24 aprile 2019 - Cesena, Cronaca, Politica

Sentenza Castiglia, nota dell’Amministrazione comunale di Cesena

Cesena - Il fatto non sussiste. Con questa motivazione il tribunale di Forlì ha assolto Graziano Castiglia dalle accuse di stalking mosse nei suoi confronti dal Comune di Cesena perché avrebbe intralciato, con le sue battaglie, il normale svolgimento dell'attività amministrativa. 

 

Ora il Comune torna sulla vicenda per spiegare i motivi della denuncia attraverso una nota diffusa in giornata. 

 

La decisione della Giunta comunale di Cesena di attivare un’azione giudiziale nei confronti del signor Graziano Castiglia, a tutela della immagine e del buon funzionamento dell’Amministrazione comunale, risale al luglio 2015 (mentre il rinvio a giudizio dello stesso per il reato di stalking e per il reato di molestie previsto dall’art. 660 del codice penale è del dicembre 2016).

L’iniziativa aveva preso le mosse dal profondo disagio e dal pesante intralcio nello svolgimento delle loro attività che dipendenti e amministratori del Comune di Cesena erano stati costretti a subire fin dal 2004, a causa delle ripetute azioni messe in atto da Castiglia in maniera progressiva ed incalzante. Azioni che andavano ben al di là delle ordinarie prerogative di informazione, accesso agli atti, trasparenza, interlocuzione che ogni cittadino può legittimamente vantare nei confronti della Pubblica Amministrazione. Autoinvestitosi del ruolo di “censore”, infatti, in oltre 13 anni il signor Castiglia si è recato quasi ogni giorno nel Palazzo Comunale, introducendosi in vari uffici comunali, anche non aperti al pubblico, e rivolgendo ai funzionari richieste dei generi più disparati: informazioni, documenti, ricerche d’archivio, ma anche richieste di sopralluoghi, ecc.

A confortarci nella decisione di intentare querela c’era anche il fatto che nel corso degli anni tutte le istanze presentate da Castiglia erano state archiviate dai molti Pm incaricati dell’istruttoria, anche dopo gli opportuni approfondimenti di merito. E lo stesso esito hanno avuto gli esposti indirizzati di volta in volta alla Regione Emilia-Romagna; alla Corte dei Conti; al Tar, all’Autorità nazionale anti corruzione (in particolare all’attenzione del Dott. Raffaele Cantone); al Corpo Forestale dello Stato; alla Presidenza della Repubblica; al Consiglio di Stato; alla Corte Costituzionale; alla Guardia di Finanza. Di queste 218 istanze (in tutto due faldoni per complessive 1400 pagine) nessuna ha trovato ascolto nelle sedi competenti.

L’obiettivo principale del Comune, in questa azione legale, è stato sempre e solo quello di mettere fine a tale situazione: per questo, una volta chiuse le indagini preliminari, avevamo proposto attraverso il nostro legale, l’avvocato Giorgio Fabbri (e dopo aver raccolto il parere favorevole dei dipendenti coinvolti nella vicenda), di rimettere la querela a condizione che l’interessato si impegnasse a interrompere definitivamente quella condotta. Questa proposta, però, non venne accolta da Castiglia.

Arriviamo così alla sentenza di oggi, che ha assolto il sig. Castiglia. Decisione che, ovviamente, rispettiamo. Rimaniamo tuttavia convinti della fondatezza dell’iniziativa intrapresa (posizione peraltro confermata dal fatto che la stessa Procura avesse chiesto il rinvio a giudizio), e di avere agito nell’interesse della nostra comunità e a tutela della necessaria trasparenza delle procedure amministrative. Ribadiamo che, se ci fosse stata riconosciuta la richiesta di risarcimento che avevamo avanzato, costituendo il Comune quale parte civile, quel danaro sarebbe stato utilizzato per finanziare il fondo per le famiglie bisognose della città.

 

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