27 gennaio 2012 - Forlì, Cronaca, Sanità

Irst “al fresco”: donati due nuovi frigoriferi per lo stoccaggio delle cellule

Due nuovi frigoriferi per lo stoccaggio dei tessuti da studiare. Sangue, urine, saliva: tutto quanto fino ad oggi veniva immagazzinato nei congelatori ad azoto liquido dell’istituto romagnolo per lo studio e la cura dei tumori di Meldola (Irst), da oggi sarà stoccato in due frigoriferi del costo complessivo di 20mila euro.
A pagare il conto l’azienda Linea Sterile s.p.a., che si è accollata in toto la spesa, principalmente per motivi filantropici. «Mi sento orgoglioso, da vero romagnolo d.o.c. di aver fatto questa donazione» ha affermato l’amministratore delegato di Linea Sterile Mauro Ravaglia «è stata una scelta che ha regalato tanta soddisfazione, sia agli studiosi dell’Irst che alla nostra azienda». «Siamo in un periodo di crisi e sembra proprio che “tagliare” sia diventata la parola d’ordine. Tagliare va bene, ma solo se tagliamo i rami secchi. Non dobbiamo tagliare le radici della società, che sono in primis la sanità e l’istruzione, ma anzi rafforzarle».
Particolarmente soddisfatto è il professor Dino Amadori, direttore scientifico dell’Irst: «Dobbiamo metterci in testa che la medicina di oggi, e l’oncologia in particolare, è essenzialmente lo studio della genetica. Leucemie e linfomi sono i tumori che guariscono con più frequenza perché sono quelli in cui, prima di altri, si è individuata la causa genetica. Ad oggi si conoscono oltre duecento tipi di tumori e ognuno ha otto diverse specifiche. Per cui sono quasi duemila le tipologie oncologiche che ci troviamo ad affrontare. Per fare i nostri studi ed elaborare terapie personalizzate, questi frigoriferi ci sono indispensabili».
Oltre ai due frigoriferi, tecnicamente definiti come “congelatori Irilab 800”, un nome che ricorda un po’ il computer di 2001 Odissea nello spazio Hal 9000, è stato attivato il sistema di controllo Spylog. Si tratta di un apparecchio che controlla tutta la rete di congelatori dell’Irst e ne previene sbalzi di temperatura, per esempio dovuti ad abbassamenti o innalzamenti di corrente. La temperatura interna, infatti, si aggira intorno a -80 gradi centigradi e non può oscillare più di tanto.
«La nostra struttura» ha concluso il professor Dino Amadori «è di fondamentale importanza. In tutta Italia ce ne sono solo altre otto e nessuna tra qui e Roma. Grazie alle moderne tecnologie, possiamo anche confrontare segmenti di tumore presi in questo istituto con quelli presenti in altri istituti in Italia e nel mondo. Non facciamo miracoli, ma diamo la certezza che quello che si può fare si fa».

 

                                                                                               Michele Dori

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