17 novembre 2011 - Forlì, Cronaca, Sanità

Cancro gastrico, diagnosi sempre più precoce a Forlì

Il centro forlivese, infatti, è uno dei pochi, in Italia a effettuare, nel caso di lesione precoce, anche la dissezione endoscopica (ESD) del tessuto interessato dal processo neoplastico, metodica innovativa e molto meno invasiva rispetto alla chirurgia. Tale tecnica richiede, tuttavia, una formazione specifica per il gastroenterologo, ed è per questo che l’unità ha deciso di organizzare, sabato 19 novembre, alle 9, all’ospedale “Morgagni-Pierantoni”, in sala Pieratelli, un apposito corso dal titolo “EMR-ESD update: quale futuro nella nostra realtà?”, con la partecipazione di tutti gli specialisti dei centri endoscopici dell’Emilia-Romagna, regione leader in tale settore. L’obiettivo è mettere a confronto le diverse esperienze, così da definire indicazioni concrete e appropriate sul percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti affetti da lesioni precoci dell’apparato digerente.

«L’evoluzione tecnologica che ha interessato l’endoscopia – illustra il prof. Enrico Ricci – ci consente oggi non solo di effettuare una diagnosi precoce della neoplasia, ma soprattutto di poter asportare per via endoscopica le lesioni precoci, cioè limitate a mucosa e sottomucosa, di tutto il tubo digerente (early cancer): esofago, colon, stomaco». L’importanza di individuare tale tipo di tumore è testimoniata dalla prognosi, con il 90% di sopravvivenza a 5 anni per la neoplasia diagnosticata allo stadio precoce, e appena il 10% a 5 anni per il cancro avanzato. «L’endoscopia rappresenta il gold standard per la diagnosi di cancro gastrico – dichiara il prof. Ricci – Studi effettuati valutando le curve di crescita hanno dimostrato che il tempo necessario affinché una lesione early si trasformi in una neoplasia avanzata è di circa 7 anni, per cui è necessario concentrare tutti gli sforzi per eseguire la diagnosi in questo periodo». Anche perché dalla tempestività di quest’ultima dipende il tipo di trattamento. «Il cancro allo stadio precoce è passibile di terapia endoscopica, ovvero mucosectomia (EMR) e dissezione (ESD), tecniche che consentono di asportare solo il tessuto interessato dal processo neoplastico, quindi molto meno invasive rispetto alla chirurgia, necessaria, invece, in caso di cancro avanzato – conferma il direttore – l’EMR ha rappresentato un grande progresso, tuttavia, si può effettuare esclusivamente su lesioni non superiori ai 20 millimetri. L’ESD ne costituisce l’ulteriore evoluzione: viene eseguita con l’impiego di aghi diatermici usati come bisturi per incidere la mucosa sana intorno alla lesione neoplastica, e permette da una parte di rimuovere porzioni di tessuto di maggiori dimensioni, riducendo il rischio di non radicalità e di recidive, dall’altra di fornire al patologo un unico pezzo per l’esame istologico, favorendo così una diagnosi più precisa in termini di estensione laterale della lesione e di invasione degli strati profondi». A Forlì, dal 2003 al 2010 sono stati sottoposti a dissezione endoscopica di lesioni superficiali del colon diverse centinaia di pazienti, mentre per lo stomaco si sono registrati 76 casi. «Attualmente, la nostra sfida è diagnosticare queste neoplasie in fase sempre più precoce – afferma il prof. Ricci – pertanto, le nostre non sono mai endoscopie di routine, ma avanzate, quali, ad esempio, l’endoscopia con la magnificazione, tramite strumenti capaci di ingrandire l’immagine con zoom ottico; la cromo endoscopia, che impiega coloranti per rendere più evidenti le aree sospette; e la colorazione virtuale, in grado, attraverso l’elaborazione elettronica delle immagini, di analizzare contemporaneamente la superficie mucosa e la vascolarizzazione».

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