23 novembre 2011 - Forlì, Cronaca, Cultura

A Castrocaro sulle tracce di Garibaldi

Questa sera h.20,30,  presso la Sala del Consiglio Comunale del Comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole, via Marconi n.81, sarà presentata la pubblicazione “SENTIERO GARIBALDI. LUNGO LA TRAFILA GARIBALDINA DA FORLì A MODIGLIANA”, edita dal CAI Club Alpino Italiano, Sezione di Forlì. All'incontro interverranno il Sindaco Francesca Metri, l'Assessore alla Cultura Francesco Billi, Giorgio Assirelli e Orazio Marchi, rispettivamente Presidente e Consigliere del CAI.
Durante il corso della serata i musicisti Teddi, Radu e Vlad Iftode eseguiranno brani patriottici, risorgimentali e di Carlo Brighi (Zaclèn).
Al termine il volume sarà consegnato in omaggio ai presenti.
Seguirà buffet.
L'ingresso e' libero
Un altro modo per celebrare il 150^ dell’Unità d’Italia è ricordare gli eventi risorgimentali significativi che hanno attraversato il nostro territorio, come la famosa Trafila Garibaldina.
30 giugno  1849: il sogno della Repubblica Romana era stato infranto per mano francese nell’ ultima battaglia sul Gianicolo. Roma, per bocca di Mazzini, dichiarò la resa  il 2 luglio, riuscendo ad ottenere come condizione l’uscita dei volontari di Garibaldi, per “portare l'insurrezione nelle province” di quella parte degli Stati pontifici non occupati dalle truppe francesi . A tal fine, la mattina del 2 luglio Garibaldi tenne in piazza San Pietro il famosissimo discorso: " La fortuna che oggi ci tradì ci arriderà domani. Io esco da Roma, chi vuole continuare la guerra contro lo straniero venga con me. Io non offro né paga, né quartieri, né provvigioni. Io offro fame, sete, marce forzate, battaglie e morte, chi ha il nome d’Italia non sulle labbra soltanto, ma nel cuore, mi segua”. Cominciò così da Piazza San Giovanni una lunga marcia di circa 4000 armati attraverso l'Umbria e  la Val di Chiana, fino ad Arezzo. Lungo il percorso, di fronte all'evidente fallimento dell'ipotesi guerrigliera, Garibaldi attivò un piano alternativo: raggiungere la Costa Adriatica e, da lì, andare a liberare Venezia, assediata dagli Austriaci. Attraverso l’Alta Val Tiberina prima e il Montefeltro poi, giunse nel neutrale territorio di San Marino e da qui a Cesenatico, dove, disarmato un piccolo presidio austriaco e impossessatosi quindi di 13 “bragozzi”, s’imbarco’ alla volta di Venezia. Tuttavia, navigando lungo la Costa Romagnola, fu intercettato dalla marina austriaca poco a nord di Comacchio, al che fu costretto a far arenare i bragozzi fra Volano e “Magnavacca”, l’odierna Porto Garibaldi. In fuga per le Valli di Comacchio, braccato da Austriaci e Papalini, ma aiutato dalla popolazione locale,  il 4 agosto 1849, Garibaldi dovette assistere impotente alla morte di Anita, in avanzato stato di gravidanza, “ricoverata” presso la fattoria del patriota Guiccioli in località Mandriole di Ravenna. Senza nemmeno poter seppellire la sua compagna, dovette fuggire di nuovo, sempre insieme al fido Capitan Leggero, attraverso la Bassa Ravennate, fino a raggiungere Forlì, nella notte fra il 14 e il 15 agosto, e, da qui, l’Appennino. E sempre insieme al fido Capitan Leggero, e grazie all’aiuto di una rete di patrioti, su cui fra tutti spicca la figura di Don Giovanni Verità di Modigliana, che  per tre giorni lo guidò fra i sentieri dell’ Appennino Tosco-Romagnolo, Garibaldi riuscì, fra mille peripezie, a raggiungere la costa toscana, e ,da qui, ad imbarcarsi per la Liguria, nel Regno di Sardegna. Da Forlì a Castrocaro, Dovadola, Montacuto, Monte Trebbio, Modigliana, Palazzuolo, le Filigare, Prato, Poggibonsi, Colle Val d'Elsa, Volterra, Pomarancio , San Dalmazio , Scarlino…attraverso la boscosa Maremma, il 2 settembre Garibaldi e Capitan Leggero giunsero alla piccola Cala Martina, nel Golfo di Follonica, da dove s’ imbarcarono per l’Isola d’Elba e, da qui, alla volta della Liguria, dove, finalmente, sbarcarono a Portovenere il 5 settembre 1849.  Chi aiutava Garibaldi, aiutava l’Italia.
                                                                                                  (Chiara Macherozzi)

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