12 novembre 2011 - Forlì, Cultura, Eventi

"La più umana delle passioni. Storia di Don Francesco Ricci", secondo Rondoni

Dall’ inizio del suo apostolato nel 1955 fino alla morte, di cui quest’anno ricorrre il ventennale, il nostro “Prete Lungo” è stato il filo conduttore di un’elettricità che ha scosso la gioventù di tante parti del mondo: dai ragazzi forlivesi a quelli dell’Est Europa, del SudAmerica, dell’ Africa e del Giappone, parlando dritto al cuore, senza intermediazioni né sconti. La coscienza dell’uomo: questo il vero teatro del dramma del ‘900. Tutto il secolo scorso é stato dipanato da manipolazioni uguali e contrarie delle coscienze individuali. Da qui la ribellione e la lotta di Don Ricci contro l’appiattimento delle coscienze, contro il soffocamento della cultura e contro il materialismo del regime comunista. Da qui il voler riportare l’uomo al centro di tutto. Da qui l’importanza della cultura, come testimonia la sua intensa attività. E dal cuore dell’uomo la necessità di ripartire per superare le cicliche crisi della società. In fondo, il viaggio non è che la metafora del Vangelo: Gesù è partito dalla malversata Galilea, allora periferia dell’Impero Romano e non a caso Don Ricci si rivolge alle sofferte periferie degli “ imperi” del suo tempo. Stando in mezzo ai giovani. Testimoniando infine  il calvario della malattia mortale. In tutto questo nuovo e antico Umanesimo rifulgono la lungimiranza, la poliedrica trasversalità, l’anticonformismo del nostro “Don Chilometro”, modernissimo promotore del messaggio dell’amico Papa Wojtyla, che proprio da lui fu definito “il miglior fabbro del terzo millennio”.
Ricordando Don Ricci, questi i valori senza confini e senza tempo che ci hanno voluto trasmettere,  ieri pomeriggio, Alessandro Rondoni, PierGiuseppe Dolcini e Onorato Grassi, docente universitario di Storia della filosofia medievale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Libera Università Maria SS. Assunta di Roma.

 

(Chiara Macherozzi)

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