27 novembre 2011 - Forlì, Cronaca

Sul caso Adama si muove anche il Ministro Cancellieri

Picchiata, stuprata e derubata dall’ex compagno. È trascorsa una manciata di ore dalla giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si torna a parlare di ingiustizia. Adama  Kebè si trova ancora al Cie, al Centro di Identificazione ed Espulsione in attesa che qualcosa cambi. La vicenda risale al 26 agosto scorso, quando la ragazza è stata aggredita e umiliata verbalmente e fisicamente e ferita alla gola dal coltello dell’ex fidanzato. Gli agenti, intervenuti dopo l’aggressione non hanno potuto fare altro che constatare il reato e rilevare che la donna era priva del permesso di soggiorno.

 

L’associazione “Migranda” si è immediatamente mobilitata e dal mese di agosto sino ad oggi, ha diramato appelli e messo in atto manifestazioni per sensibilizzare le autorità alla questione di Adama. “Le istituzioni hanno risposto alla sua (di Adama) richiesta di aiuto con la detenzione amministrativa riservata ai migranti che non hanno un regolare permesso di soggiorno. La sua storia non ha avuto alcuna importanza per loro. La sua storia – che racconta di una doppia violenza subita come donna e come migrante – ha molta importanza per noi”, spiegano dall’Associazione.

 

Secondo la legge Bossi-Fini Adama è arrivata in Italia illegalmente. Per noi è arrivata in Italia coraggiosamente, per dare ai propri figli rimasti in Senegal una vita più dignitosa. Ha trovato lavoro e una casa tramite lo stesso uomo che prima l’ha aiutata e protetta, diventando il suo compagno, e si è poi trasformato in un aguzzino. Un uomo abile a usare la legge Bossi-Fini come ricatto. Per quattro anni, quest’uomo ha minacciato Adama di denunciarla e farla espellere dal paese se lei non avesse accettato ogni suo arbitrio. Per quattro anni l’ha derubata di parte del suo salario, usando la clandestinità di Adama come arma in suo potere”.

 

Ora si muove anche il Ministro Anna Maria Cancellieri, che ha annunciato l’avvio di una scrupolosa verifica sulla vicenda.

 

Nella continua evoluzione che la vicenda sta assumendo solo due cose restano immutate: la vergogna e la detenzione di Adama al Cie.

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