16 novembre 2011 - Forlì, Cultura

"Partigiani, popolazione e guerra sull'Appennino. L'8^ brigata Garibaldi in Romagna" in Municipio

“Un libro che mancava” ha sottolineato Russo” perché ci restituisce un fatto storico del nostro territorio, un fatto di popolo, indagato con i criteri obiettivi della ricerca storica, senza i fini celebrativi della vecchia storiografia a riguardo”.
”La ricerca storica, di cui questo libro è frutto,  non può prescindere dagli archivi, dai documenti e dalle fonti , così come dall’onestà intellettuale della rielaborazione; né tantomeno dalla ricerca storica si può prescindere quando si affrontano periodi storici così complessi e dibattuti come la Resistenza” ha evidenziato Briganti.
“Conoscere la nostra storia è in imperativo etico, per essere consapevoli della nostra identità civile”, ha approfondito Storchi: ”La Resistenza è uno dei momenti più alti della nostra storia. Senza la nostra Resistenza, noi Italiani non avremmo avuto una Costituzione redatta in italiano da un’Assemblea Costituente tutta italiana, al contrario dei nostri alleati della prima ora, Germania e Giappone”.
Le due autrici hanno poi spiegato l’obiettivo e il contenuto del libro: avendo come costante riferimento il fluire della Grande Storia, e ponendosi all’interno di questa, ricostruire la storia dell’ 8^ Brigata Garibaldi, analizzandone tutti gli aspetti. Dalla fase della nascita nel settembre del ’43, subito dopo l’Armistizio, a quella della sua smobilitazione nel novembre 1944, all’indomani della Liberazione di Forlì. Dal suo territorio d’intervento, nell’Appenino Romagnolo, intorno ai corsi del Samoggia, dell’Alto  Bidente e dell’Alto Savio, avendo come “centro” il territorio di Pieve di Rivoschio. Dall’imprescindibile rapporto con la popolazione del territorio alle difficoltà interne, alla “questione della violenza”, dai rapporti-non rapporti con gli Alleati a quelli con i partiti politici e con i centri direttivi del movimento partigiano. Non dimenticando l’ Eccidio di Fragheto, nell’aprile del ’44 e l’Eccidio di Tavolicci e l’Eccidio del Carnaio, nel luglio dello stesso anno.
A proposito di quote rosa, significativo è che fecero parte della Brigata circa 300 donne, circa il 40% del totale dei combattenti e che molte altre non ottennero il riconoscimento ufficiale perché “non riuscirono” o “non vollero”, come emerge dalle testimonianze ricorrenti, peraltro, in tutt’Italia : “io ho fatto solo la staffetta”.

                                                                                                         (Chiara Macherozz)i

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