10 novembre 2011 - Forlì, Cultura

"Speciale Diego Fabbri" a 100 anni dalla nascita

“Tracce forlivesi nel teatro di Diego Fabbri a cento anni dalla nascita” il tema, efficacemente sviluppato, ad onorare la memoria del nostro concittadino diventato uno dei protagonisti del mondo culturale italiano ed europeo del suo tempo: non solo drammaturgo, ma anche sceneggiatore (primo fra tutti l’indimenticato Commissario Maigret interpretato da Gino Cervi) e stimato “attore”, ma che ora, a trentun anni dalla morte, pare caduto in quel “dimenticatoio” che i Francesi chiamano “Purgatorio”. Partito ventottenne da Forlì nel 1939, per andare a Roma, con una laurea in Scienze Economiche e Commerciali e, si dice, tre  lavori teatrali “in corso” nella valigia, Diego Fabbri aveva frequentato l’Oratorio di Don Pippo, e da qui la passione per il teatro e l’interesse per le tematiche religiose. Scrisse le sue prime composizioni, tra il 1931 e il 1935, per il teatro della parrocchia di San Luigi di Forlì. Ed è proprio a Don Pippo che Diego Fabbri dedicò la sua prima opera , I fiori del dolore (1931) : «A don Pippo, che per primo mi insegnò come fecondare di dolore le aiuole dei fiori». Altra opera, La libreria del sole (1943) , altra “traccia forlivese”: la libreria Zanelli di Forlì e quel personaggio del “Mombelli”, direttore della civica biblioteca, che tanto ricorda il “collega” forlivese Antonio Mambelli. E che dire del campanile di San Mercuriale e della figura di Don Pippo, che vibrano nei protagonisti di Inquisizione (1946) ? E delle Dame di San Vincenzo e del caratteraccio dei Romagnoli, in Rancore (1950) ? E, ancora, del personaggio di Libero Casadei, che incarna la passione tutta romagnola per “ i’ mutòr”, in Processo di famiglia (1954) ? E di Figli d’arte (1959) ? Ambientato al Bonci di Cesena, ricorda il nostro “Tenore Angelico” Angelo Masini, uno dei più alti interpreti degli Ugonotti, opera non a caso rappresentata all’interno del dramma. In Area Fabbricabile (1972) , che poi si chiamerà Il cedro del libano, è fin troppo chiaro il riferimento al duplice delitto del Conte Malmesi e della sua governante/amante, “affaire noire” che scosse l’opinione pubblica forlivese, dalla misteriosa scomparsa, nel dicembre 1914, al rinvenimento dei probabili cadaveri, nel 1930. Proprio a Palazzo Malmesi, al n.52 della nostra Via Maroncelli, nel 1937,  il novello sposo Diego Fabbri prese in affitto un appartamento, valutatone  l’ovvio basso costo. Per concludere, va citato Incontri al Parco delle Terme , pubblicazione postuma, in “Tutto il teatro di Diego Fabbri”, a cura della Cassa dei Risparmi di Forlì, e con i contributi, fra gli altri, di Giovanni Spadolini (1984). Tutto questo a dimostrazione che non si può prescindere dalle proprie radici e dal proprio vissuto, come anche un altro grande romagnolo, Federico Fellini, in Otto e mezzo ,  Amarcord e I Vitelloni. E, per dirla con Honoré de Balzac, “Parla del tuo paese e sarai universale”.

 

(Chiara Macherozzi)

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