6 agosto 2014 - Cultura, Società

"Mussolini? Mai stato un vero socialista"

L'opinione storica di Alessandro Guidi

ROCCA SAN CASCIANO – “Premetto che ho il massimo rispetto per il lavoro di ricerca che due noti giornalisti, Giancarlo Mazzuca e Nicolas Farrel, hanno fatto, scrivendo il libro “Compagno Mussolini”, su un personaggio storico e drammatico, come Benito Mussolini, con il quale, volenti o nolenti, dobbiamo fare i conti, in Italia, così come a Predappio, ad esempio, hanno già iniziato a fare.

 

Ma la mia personale tesi, rispetto a quella sostenuta nel libro e cioè che Mussolini sia stato, in fondo, sempre un socialista, è esattamente opposta, ed è questa: Mussolini, per me, non è mai stato un vero socialista.

E lo dico da socialista quale io sono.

 

Come lui, sono stato anch'io segretario provinciale del PSI, per otto anni, ed ho diretto, per oltre 20, il giornale della Federazione forlivese del PSI, come lui, e, così come lui, che ne fu Direttore, sono stato anch'io, per anni, corrispondente provinciale dell'Avanti! e sono giornalista-pubblicista, come lo fu lui.

 

Aggiungo, ad accrescere le pur azzardate similitudini, che sono stato anche, come il fratello del Duce, Presidente della Provincia di Forlì e, per ultimo, di chiamarmi Guidi, come sua moglie Rachele.

 

Ma tutto si ferma qui. Tra me, socialista, così come tra tutti i socialisti, di ieri, di oggi e di domani, e lui, il capo del fascismo, ci divide un abisso politico.

Per cominciare, lui fu interventista, a favore della prima guerra mondiale, mentre il Partito socialista era contrario, ed è per questo che fu espulso dal Partito.

 

Lui fu, di fatto, antisemita, emanando le vergognose leggi razziali, mentre il Partito Socialista non lo era.

Lui volle e fondò una dittatura, mentre il Partito Socialista di Turati era per la via democratica e parlamentare.

 

Il Partito Socialista era internazionalista, mentre Mussolini era un acceso nazionalista.

In cosa, quindi, Mussolini, era socialista? In quali valori socialisti si identificava?

Con quali ideali socialisti, la sua vita di Dittatore fu coerente?

 

Con il mandato, diretto o indiretto che sia stato poco importa, d'uccidere Giacomo Matteotti?

Con l'entrata in guerra dell'Italia al fianco dell'alleato tedesco, sotto la guida del suo allievo anch'esso dittatore?

 

Con le sentenze del tribunale speciale, con il confino e con la persecuzione degli oppositori?

Io credo che avesse ragione, su di lui, ben prima e ben più di tanti pseudo storici d'ogni tempo, il primo Sindaco socialista del dopoguerra di Rocca San Casciano, Alcide Garzanti, quando mi raccontò quello che, rispondendo alla richiesta esplicita di Mussolini, mentre andavano entrambi, a piedi, a Premilcuore a tenere una riunione, di entrare a far parte della corrente massimalista del partito, e lui gli rispose: “No, io non ci sto con te, io sto con Turati, perché tu non sei un socialista, tu sei un matto! Te, tu se e mat dla Pre”.

 

E non mi si dica che l'essere rimasto socialista di Mussolini lo si può dedurre dai suoi atti di natura sociale, come la costruzione delle case popolari, di quella delle scuole di campagna, delle colonie estive, o della cessione della terra ai contadini che bonificarono l'agro pontino.

 

Ogni dittatore, di sinistra o di destra, rosso, nero o giallo che sia, dell'est o dell'ovest del mondo, non fa differenza, ha fatto, e sta facendo, nel suo paese queste cose, e le ha fatte e le fa non per il popolo ma per rabbonirlo, per tacitarlo, per togliergli più agevolmente il bene più prezioso di cui noi disponiamo oggi, grazie, soprattutto, a chi combatté contro il fascismo e il nazismo: la democrazia e la libertà.

 

Da rocchigiano sono lieto e vi ringrazio della vostra presenza stasera tra noi, ma, come socialista, invece, non posso essere d'accordo con la vostra tesi e confermo, ancora una volta, convintamente, la mia tesi: Mussolini, in realtà, non fu mai un vero socialista. Fu, in primo luogo, un nazionalista guerrafondaio che esercitò la sua vocazione, finché poté, nel partito socialista per poi, dopo che ne fu espulso, crearsi un movimento proprio per fare la stessa cosa.

 

E non lo dico io: né testimone diretto egli stesso, con la sua vita e con le tragiche conseguenze di una sanguinosa guerra che il suo regime ha prodotto in Italia e in Europa, al di la d'ogni tentativo storico-culturale, seppure comprensibile, ma, per me, inaccettabile, di dimostrare il contrario”.

 

Alessandro Guidi

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