6 agosto 2019 - Cesena, Cronaca, Sanità

Vaccini, botta e risposta tra Asl e Comitato libero consenso vaccinazioni Cesena

Ausl: "Mai negato risposte". Comitato: "Non abbiamo avuto informazione corretta e completa"

Dopo l'incontro con il sindaco di Cesena Ezno Lattuca, e il ringraziamento per l'apertura dimostrata dal primo cittadino (con la sospensione  dell’applicazione delle sanzioni derivanti dall’ordinanza sindacale del 30 aprile scorso, il comitato per il libero consenso vaccinazioni Cesena e comuni limitrofi aveva sottolineato le difficoltà incontrate con la Auslnell'ottenere una corretta informazione sull’uso dei vaccini e sui possibili rischi e complicanze.

Pronta la risposta dell'Ausl di Cesena: "Ausl della Romagna resta disponibile ad un dialogo franco, costruttivo e ragionevole con tutti i soggetti istituzionali e le parti sociali. Va in primo luogo sottolineato che il personale aziendale preposto alle vaccinazioni pediatriche attaglia i propri comportamenti a quanto previsto dalle vigenti normative in merito, compresa la fase relativa ai colloqui e a tutto quanto riguarda una corretta e completa informazione ai genitori. Tant’è vero che solo nel territorio del cesenate sono stati oltre 1.500 i colloqui sostenuti a seguito dell’introduzione della Legge Lorenzin."

E continua: "L'approccio verso tutte le famiglie è sempre stato quello di apertura, e non risultano casi in cui gli operatori abbiano avuto atteggiamenti superficiali ne’ tantomeno ostativi, nei confronti di chicchessia o che abbiano negato risposte a dubbi ragionevoli. Impossibile invece, rispondere a quesiti a ripetizione ed eccessivi, se non a costo di rischiare di bloccare di fatto il servizio. A tali istanze è comunque consuetudine rispondere, indicando fonti informative consultabili per proprio conto”

Ribatte il Comitato: "Apprezziamo che l’Azienda Sanitaria riconosca i suoi doveri informativi. Tuttavia, sul concetto di informazione “corretta e completa” sussistono numerose perplessità. La testimonianza documentata dai nostri iscritti, compresi medici e farmacisti, riporta casi di colloqui negati nonostante ripetute richieste e, quando concessi, decisamente lacunosi, sbrigativi e, talvolta, tenuti da infermieri anziché da personale medico qualificato. “Corretto” significa senza difetti, esatto e oggettivamente valido; “Completo” significa che ha tutte le sue parti, compiuto, perfetto. Mostriamo alcuni esempi, tra tanti possibili, così il lettore potrà autonomamente realizzare quanto l’informazione sia “corretta e completa”: 1) Le conclusioni pubblicate nel 2017 dalla Commissione Parlamentare che si è occupata anche di vaccinazioni sul personale militare si raccomandano di non somministrare più di cinque vaccinazioni assieme, ritenendo oltremodo rischioso superare questa soglia. Abbiamo chiesto all’Ausl perché le stesse precauzioni suggerite per militari adulti non sono adottate sui bambini, che vengono regolarmente sottoposti a sei o più vaccinazioni nella stessa seduta, ma Ausl non ha saputo rispondere. 2) A precisa domanda sui decessi causati da vaccinazioni nell’ambito di competenza di Ausl Romagna è stato riferito che non ne esistono. Ma l’Ausl conosce questi decessi: almeno in un caso la causa è stata ricondotta alla vaccinazione e la stessa Ausl ha provveduto ad indennizzare la famiglia. Altri casi analoghi esistono in Regione e oltre ai decessi esistono numerosi danni irreversibili. Confidiamo che il personale preposto abbia carenze informative a riguardo, al contrario si tratterebbe di deliberata omissione. 3) Un recente rapporto della Regione Puglia, presentando uno studio di farmacovigilanza attiva, evidenzia che gravi reazioni correlate alla vaccinazione si sono verificate nel 3% dei casi: la nostra Ausl non ne tiene conto affermando di non conoscere il rapporto. Se, infine, si dichiara che rispondere alle domande dei genitori esigenti e preoccupati per la salute dei figli comporterebbe la paralisi del servizio, non possiamo che prendere atto dei severi limiti organizzativi dell’Ausl. Reputiamo però molto grave che per questi limiti le famiglie debbano rinunciare ai loro diritti che includono, tra l’altro, un’anamnesi approfondita per scongiurare gravi reazioni avverse, che abbiamo appurato possono causare decessi e danni permanenti".

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