29 dicembre 2011 - Forlì, Politica, Sanità, Società

Case di riposo: Pasini (UDC): "Introdurre l’ISEE e raddoppiare l’Unità di Valutazione, sono atti di giustizia, dovuti ai cittadini”

A seguito della controversia in essere tra il Comitato di Distretto, presieduto dall’assessore Drei, le Organizzazioni Sindacali e i familiari degli ospiti, circa l’applicazione di una retta omogenea media di struttura, si inserisce nel dibattito il Segr. Prov.le Udc, nonché consigliere comunale Andrea Pasini.

 

Il problema è diventato esplosivo e interessa moltissime famiglie forlivesi – sottolinea Pasini –  e ancor di più lo diverrà negli anni a venire, come purtroppo ci ricorda l'Istat che, qualche giorno fa, ha presentato i dati statistici di una recente ricerca, dalla quale si evince che, nel 2050, 1/3 della popolazione italiana sarà formata da persone anziane, bisognose di aiuto e servizi a loro dedicati. In presenza di questi dati le persone interessate si ritrovano con la normativa regionale in materia di “accreditamento” delle strutture, che dà adito a interpretazioni tutt'altro che univoche. A questa incertezza si unisce, poi, la preoccupante riduzione dei posti letto, conseguenti alla situazione economica. Il fondo nazionale per la non autosufficienza  è stato, infatti, totalmente eliminato per il 2012, è rimasto attivo solo quello regionale (FRNA) che risulta pressoché invariato”.

 

In presenza di questa situazione il segretario provinciale Udc ritiene che sia indispensabile porre l'argomento al centro del dibattito politico della città, anche in previsione delle scelte che l’attuale amministrazione dovrà fare, nel redigere il nuovo bilancio di previsione 2012 e offre il suo contributo formulando alcune proposte.

 

“Ritengo sia giusto – spiega Pasini –   privilegiare, per l’inserimento nelle  struttura convenzionate, le situazioni che risultano maggiormente svantaggiate dal punto di vista economico, da qui la proposta di introdurre, come discrimine, l’indicatore economico,  per dare la precedenza alle persone che si trovano in  difficoltà (cosa che oggi avviene solo nel caso in cui sia richiesta l’integrazione della retta da parte del comune).

 

Gli altri anziani, con condizioni economiche più favorevoli, potrebbero trovare risposta nelle strutture private esistenti. Personalmente ritengo che le rette omogenee possano essere applicate solamente per i nuovi inserimenti e che le persone anziane, attualmente inserite nelle strutture, sia in camere singole, sia a più posti, beneficino dei criteri fin qui attuati.

Una seconda proposta sarebbe quella di  privilegiare  tutte le forme di assistenza prevista dalla normativa vigente e finanziate dal Fondo Regionale non Autosufficienza per favorire il più possibile la permanenza dell’anziano all’interno del proprio nucleo di origine e valorizzare, quindi, l’assistenza domiciliare, sociale  o sanitaria, il centro diurno, l'assegno di cura, il coinvolgimento del volontariato, ecc.

 

Per la realizzazione degli obbiettivi citati – conclude Pasini – si auspica un “potenziamento” e una maggiore collaborazione tra l'Unità di Valutazione Geriatrica, i medici di base, (che conoscono storicamente il paziente) e i medici di struttura, che segnalano giornalmente l’evoluzione dello stato psico-fisico del paziente e quindi, possono meglio valutare la collocazione ambientale, al fine di assicurare una più personalizzata assistenza, interagendo, quindi, con l’equipe di struttura nelle scelte più appropriate per l'affidamento delle stanze, singole, a due o tre posti”.

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