete decidere”. Gli ho detto: “guarda che noi abbiamo 6600 azionisti e che anche se noi siamo stati eletti rappresentanti del popolo di questo comune, in un passaggio così importante noi vogliamo far sentire e far partecipare i cittadini” e gli ho suggerito che non può nascere qualcosa di nuovo contro il parere e le sensibilità sociali ed economiche del paese. E lui mi disse: “allora questa è una minaccia!”. Non era una minaccia. Era un suggerimento.

 

AREA VASTA

Area Vasta. A chi conviene e chi ci perde?

Allora, l’Area Vasta, secondo me, potrebbe anche andare bene come concetto. Però, nel caso romagnolo, questo concetto è stravolto da chi gestisce il potere. Per esempio, c’è la questione della prima realizzazione dei servizi di analisi, imposta a Cesena. Lì sono state fatte delle stupidaggini enormi che non sono errori casuali: il costo dell’affitto superiore ad un pagamento con mutuo acquistando la proprietà. Ci sarà sotto qualcosa, no?

I comuni piccoli, in ogni caso, ci perdono con l’Area Vasta, perché il servizio era più diffuso un tempo e ora viene concentrato. Non è il caso di Castrocaro, che forse ci guadagna anche qualcosa per il potenziamento dei servizi. Ci guadagna perché Castrocaro è vicinissima all’ospedale. Non incide per nulla e ci guadagna anche qualcosa. Però, se andiamo su per la vallata, Santa Sofia, Portico, Dovadola, è tutto un altro discorso.

Però l’Area Vasta potrebbe servire a “spalmare” i debiti di Forlì…

Prima di tutto, bisognerebbe trovare chi ha fatto i debiti e farglieli pagare. Poi la compensazione, secondo me, non dovrebbe venire da alchimie di questo genere.

Forlì ha un problema? Da dove è partito? Dalla Regione? Allora, la Regione deve sistemare la situazione. In tante altre occasioni è successo che la Regione ha ripianato. Non qui, però, in altri luoghi, perché noi siamo la provincia povera. Doveva ripianare i debiti e dire: “bene, adesso ricominciamo daccapo e facciamo l’area vasta”. Non fare l’area vasta per fare questo tipo di compensazione.

Io, comunque, vedo solo una prevalenza assoluta di Cesena rispetto a Forlì. Si stanno depotenziando anche all’ospedale Pierantoni tanti servizi buoni, fatti bene, a favore dell’ospedale di Cesena. Perché? Perché il nostro territorio esprime già da qualche anno dei politici di maggioranza, cioè del partito democratico in sostanza, che non hanno le palle. E quindi si fanno “invadere” da quelli di Cesena, che sono evidentemente più forti e più rappresentati.

Da Bologna ladrona a Cesena ladrona?

No, è solo una questione di rappresentanza effettiva. Perché poi è chiaro che un presidente di qualunque tipo di Cesena cerca di far passare i suoi.

    

                                                                                          (Michele Dori)

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