24 novembre 2011 - Forlì, Cronaca, Sanità, Società

Maternità, ricerca dell'Ausl di Forlì per prevenire disagi e combattere la depressione

Diventare mamma è quanto di più bello possa capitare nella vita di una donna. A volte, però, il lieto evento, proprio perché segna l’inizio di una nuova fase dell’esistenza, può determinare ansia, preoccupazione, tristezza, creando una situazione di disagio che, se diventa pesante e persistente, va affrontanta col supporto dei propri cari e, nei casi più gravi, di uno specialista.

 

Per favorire il “Benessere in gravidanza e nel puerperio”, il “Centro studi per il benessere e la salute mentale del bambino e dell’adolescente di Forlì” ha promosso una ricerca-intervento, durata tre anni, che ha coinvolto oltre 400 donne forlivesi, seguite per più di un anno, dalla fine della gravidanza ai primi 12 mesi di età del bambino. Obiettivo del lavoro, evidenziare sia i fattori che incidono negativamente sulla dimensione emotiva in questa fase sia quelli protettivi, in modo da riconoscere e prevenire eventuali difficoltà e accompagnare le situazioni più complesse, in un’ottica di promozione dello stare ben con se stessi e con gli altri.

 

«La ricerca – commenta il dott. Celestino Claudio Bertellini, direttore dell’U.O. di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì – è frutto del lavoro multidisciplinare e integrato dei vari operatori, da quelli sanitari, ginecologi, ostetriche e psicologi, a quelli dei Servizi sociali e del Centro Famiglie, impegnati nell’approfondire un ambito molto importante, che costituisce uno degli obiettivi del Percorso nascita».  

 

La gravidanza e il puerperio rappresentano, infatti, un periodo di profonde trasformazioni non solo fisiche, ma anche psicologiche, con cambiamento di identità, ruolo, immagine, nuove relazioni sociali e di coppia, adattamenti professionali, confronto con la propria famiglia, acquisizione delle funzioni materne. Tutto ciò, benché positivo, può generare malinconia, paura di non essere adeguata, eccessiva preoccupazione. Più del 70% delle mamme, nelle prime settimane dopo il parto, vive queste sensazioni, conosciute come Maternity-Blues e influenzate da alterazioni ormonali e dal recupero dello stress psico-fisico della gravidanza e del parto, o da eventuali emozioni negative legate al momento della nascita. Tuttavia, nel 10-15% dei casi, questi stati d’animo tendono a perdurare, costituendo i possibili primi segni di una depressione post-partum, con ricadute negative tanto sull’instaurarsi di una buona relazione verso il bambino e sulla capacità di prendersi cura di lui, quanto nei rapporti col partner.

 

La ricerca ha mirato proprio a sottolineare i primi segni di un possibile disturbo sia in gravidanza sia dopo il parto, affinché le donne possano prontamente riconoscerlo e, qualora non si risolva spontaneamente, adottare le opportune contromisure. Per quanto riguarda la dolce attesa, i campanelli di allarme sono rappresentanti da pianti incontrollati e apparentemente ingiustificati; stanchezza maggiore del solito; fatica a concentrarsi; improvvisi cambiamenti d’umore; pensieri negativi; preoccupazioni eccessive; mancanza d’interesse per situazioni piacevoli; paura di essere inadeguata, sensi di colpa. Ugualmente, occorre prestare attenzione a modifiche significative nel sonno o nell’alimentazione; stati di agitazione; irrequitezza; irritabilità. Dopo il parto, invece, i segnali di un possibile disturbo emozionale sono malinconia e tristezza; senso di solitudine ma contemporaneamente fatica a stare in mezzo agli altri; pesantezza nel prendersi cura del bambino, o sentimento di inadeguatezza; assenza di piacere nello stare col proprio figlio.

 

Nel caso ci si accorga di attraversare questi stati d’animo, occorre in prima battuta parlarne col proprio partner o un’altra persona di fiducia. In ogni modo, per vivere al meglio questo momento, è bene cercare di non sovraccaricarsi né essere troppo esigenti con se stessi, riservandosi un po’ di tempo sia per sé sia da trascorrere col proprio partner. Pertanto, si può chiedere un aiuto nel seguire il bambino o nei lavori di casa alla propria famiglia. Altri consigli utili sono evitare di stare troppo da soli, prendersi cura della propria salute e approfittare dei momenti in cui il neonato dorme per riposarsi, partecipare ai gruppi per futuri e neo-genitori, condivedere la propria esperienza con altre neo-madri. Infine, non bisogna dimenticare che provare anche sentimenti negativi è normale, in quanto non è semplice essere genitori.

 

Per favorire il più possibile il benessere della donna in questo frangente, molto può fare chi le sta vicino, in primis partner e famiglia, chiamati sia a sostenerla durante la gravidanza, interessandosi ai suoi stati d’animo, senza banalizzare né sottovalutare il suo disagio, sia ad aiutarla nell’accudimento del bambino e nei lavori di casa, in modo tale da concederle dei momenti di svago, ricordandosi, inoltre, di incoraggiarla e rassicurarla sempre. Qualora sia necessario, bisogna rendersi disponibili ad accompagnarla da uno specialista. A Forlì, nell’ambito del percorso nascita, sono diversi i presidi cui ci si può rivolgere, a partire da ginecologo, pediatra, e medico di medicina generale; inoltre, si può ricorrere al Consultorio Salute Donna (Via Colombo 11), all’U.O. di Ostetricia-Ginecologia dell’ospedale, alla Pediatria di Comunità (via Colombo 11) e a quella del “Morgagni-Pierantoni”, nonché alla psicologa del percorso nascita, presente all’interno dell’ospedale (tel. 0543 731786, dalle 11 alle 13).

 

«Il percorso nascita, frutto della collaborazione fra diversi enti e di una forte integrazione territoriale, è ricco di opportunità e servizi diretti a prevenire eventuali difficoltà o aiutare i futuri o neo-genitori a superarle, assistendoli nel rispetto delle loro esigenze e preferenze. – commenta la dott.ssa Maria Grazia Stagni, direttore sanitario dell’Ausl di Forlì e coordinatore del percorso nascita per l’Area Vasta Romagna – In quest’ambito, una maggiore attenzione alla dimensione emotiva in gravidanza e nel puerperio è quanto mai necessaria: si tratta di un preciso obiettivo degli operatori coinvolti nel percorso e di un dovere di partner, famiglia, e società».

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